Una vita come attivista culturale e umanitaria

Cosa accade quando ad una intervistatrice viene chiesto di farsi intervistare? Anna Foschi, nata a Firenze e trapiantata a Vancouver, scrittrice, da molti anni collaboratrice del Marcopolo e prima ancora de L’ Eco d’ Italia, ha scritto articoli e condotto innumerevoli interviste con personaggi di rilievo in diverse professioni.
Ci siamo conosciuti alcuni anni fa, quando ho acquistato il giornale, e mi sono reso conto che è una persona molto riservata, che parla molto poco di sé. Sapevo però della sua passione per la narrativa e la letteratura e del suo attivismo culturale e umanitario. CosÌ mi sono chiesto se non fosse arrivato il momento di farle una intervista e sapere di piú su alcuni aspetti della sua carriera.
Giorgio Moretti: Come e quando sei diventata scrittrice?
Anna Foschi: Per poter scrivere, bisogna prima leggere molto. Mio nonno Pietro Naddi, latinista e poeta, e mio zio Ascanio Ciampolini, Assessore alla Cultura del Comune di Empoli e poeta lui stesso, me lo ripetevano spesso quando ero bambina. E a me piaceva leggere, avevamo molti libri in casa ed ero cosÌ affascinata dai romanzi, da Dostojewski a Flaubert, da Hemingway a Pavese che spesso non sentivo neppure i richiami di mia madre per la cena. Ho cominciato presto a scrivere.
A dieci anni buttai giù una specie di racconto-favola, poi scrissi un romanzo illustrato, o meglio, a fumetti con la mia amica Giovannella e un altro romanzo a quattro mani con un mio compagno di scuola. Inutile dire che erano cose abbastanza bruttine e sono andate fortunatamente perdute.
Quando arrivai a Vancouver nei primi anni ’80, mi sentii sperduta. Eppure avevo viaggiato e vissuto in molti paesi, ma qui era diverso. Qui avrei dovuto ricominciare da capo, avrei dovuto inventarmi una nuova vita e il futuro mi appariva pieno di incertezze. Un giorno, era una domenica risplendente di sole, io ero sola nell’appartamento che avevo preso temporaneamente in affitto sulla 33rd Avenue. Mi prese un’onda irrefrenabile di nostalgia per l’Italia.
Tirai fuori la mia Underwood portatile e buttai giù di furia un articolo sui rituali delle ferie italiane, sull’estate e la villeggiatura, su quel magnifico esuberante carnevale che esplode ogni anno sulle spiagge e montagne d’ Italia, su tutte le cose che avrei per sempre lasciato alle spalle. Mi avevano detto che c’era un giornale italiano a Vancouver. Andai alla sede de L’ Eco d’Italia, che era allora a Commercial Drive e chiesi al proprietario Roano Azzi se era interessato a pubblicare il mio articolo, ammesso che lo ritenesse di qualità accettabile. Lui lo lesse e mi fece: Questo va in stampa adesso. Me ne porti un altro la prossima settimana?
CosÌ cominciò il mio lunghissimo sodalizio da volontaria con il nostro giornale comunitario, sodalizio che dura tutt’ora. Scrivevo un poco su tutti gli argomenti, poi cominciai a fare recensioni letterarie, critiche d’arte e interviste con scrittori e artisti italo-canadesi. Conobbi cosÌ una comunità di autori sparsi in tutto il Canada con i quali intrecciai rapporti di stima e amicizia sempre piú forti. Dino Minni, con il quale ho co-fondato il Premio letterario F.G. Bressani del Centro Italiano, fu il primo fra molti altri a incoraggiarmi a sperimentare la narrativa. Scrissi racconti che furono accettati in antologie italiane e canadesi e vinsero premi letterari. Ma scrivevo ancora solo in italiano e mi resi ben presto conto che dovevo produrre in inglese se volevo diventare una presenza di qualche rilievo in Canada. CosÌ, ancora una volta, trovai molto sostegno nella comunità di autori italo-canadesi che nel frattempo si era costituita nella Associazione Scrittori/Scrittrici Italo-Canadesi di cui sono co-fondatrice.
Grazie anche al supporto e alla fiducia che mi manifestavano, ho potuto superare la difficoltà anche emotiva di esprimermi in una seconda lingua.
GM: Dove trovi gli spunti e l’ispirazione per scrivere?
