Una giovane creatrice di moda dall’Italia alla ribalta di Vancouver (video)

di Anna Foschi Ciampolini

Affacciati come siamo sul mare di incertezze che il 2021 reca con sé, parlare di una collezione di moda con un nome vibrante come ResurrAction può indurre un senso di sollievo. La giovane creatrice e stilista Helga Raspa si prepara infatti a presentare questa sua capsule collection nel corso della Vancouver Fashion Week che si svolgerà nell’ aprile di quest’anno. Helga, nata a Perugia nel 1998, ha frequentato le scuole superiori a Perugia e si è laureata all’ Istituto Italiano Design (“IID”) una accademia privata dal 1999 con sede a Perugia e a Shanghai che è stata inserita dal “Times Higher Education” di Londra nella graduatoria top10 italiana tra le università piu sostenibili nella edizione 2020. IID è stata selezionata quale unica accademia in Italia per partecipare alla Vancouver Fashion Week. Fra I progetti completati dalla accademia ricordiamo EXPO, la presenza a vari avvenimenti delle Nazioni Unite. Fra i suoi partners, citiamo Lamborghini e Save the Children.

Helga, che viene considerata negli ambienti dell’Istituto Italiano Design come una delle piú brillanti promesse della giovane moda italiana, è una stilista che mescola sapientemente elementi e tendenze che sembrerebbero opposti ma che nella sua visione diventano armoniosamente complementari. Nel corso di una recentissima videochiamata, abbiamo infatti parlato delle sue fonti di ispirazione che sono varie e complesse e che includono anche l’interesse per l’Oriente, il Giappone e la Corea ad esempio, e i significati anche rituali che quelle culture attribuiscono al vestire, la passione per il cinema e l’attenzione verso i costumi disegnati per i divi del passato che ancor oggi sono una presenza iconica (basta pensare ad Audrey Hepburn, Cary Grant o Steve McQuinn e il suo maglioncino blu a collo alto in Bullitt).

Helga è una ragazza curiosa, aperta, che esplora in profondità e con interesse aspetti della società e del costume. Ha viaggiato per l’Europa, specialmente a Londra e a Parigi, due capitali della moda che rappresentano tendenze diverse, cogliendone le vibrazioni. Appassionata di musica, specialmente del genere rock, ha intelligentemente trasfuso elementi della cultura rock nelle sue creazioni. La passione per la creazione di moda l’ha avuta fino da bambina. Dice di ste stessa: “ero un vulcano pieno di idee, guardavo i films d’epoca….poi mi sono appassionata ai Manga, anche per l’aspetto della truccatura, e seguivo anche la serie Harley Quinn …considero importante arricchire me stessa, i miei orizzonti culturali.”

Helga sarà per la prima volta a Vancouver, restrizioni Covid-19 permettendo, nel prossimo mese di aprile. Dimostrando acume finanziario e una buona dose di fiducia, insieme ai suoi compagni del corso di Communication Design, ha lanciato una raccolta fondi finalizzata a sostenere i costi, della quale forniamo il link in calce a questo articolo. Helga Raspa ci parla di questa iniziativa e della sua visione dietro la creazione di ResurrAction nella intervista che segue.

Anna Foschi: Per la tua collezione hai scelto un nome, ResurrAction, che è davvero in sintonia con il momento attuale e regala una infusione di speranza. Puoi parlare della tua ispirazione e dei temi che la collezione sviluppa?

