Vaccini – John Horgan: “Quando saranno pronti la BC sara’ preparata a distribuirli”

di Vicky Paci

Pensavamo anzi speravamo di non dover piu’ parlare del covid19 o per lo meno non nei termini in cui ne stiamo scrivendo: non e’ ancora finita e nessuno ha la sfera di cristallo per sapere quando ce ne libereremo. Forse mai e, come ipotizza qualcuno, dovremo conviverci anche quando i vaccini saranno disponibili: un’influenza piu’ pesante che ci fara’ compagnia per molti anni. A proposito di vaccini … Calma e qualche dubbio. Da subito è iniziata la corsa per la loro produzione ed ora pare che i ricercatori siano giunti ad una svolta positiva ma tutti gli esperti sono concordi che occorre prudenza e, al momento, non vi e’ ancora sicurezza sulle tempistiche anche se qualcuno parla gia’ di inizio anno. Da una parte la politica che per acquisire consensi preme per la velocita’ dall’altra i medici che per la natura della loro professione devono usare prudenza ed essere certi che i vaccini (per altro gia’ prenotati da quasi tutti gli Stati) siano sicuri ed efficaci e che possono essere usati in grandi fasce della popolazione. E’ una prova di forza a chi arriva prima perche’ dietro a tutto c’e’ sempre il dio denaro e questa volta anche il prestigio. Il premier della B.C. John Horgan ha tenuto una conferenza stampa mercoledi’ 18 novembre annunciando che “le scoperte sui vaccini sono molto incoraggianti e quando saranno pronti la B.C. sara’ preparata a distribuirli. Possiamo vedere il traguardo e qualche speranza alla fine di quello che e’ stato un tunnel molto difficile e speriamo che i vaccini arrivino in quantita’ sufficiente”. Gli ha fatto eco Bonnie Henry (ufficiale sanitario provinciale per la British Columbia) che da medico ha usato piu cautela “Siamo fiduciosi che entro il prossimo anno ci sara’ il vaccino: si lavora in tandem con altre giuristizioni in tutto il Paese, molto dipendera’ dal tipo di vaccino concesso in licenza per l’uso in Canada, per chi funzionera’ meglio e non abbiamo ancora questi dettagli. Dal 27 ottobre sette fornitori di promettenti vaccini candidati si sono impegnati a fornire al Canada il vaccino per coprire una parte o addirittura l’intera popolazione. Ma i vaccini stessi potrebbero imporre restrizioni al loro utilizzo”. Bonnie Henry ha poi invitato Horgan a frenare l’entusiasmo ed andare avanti a contenere la seconda ondata. I due vaccini per ora piu’ quotati sono il Pfizer con efficacia protettiva attorno al 95 per cento, del suo preparato, ma richiede una conservazione a temperature molto basse seguito a ruota dal Moderna, il cui ritrovato ha lo stesso grado di copertura ma avrebbe il vantaggio di essere molto più gestibile. Quali saranno gli ordini di priorita’ per la somministrazione? Bonnie ha stilato una specie di prima sommaria classifica con persone ad alto rischio per malattie pregresse, settantenni ed oltre, senza tetto, neri e poveri, operatori sanitari e di strutture per anziani, tutti coloro che non possono lavorare in smartworking, vigili del fuoco, polizia e personale dei negozi alimentari, tutti i lavoratori le cui condizioni di lavoro sono a rischio e dove non e’ possibile il distanziamento. Ma torniamo indietro: i contagi in tutto il Canada stanno salendo e il premier Justin Trudeau, in una conferenza stampa, aveva avvisato i canadesi a stare a casa per contenere la diffusione del contagio per non mettere a rischio le feste del Natale e Capodanno con un possibile lockdown. “Ridurre i vostri contatti e le vostre riunioni sarà molto importante. E quello che faremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane determinerà quello che faremo a Natale”, ha sottolineato Trudeau. Theresa Tam, responsabile del servizio sanitario canadese, ha dato la colpa soprattutto alle riunioni fra familiari o amici per i party. Qualunque decisione verra’ presa, sicuramente quest’anno non sara’ un Natale normale con un “liberi tutti”. Noi non siamo esperti ma pensiamo che anche la stagione estiva abbia contribuito a far abbassare le difese credendo di essersi lasciati per sempre alle spalle la pandemia. Il risultato? Siamo di nuovo alle prese con il subdolo virus: noi come dicevamo poc’anzi non siamo medici o virologi in grado di valutare se un po’ piu’ di attenzione avrebbe potuto evitare una ricaduta ma tant’e’ che dobbiamo ancora parlarne. Ogni Stato del mondo ha preso le misure di contenimento ritenute opportune ed il Canada, nel momento in cui scriviamo, ha deciso per un lockdown soft ma bastera’? Il virus che causa COVID-19 viene per lo più trasmesso attraverso le goccioline prodotte dalle persone infette quando tossiscono, starnutiscono o espirano e si può contrarre l’infezione respirando il virus se ci si trova nelle immediate vicinanze di una persona malata oppure toccando una superficie contaminata e poi mettendo le mani agli occhi, naso o bocca. Per questo sono indispensabili le mascherine ed alcuni semplici accorgimenti come l’igiene delle mani. Ma le conseguenza di questo virus non sono state solo sanitarie. La pandemia sta creando diseguaglianze economiche e nuovi poveri. Li vediamo sovente in coda per una minestra calda o il pacco alimentare. Chi sono? I piccoli imprenditori che vivevano sui consumi della gente ed ora costretti a chiudere o dimezzare gli orari, i loro dipendenti, i lavoratori dello spettacolo. Non stiamo parlando del detentore di catene di ristorazione o dell’artista famoso ma del proprietario della pizzeria o del ristorante sotto casa che ha contratto debiti per mettere a norma il suo locale o di coloro che lavorano al seguito dei personaggi celebri o del cinema che a Vancouver sono veramente tanti. La catena si amplia con gli operai, tecnici, artigiani. Realta’ che non guadagnano piu’ nulla. Sono i nuovi disoccupati e l’impatto negativo è particolarmente pesante sulle famiglie che gia’ erano a basso reddito. Il mondo intero e’ coinvolto in questo disastro economico e, nella crisi crescente, milioni di persone non riescono piu’ a garantirsi i propri bisogni alimentari di base mentre stanno vedendo il loro reddito impoverirsi anche se in verita’ nella prima fase il governo canadese ha elargito parecchi dollari per far fronte ai bisogni di chi e’ rimasto disoccupato. Inoltre, per tornare a parlare di sanita’ molte persone hanno timore ad entrare dentro gli ospedali e non si curano piu’ per le patologie importanti preesistenti.

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