Una vita spericolata: Pino Leone porta a Trail la cucina italiana

Di Anna Foschi

Se fosse nato qualche secolo fa, sarebbe diventato un capitano di ventura o un corsaro terrore dei mari e idolo delle dame, o magari un bandito gentiluomo come Robin Hood o come il più casareccio Stefano Pelloni, il “Passator Cortese, re della strada, re della foresta” celebrato da Giovanni Pascoli. Ma siamo nel nostro tempo, non in quei tempi eroici. Eppure, Giuseppe (Pino) Leone, siciliano di Bagheria trapiantato a Trail, B.C., resta il “ribelle” il “bad boy” dal cuore d’oro che ti fa venire in mente la canzone di Vasco Rossi “Voglio una vita spericolata/Voglio una vita come quelle dei film/Voglio una vita esagerata/Voglio una vita come Steve McQueen …” e le pagine mozzafiato di “Papillon” il romanzo autobiografico di Henri Charrière, l’ex galeotto francese evaso dal Bagne de la Cayenne nella Guyana francese, una brutale colonia penale da cui nessuno era riuscito a fuggire. Leone, nato in una famiglia molto povera (dice lui: “la prima volta che ho mangiato la carne avevo già sette anni”) ha fatto un poco tutti i mestieri. Da giovane si è arruolato nell’Arma dei Carabinieri, e in seguito ha fatto il danzatore, il carrozziere, il ristoratore, il piastrellista/costruttore e altri ancora. Ha lavorato in Italia, in Canada, negli Stati Uniti, in Sud America e molti altri posti. Insomma non esiste un ostacolo che Pino non possa superare né un lavoro che Pino non sappia fare. Si è rimesso in gioco a 62 anni, dopo un rovescio di fortuna, quando con poche centinaia di dollari in tasca è tornato in Canada cinque anni fa, stavolta stabilendosi in B.C. Ha lavorato in varie città mettendo a frutto le sue molteplici capacità finché ha accumulato la somma necessaria ad aprire un ristorante italiano a Castlegar. Si è fatto notare subito nel campo gastronomico e ha poi deciso di trasferirsi a Trail, la cittadina dove ancor oggi prospera una numerosa e vivace comunità italiana. Sullo sfondo idilliaco delle montagne e delle foreste del West Kootenays, “Pino’s Ristorante Italiano” situato nel quartiere storico di Trail, è rapidamente diventato una attrazione per i residenti e per i numerosi turisti, provenienti anche dagli Stati Uniti, che frequentano la zona attratti dalla fama delle piste da sci della Red Mountain. Chiedete di Pino nella zona del Kootenays e vedrete che lo conoscono tutti. La sua cucina è genuina e ispirata. Si sente il carattere artigianale nel sapore di ogni piatto che Pino prepara personalmente con l’aiuto dei suoi due giovani e volenterosi sous chefs indo-canadesi. Si sente soprattutto che Pino ci mette l’anima in questa sua ultima avventura che lui definisce “il riposo del guerriero.” Quel porto tranquillo che è Trail, nella quiete, nel verde, nel silenzio, un posto dove nell’ ora di punta al semaforo si accalcano si e no sei o sette auto e dove I negozi chiudono alle sei di sera perché la gente vuol cominciare a vivere la propria vita e non solo lavorare, quella atmosfera priva di fretta e frenesia offre a Pino l’opportunità di fare un lavoro che lo entusiasma e di intessere una rete di rapporti sociali. I suoi clienti non cercano soltanto la soddisfazione di gustare un piatto di spaghetti o una bella bistecca. Trovano da “Pino’s” una atmosfera famigliare, dove il proprietario ha una attenzione speciale per ognuno. Lui, col suo fare suadente, dona alle signore una rosa rossa e offre ai bambini giocattolini e libriccini da colorare. Con gli uomini instaura un rapporto di camerateria, una brotherhood. Una sera, con uno dei suoi clienti abituali, vegetariano intransigente e attento alle calorie che ha fatto sedere al famoso tavolo riservato a cui sono ammessi solo gli amici di Pino, eccolo che con fare scherzoso e malandrino finisce per piluccargli le patate che “hanno troppe calorie.” dal piatto che gli ha appena servito, Naturalmente, con grande divertimento del cliente, che si sente apprezzato come amico, come uno di casa. Ecco, Pino è fatto così, ha un cuore grande, un cuore d’oro, per gli amici si fa in quattro. Segue i suoi principi e non mentisce perché non ha bisogno di mentire (“odio i bugiardi” dice) ma, attenzione! Il leone sa ruggire e dare zampate feroci. Se un cliente critica a sproposito o ha un fare sprezzante, si sente arrivare un possente “vaffa” o anche rischia di fare un volo fuori dalla porta. Ex campione di pugilato, ancor oggi Pino ha un fisico imponente, una criniera di capelli leonina corredata da baffi risorgimentali , ma uno sguardo sorprendentemente dolce negli occhi scuri da uomo del Sud.
“Questo ristorante è la mia vera passione” dice “questa vita serena è dove volevo arrivare.” Ne ha traversate di tempeste, ne ha scalate di montagne vere e metaforiche, ne ha percorse di strade e di miglia, ma il suo viaggio più importante, quello piú difficile, il piú lungo e tortuoso, è stato il viaggio dell’anima.
Questo indomito guerriero passato fra vittorie e sconfitte, che ha camminato da solo, ha avuto e perso montagne di soldi e ha saputo ricominciare con pochi spiccioli in tasca, può dire oggi: “Sono arrivato ad amare me stesso. Finalmente.”

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