AF La vita che scorre, le persone che incontri, perfino le case o gli alberi che vedi, hanno tutti una storia da raccontare. Il mio primo racconto “Le forbici” si basava su una esperienza di immigrazione che mi aveva confidato una mia amica siciliana e fu pubblicato in traduzione inglese in The Anthology of Italian Canadian Writing, a cura del Dr. Joseph Pivato per Guernica Editions. Su incarico del Club Over 50 del Centro Italiano, curai una raccolta di storie orali e manoscritti dal titolo: Emigrante: Storie, memorie e segreti della buona cucina dei nostri pionieri. Antologia di storie orali di pionieri italiani nella British Columbia. (A.Foschi Ciampolini, G. Bitelli, 1985.) Scrivere è una catarsi. Anche il proprio vissuto, le proprie esperienze piú dolorose vengono rivisitate e comprese in una prospettiva piú ampia e piú misericordiosa. Cito le parole di Mary Di Michele e le faccio mie: I embraced writing as my salvation. Ho letto al pubblico miei racconti in moltissime occasioni, in diverse città in Canada e in Italia. Molto spesso, alla fine di quegli incontri letterari, gli spettatori mi si avvicinavano per dirmi che si erano identificati con quanto avevo scritto, che le mie storie avevano toccato il loro cuore. Circa tre anni fa, ho letto un mio racconto su invito della Canadian Federation of University Women. L’evento si svolgeva presso l’ University Women’s Club of Vancouver at Hycroft. Anne Giardini, una leggenda della letteratura canadese, mi si è avvicinata e mi ha detto “Tu scrivi in maniera meravigliosa.” Quella volta fu il mio cuore a balzarmi nel petto per l’emozione.
GM: Parlaci dei tuoi libri. Quale fu il tuo primo libro?
AF: Nel 1986, quando dirigevo le attività culturali e scolastiche del Centro Italiano, organizzai fra molti altri avvenimenti, la Prima Conferenza Nazionale degli Scrittori Italo-Canadesi. L’anno dopo ricevetti una sovvenzione da Canada Council Writing and Publications e preparai gli Atti della Conferenza, dal titolo Writers in Transition: Yesterday, Today and Tomorrow: The Proceedings of the First National Conference of Italian Canadian Writers (A. Foschi Ciampolini, C.D. Minni. Guernica Editions, Toronto.) Questa antologia fu una tappa importantissima per noi autori italo-canadesi ed è ancor oggi un testo fondamentale per gli studi della letteratura di immigrazione presso le università canadesi. Ho curato l’antologia Strange Peregrinations: Italian Canadian Literary Landscapes. (D. De Santis, V. Fazio, A. Foschi Ciampolini Eds. Toronto: Italian Canadiana, University of Toronto Press, 2007) dove appariva il mio racconta Web of Hearts. I miei racconti, critiche letterarie e interviste sono stati pubblicati in circa 14 antologie in Canada e in Italia. Pubblico su riviste letterarie e periodici in Canada, Stati Uniti, Costa Rica, Italia e Australia. La lista è lunga e la risparmio ai nostri lettori. Ma voglio ricordare la soddisfazione che ho provato quando il mio lavoro è diventato oggetto di studio e citazione da parte di importanti studiosi canadesi, come Patricia K. Woods che analizza il mio racconto The Scissors nel suo saggio: Nationalism from The Margins: Italians in Alberta and British Columbia.
GM: Anna, perché collabori con il Marcopolo?
AF: Come ho detto, ci sono dei legami affettivi. Il giornale comunitario rappresentò all’ inizio della mia vita da immigrata una finestra sul mio nuovo mondo canadese. Lo è ancora. Qui a Vancouver c’ è la mia comunità piú immediata e vicina, gli autori e artisti che come me credono nell’importanza di promuovere attività artistiche, ci sono persone che contribuiscono con il loro lavoro e la loro capacità in tanti campi diversi, magari per anni e anni e senza ricevere acclamazioni o riconoscimenti. Il Marcopolo mi offre la possibilità di celebrarle perché io voglio essere anche al loro servizio, non solo al servizio delle celebrità e delle personalità riconosciute e onorate.