Helga Raspa: Resurr-Action è un nome che sento particolarmente mio. Mio perchè come fa intendere la parola stessa porta ad un cambiamento, ad un momento di rottura con il passato,per fermarsi, riflettere e ricominciare a mettersi in gioco. Passare all’azione. Cambiare. Rinascere diversi non per altri ma per se stessi. Non è stato scelto a caso il nome: purtroppo abbiamo affrontato e stiamo tuttt’ora affrontando un momento che passerà alla storia e che difficilmente dimenthicheremo. Nel corso del 2020 tante cose sono successe,sia nel grande, quindi a livello globale che a me nel piccolo a livello personale. Ho avuto anche io un momento di blocco, di fermo dove ho fatto delle scelte, di nuovo, e queste scelte mi hanno portata fino a qui. Quindi si, il cambiamento che in un certo momento della nostra vita diventa quasi vitale per poter sopravvivere ed andare avanti, da sola o in compagnia. La mia collezione trova ispirazione con il fuoco, elemento caratteristico forte e predominante, il quale muta e cambia per adattarsi a ciò che gli sta intorno. La F/W 2020-2021 collection chiamata “Ressur-Action” è un tributo a tutte le persone che hanno voglia di riscoprirsi, che si sono perse durante il tragitto, dove dentro di loro nel profondo è scattata una sorta di “metamorfosi” o cambiamento interno.. I capi sono trasformati, modificati sotto una base già esistente con buchi, cerchi, grinfie, sovrapposizioni…l’abc del decostruttivismo degli anni ’90. Tutto sembra rotto, strano, rozzo, senza senso, ridondante come il barocco… si tratta solamente di interpretare e di vedere oltre quello che comunemente l’occhio vede e percepire, l’essenza del capo tesso.

Anna Foschi: Qualche accenno alla realizzazione dei tuoi modelli: stoffe, colori, tecniche particolari?

Helga Raspa: I capi in questione hanno subito dei cambiamenti radicali: coulisse, nastri, tagli particolari, maglieria un po’ “distrutta”, ma al tempo stesso tutto è in perfetta armonia nel caos più totale. I dettagli iconici per la mia collezione hanno l’intenzione di raccogliere in maniera artistica quelle che sarebbero le parole chiave come buchi, tagli, coulisse affiancati allo stesso tempo da sinonimi come distruzione, movimento,deformazione. Ci sono tre fasi da seguire attentamente: la prima è la lavorazione in maglieria, così come su tessuto i buchi, ispirazione nata da Alberto Burri che riecheggia nelle sue opere e al concetto del fuoco stesso. Lavorazioni altissime che rimandano al fattore di “danneggiato”non perfetto ma perfetto per gli occhi di chi sa guardare. Il secondo passaggio è l’utilizzo dei tagli che per ogni capo sono uno diverso dall’altro, con l’aggiunta di rifiniture particolari che al fine di tutto danno un senso di equilibrio, armonia rigenerando il capo in uno stadio più evoluto e nuovo. Anche l’utilizzo dei tessuti studiati appositamente con armature pesanti come cotoni, taffetà, popeline e tessuti leggeri come organza, creano quel contrasto perfetto che fa vedere il capo sotto un’altra luce e che echeggia come maestoso e colorato come il fuoco stesso. Usare la coulisse, che deforma ogni singolo,“NO-SENSE” che non dà l’idea di che cosa è o quale sia il capo in questione perché trasformato completamente. Usarla come elemento caratteristico della mia collezione, per dare movimento come solo il fuoco sa fare, con il suo moto ascendente e irregolare; creando forme e figure totalmente modificate come fossero bruciate o divorate. Anche il concetto di lava che un vulcano per esempio può lasciare quando erutta: il fuoco crea delle vie, percorsi che se seguiti conducono a qualcosa. Ovviamente non potendo riprodurle fedelmente ho pensato di inserirle secondo la mia fantasia. Frange che nella maglieria sono presenti e riportate sotto diversi punti di vista. La linea dei capi, come la lava, è molto morbida, come se scivolasse. La sovrapposizione di tessuti con armature pesanti e armature leggere crea questo “gioco” di interazione e di fusione tra il “fuoco” e il capo stesso. Per quanto riguarda la colour-palette il tutto parte dall’osservazione della fiamma e osservarne i suoi colori e stadi di cambiamento in base a ciò che brucia. I colori essenziali sono ovviamente i rossi, colori che prediligono il fuoco in sé per sé; dai toni più chiari ai toni più scuri come l’aggiunta del magenta e del rosso bordeaux. La palette colori è molto vasta: dai toni più accesi si passa ai toni più “spenti” come il nero che rimanda al concetto di cenere o legna bruciata assieme al grigio.L’aggiunta del bianco simboleggia rinascita: anche se non sembra è legato al fuoco ma non viene più di tanto preso in considerazione; simbolo di rinascita, di nuovo, di purificazione dalle “ceneri”, di speranza e di cambiamento. Molti dettagli come i bottoni, passamanerie, sono in oro per riprendere il concetto il concetto di fuoco e renderlo più forte sotto una luce diversa, importante e dominante che risplenda.

