Una storia suggestiva

In tutti questi anni in cui mi sono occupato della battaglia di Ortona ho sentito storie di estrema umanità, in bene e in male, che hanno lasciato una profonda traccia anche nei miei pensieri. Storie di grande generosità, come quella del tozzo di pane passato di mano in mano tra rifugiati affamati fino a tornare al primo donatore; di estremo sacrificio: di persone morte per fare scudo con il proprio corpo ad altri; di persone che hanno rischiato la vita per nascondere uomini sconosciuti durante i rastrellamenti dei tedeschi e di tanti che hanno attraversato più volte il fronte per aiutare soldati alleati fuggiti dai campi di prigionia. Ho sentito storie di violenze: di poveri contadini fucilati sulla base di un semplice e spesso assurdo sospetto di collaborare con il nemico; ho sentito di donne violentate da soldati, ubriachi e non. E poi ho sentito tante storie di terrore e follia di soldati raccontate dai tanti reduci che in questi anni ho accompagnato sui luoghi delle loro memorie; e poi le storie dei figli venuti a pregare sulle tombe dei loro padri al Moro River Canadian War Cemetery, come Wayne Langton, tornato per anni a Ortona dalla lontana isola Vittoria di Vancouver, finché ne ha avuto le forze, portando con se l’unica foto col padre di quando aveva tre anni. Ma c’è una storia che forse più delle altre mi ha spinto a rimettere mano al mio fumetto. Nel dicembre del ’98 mi trovavo in Canada su invito del Canadian War Museum per il lancio del mio fumetto “1943 La via per Ortona” nella versione in inglese e francese; tra le varie iniziative c’era la presentazione del libro presso la libreria “Chapter” di Ottawa. Alla presentazione è venuta una certa signora Turner che, visibilmente commossa, si è seduta al mio fianco e mi ha raccontato la storia di suo zio Bob Turner, del reggimento “Seaforth Highlanders”, che il giorno di Natale del ’43, gravemente ferito, era stato salvato da una giovane madre che gli aveva dato il suo latte. Francamente la storia mi è sembrata troppo suggestiva, ma poi la signora ha aggiunto altri dettagli: la battaglia era intorno all’ospedale e lo zio era stato colpito nei pressi di un saponificio e trascinato dentro dai civili. Confesso che ho avuto un brivido, conoscendo perfettamente la zona del vecchio ospedale e del vecchio saponificio, a due passi da casa mia. Dopo la guerra lo zio era tornato ad Ortona a cercare quella giovane madre che gli aveva salvato la vita, ma tutto quello che aveva potuto raccogliere è che probabilmente fosse una certa Maria che era emigrata in Argentina. Qualche anno dopo lo zio, che non si era mai ripreso del tutto dallo shock della tremenda battaglia di Ortona, è morto suicida in un ospedale per malattie mentali.
Saverio Di Tullio
Saverio Di Tullio, nato nel 1947, vive ad Ortona in Abruzzo. Diplomato al liceo artistico di Pescara e laureato in Architettura presso l’Università di Roma, ha affiancato all’attività di docente di disegno e storia dell’arte quella di ricercatore in ambito storico-iconografico. Ha pubblicato, (oltre a qualche numero del fumetto Zorro in periodo universitario), “1943: La via per Ortona”, racconto storico iconografico a fumetti ricostruito su documenti originali e testimonianze inedite, del quale il Governo Canadese ha patrocinato l’edizione in inglese e francese presentata al Canadian War Museum di Ottawa ; “Napoleone: la sfida d’Italia” pubblicato in italiano e francese dalla casa editrice Serre di Nizza; “La difesa di Roma :8-9-10 settembre 1943”, per l’Associazione Nazionale Granatieri de Sardegna; “1870: la presa di Roma”, per l’Associazione Roma Capitale, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Attualmente sta lavorando ad una nuova edizione della battaglia di Ortona allargata d un contesto regionale e nazionale.

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