Ecco, il Marcopolo a questo punto per me è un servizio comunitario che offro, da volontaria, con tutto il cuore. I giornali comunitari e tutti i mezzi di informazione comunitari sono una presenza essenziale anche perché permettono al loro pubblico di interagire e di collaborare direttamente, cosa che risulterebbe molto piú difficile ad esempio con la stampa ufficiale in Italia. I giornali comunitari spesso debbono fare i salti mortali per sopravvivere dal lato economico dato che operano con mezzi infinitamente minori di un grande giornale nazionale, ma svolgono un ruolo di primaria importanza nell’informazione comunitaria e locale.
GM: Quali premi hai ricevuto e quali sono i successi che ritieni piú importanti per la tua carriera e la tua vita?
AF: Io ho avuto due carriere parallele, quella di scrittrice, giornalista, traduttrice e conduttrice/produttrice radiofonica e televisiva e quella nei servizi sociali per l’assistenza a donne immigrate vittime di violenza e abusi. Per 25 anni ho coordinato il settore volontario della Vancouver & Lower Mainland Multicultural Family Support Services. Per questa agenzia, oltre a fare corsi di leadership e workshops per le donne di tutte le etnie, provvedevo anche tirocinio e supervisione agli studenti universitari e delle scuole superiori che svolgevano il loro practicum, organizzavo forum e conferenze, ero membro di comitati del settore e partecipavo come speaker a conferenze, tavole rotonde e altre iniziative educative e sociali del settore. Quando l’anno scorso ho deciso di ritirarmi, dopo aver ricevuto tanti attestati e certificati di merito nel corso degli anni, i ricordi piú belli che ho portato con me sono state le prove di affetto e stima dei miei volontari e delle mie colleghe e le parole che in tanti mi hanno ripetuto: Anna, hai cambiato tante vite! Hai dato a tante persone il coraggio di ricominciare.La mia esperienza nel campo servizi sociali mi è servita anche per aiutare la mia comunità. Sono stata membro del Founding BOD di Villa Carital, dove ho servito per 10 anni e son stata nel Consiglio di Amministrazione del Centro Italiano dove ho potuto portare il mio contributo di esperienza nel campo dei servizi per anziani e in quello culturale. Ho co-fondato la Italian-Canadian Family Counselling per aiutare le famiglie italo-canadesi in difficoltà. Ho avuto l’onore di essere eletta due volte come Presidente della Associazione Scrittori/Scrittrici Italo-Canadesi. Sono rimasta a tutt’oggi nel loro Direttivo come Editor del Bollettino.
Non sono molto brava nel mettermi a caccia di premi e riconoscimenti, ma qualcosa me la sono meritata. Ricordo la telefonata nel corso della notte (si erano dimenticati le 9 ore di differenza) della dirigente dell’Assessorato alla Cultura della Città di Savona per comunicarmi che il mio racconto Passato Presente aveva ricevuto il Premio Speciale e sarebbe stato pubblicato nell’antologia Voci di Donne, Edizioni Comune di Savona. Fui poi invitata a Savona per parlare al pubblico e consegnare il premio al vincitore l’anno dopo.
Mi è cara anche la vittoria del Premio Pietro Conti-Filef-Concorso Letterario Internazionale con il racconto Una giornata come un’altra che fu pubblicato da Filef e letto a RAI UNO nella serie Pomeriggi Letterari, Ho vinto due volte il Premio Concorso Nazionale Letterario Settimana Italiana-Ottawa, nel 2010 e nel 1996. Nel 2007, vinsi il Primo Premio Concorso Letterario Internazionale Comune di Forlì Volontariato Forlì Onlus per il racconto Volo in partenza. Negli ultimi venti anni, durante i miei soggiorni in Italia, sono stata invitata per interventi al pubblico, nelle scuole, a conferenze regionali e cittadine. Nel 2014, dopo una mia conferenza presso la Università di Pisa, Dipartmento Sciernze Politiche e Dipartimento Geografia, ho ricevuto la Medaglia d’ argento dell’ Università. Il Comune di Loro Ciuffenna (Arezzo) mi ha consegnato la Medaglia Commemorativa dopo i miei interventi alla Conferenza Emigramerica organizzata da Regione Toscana. Per Punto Europa-Trento, Regione Trentino ho tenuto la conferenza: Il Modello canadese di Interculturalità e successivamente ho condotto un incontro con gli studenti, genitori e insegnanti del Liceo Prati di Trento. Sono stata intervistata due volte a Sportello Italia di RAI International. Fra tutti i riconoscimenti che ho ricevuto (non continuo la lista altrimenti i lettori cadono in letargo) due mi sono particolarmente cari: l’essere stata introdotta nella Hall of Fame del Centro Italiano nel 2005 e l’aver ricevuto nel 2006 il premio Association of Italian-Canadian Writers Biennial Award. Ma la cosa che in questo momento forse mi sta a cuore di piú è che il Premio Letterario Biennale F.G. Bressani del Centro Italiano continui ad esistere e ad essere sponsorizzato dal Centro. Lo sento un poco come la mia creatura, come sua co-fondatrice nel 1986 e poi come co-organizzatrice per tutti questi anni.