Anna Foschi: Le tue creazioni propongono una immagine di donna volitiva, indipendente e anche un pò guerriera, ma noto che vi aggiungi dei dettagli sorprendentemente romantici , e penso agli inserti di tricot decostruito o ai vestiti lunghi, fluidi che suggeriscono una femminilità post-tradizionale. Qual è il concetto di femminilità, l’immagine di donna in cui credi e che che vuoi rappresentare?

Helga Raspa: Per me la femminilità è molto importante e credo che nel corso degli anni la donna abbia perso questo pregio, questa dote che ha sempre . Oggi si può vedere come traspare anche nei video musicali, ne social media il concetto di “volgarità” e “superficialità” che le giovani donne di oggi trasmettono forse anche incosciamente ma che fanno riflettere su quanto sia cambiata la nostra società ed i valori che di punto in bianco sono stati stravolti e dimenticati. Grazia, charme, eleganza, raffinatezza, giovinezza, sofisticatezza, l’archetipo della madre di famiglia, o donna intraprendente, della donna seduttrice, etc, sono doti ahimè che abbiamo perso. Per me attrici ed icone di stile che hanno segnato la storia della moda e dai cui traggo ispirazione ogni giorno sono Greta Garbo, simbolo di femminilità degli anni ’20, in virtù alla sua sottile sensualità ricca di mistero ambiguità, Vivien Leigh, attrice di cinema e teatro inglese simbolo della femminilità anni ’30; Audrey Hepburn è LA icona con le sue celebri frasi e film come “ Breakfast at Tiffany’s”, Marilyn Monroe che conserva la sua icona di femminilità dei grandi contrasti: sex appeal versus innocenza, poi ancora eleganza, grazia, fragilità, perfezione, raffinatezza…non si contano le caratteristiche della bellezza senza tempo di Grace Kelly, Sophia Loren, icona Italiana bellissima, B.B., C.C., Jacqueline Kennedy con La sua grazia ed eleganza innata etc.. insomma icone che a parer mio non torneranno più. Come hai detto prima Anna la mia collezione ha dei lati e dettagli sorprendentemente romantici e lo “spolverino” è uno di questi: la donna deve ritrovare la sua femminilità, sensualià, romanticità, complicità attraverso dei capi leggeri, che scivolano sul corpo e che lasciano un immaginario di quello che c’è “sotto”, senza il bisogno di dover mostrare tutto per forza e denudarsi perché si ha paura di non essere belle abbastanza e quindi a parer mio “svendersi” per così poco. Con la mia collezione voglio ridar voce alla femminilità ed eleganza che sembra ormai un lontano ricordo che non ci appartiene più.

Anna Foschi: Quali correlazioni vedi fra moda e società, quali sono le influenze che si incrociano, si sovrappongono e come esse contribuiscono a cambiamenti di costume e mentalità?

Helga Raspa: La moda si è sempre dimostrata quel settore influente responsabile a dettati costumi, rispettando tradizioni lungo l’intero percorso della storia, modificandosi per funzioni ed utilizzo a seconda delle esigenze dettate dai tempi. Il settore della moda ha sempre avuto un ruolo di estrema rilevanza ed impatto sociale nella storia.

Nel dopoguerra ed in particolar modo negli anni ‘60 dove si è assistito al boom economico. Io credo che la moda e la società si influenzino a vicenda: se viene a mancare una automaticamente l’altra perde la sua importanza. La moda è un sistema che influenza la cultura sociale attraverso un linguaggio estetico che è più sovversivo di un manifesto. E ora lo fa esaltando le personalità; l’immagine della comunicazione è cambiata decisamente, è il periodo in cui le consapevolezze delle diversità diventano importanti e decidono di farsi strada nella società. Come ad ogni stagione dove le mode cambiano,si assiste a continui ritorni nostalgici di mode un po’ retro. Si coltiva quindi la speranza per un ritorno di fiducia,di coraggio ed ispirazioni nuove perse durante il susseguirsi di eventi non sempre positivi. Anche internet ha aiutato ed aiuta tutt’ora con I video, le foto degli influencer che in qualche modo dettano un immaginario di moda che fa subito tendenza tra i giovani e che influenzano perciò a cambiamenti di costume e di mentalità.