GM Pensi che occorra vera passione per la professione di giornalista per avere successo?
AF: Certamente. Come si può dare il meglio di sé quando non si prova un vero interesse? Ma la passione da sola non basta. Occorre avere l’umiltà di continuare a studiare, cercare di migliorare, e soprattutto coltivare la propria integrità professionale e personale. E avere il coraggio di esplorare nuovi sbocchi, nuove esperienze. Per questo sÌ, ci vuole passione e coraggio. Anche io ho provato a intraprendere nuove strade complementari ai miei interessi per la narrativa e il giornalismo. Ho prodotto due documentari filmati, Italian Days diretto da Marco Ciccone, in occasione di Expo ‘86, e Generazioni 2 diretto da Ornella Sinigaglia nel 2015. Ho condotto per 7 anni insieme a Tony Serge, Elio Quattrocchi e il compianto Dr. Callegarini la trasmissione radiofonica settimanale Italianissimo a Vancouver Coop Radio. Ho prodotto e presentato tre serie televisive: Sono Fatti Nostri e Generazioni per il Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi, e Manteniamo l’armonia in famiglia per Multiculturalism Canada-VLMFSS.
Tutte queste serie sono andate in onda su Telitalia e su Rogers Multicultural Channel. Io sono una autodidatta.
Ho cominciato così, a braccio. Però, anche se sono convinta che l’elemento principale nello scrivere o nel mettere in piedi una trasmissione sia il talento, riconosco che un percorso di studio specifico è molto importante, una vera formazione professionale conta molto e la consiglierei a chiunque volesse intraprendere la carriera.
GM: Cosa consiglieresti ai nuovi scrittori o agli scrittori emergenti?
AF: Leggere. Leggere molto, come dicevo all’inizio. E scrivere di quello che sai, come mi disse il mio primo mentore, C.Dino Minni, un autore locale purtroppo scomparso da molti anni. Poi, in seguito, si può scrivere anche di quello che non sappiamo, di argomenti che debbono essere prima esplorati e approfonditi. I giovani autori oggi hanno una formazione accademica, hanno possibilità di pubblicare online, possono specializzarsi in un genre e in alcuni settori di larga presa popolare, i libri possono diventare un business gigantesco. Pensiamo a J.K. Rowling e la sua serie su Harry Potter.
Ma non tutti vogliamo o sappiamo scrivere per fare montagne di soldi. Io credo nella importanza che l’espressione creativa riveste nella vita di ognuno, nella possibilità di crescita spirituale e intellettuale che ci offre e nella soddisfazione intensa, pura, che si prova nel dare forma concreta alla ispirazione e ai pensieri, nel forgiare una storia, un racconto, un saggio di analisi critica. Io sono una immigrata di prima generazione, ho dovuto imparare tutto da capo, e qui lasciatemi citare da un mio racconto quello che diventare scrittori ha significato per molti di noi: We, first generation immigrants from a time when many of us came to eat, 1 because we did not have a choice, had to find a purpose to compensate the sense of loss, the displacement that comes when you leave your family, your language and your identity behind. I found my salvation in the literary community. I wanted to leave something lasting and the written words still speak for us when we are no more. It doesn’t matter if you are a highest genius like Dante Alighieri or just an immigrant woman writing short stories as a catharsis. Writing always matters. (da The Year of the Awakening, nell’antologia People, Places, Passages. An Anthology of Canadian Writing. De Gasperi, G., De Santis D. Morgan Di Giovanni C., 2018.)

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Congratulazioni Anna, Sei stata una grande una battigliera. C’e’ l”hai fatta comunque. BRAVA

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