Anna Foschi: Che cosa si aspetta la Generation Z dalla vita e dalla società? quale ruolo e importanza la Generation Z riserva alla moda?

Helga Raspa: La generazione Z o Gen.Z è la prima nata dopo la nascita del web e quando una sorta di rivoluzione nel settore dell’elettronica di consumo, rendendo di fatto i cellulari e i primi dispositivi portatili disponibili anche al grande pubblico. Per la Gen Z, il vero rito di passaggio dall’infanzia all’adolescenza è rappresentato spesso dal possesso di uno smartphone o di un cellulare connesso a Internet. Tutto ormai ruota intorno ad internet e alla globalizzazione, adesso più che mai vedendo il periodo che stiamo vivendo. Entrambi sono “useful”per completarsi: camminano insieme sullo stesso livello perchè senza uno di loro il cerchio si romperebbe. Se torniamo a ritroso vediamo come la generazione Z è servita alla società e come la società sia servita alla generazione Z. Io penso che enrambi si aspettino stabilità e un ritorno immediato a quello che era un po’ la nostra società fino ad un anno fa. Come per la moda vale lo stesso identico discorso: tutto è fermo, bloccato, stenta a ripartire, stiamo vivendo un periodo di transizione e dobbiamo

” ricreare” quella linea sottile che chiamiamo felicità e che prima avevamo e che ci pareva scontata.Ci hanno tolto “la terra sotto I piedi” e adesso ci arrovelliamo per poter ritornare alla normalità , alla normalità che ci sembrava cosi scontata e che appunto non le si attribuiva il giusto peso. Dalla vita nasce la società, dalla società nascono diverse generazioni (persone) in base al periodo, e alle necessità; da tutto questo nascono gli usi e costume come la moda che chiude questo bellissimo processo di “sopravvivenza”.

Anna Foschi: Torniamo a parlare dei tuoi progetti e proprio di un tuo progetto importante, innovatore (almeno per l’Italia) che dimostra anche la tua attenzione alla pianificazione organizzativa e finanziaria, cioè l’iniziativa di crowdfunding la raccolta fondi che hai lanciato per sostenere I costri della partecipazione alla Vancouver Fashion Week.

Helga Raspa: Tutto è nato perchè appunto la mia voglia di partire è così grande che mi sono arrovellata insieme al mio team alla ricerca di un modo “estremo” per poter realizzare il mio sogno: andare alla Vancouver Fashion Week 2021. Mi sembra ancora di dover realizzare tutto ciò, sono ancora incredula e il fatto che io sia stata scelta per partecipare come cittadina italiana non mi fa che sentire onorata e anche se posso dirlo un pò agitata. Forse in Italia la campagna Crowdfunding è ancora una parola lontana e non in uso dall’ immaginario collettivo italiano. Abbiamo tentato il tutto e per tutto senza tanti giri di parole ed incertezze e abbiamo voluto provare un’ esperienza nuova e molto divertente. Ho visto curiosando online su Kickstarter che i paesi che prevalgono sono per lo più oltreoceano e la zona dell’Asia. Però non è questo che assolutamete ci ha fermati lo abbiamo fatto davvero e sono fiera di dirlo che come prima ( non so) cittadina italiana sono riuscita ad aprire una campagna racollta fondi per poter partecipare ad un progetto, un sogno che mi potrebbe aprire diverse porte e darmi soprattutto una formazione professionale ampia e d’ impatto che a questa età così giovane non è del tutto scontata. IO CREDO FORTEMENTE AL DESTINO E SE E’ CAPITATO CHE IO FRA TUTTA L’ITALIA SIA STATA SCELTA UN MOTIVO C’E’ e NON VOGLO DI CERTO SPRECARLO per avere poi rimpianti in futuro. Stiamo facendo un bellisimo lavoro nell’ online e nei nostril social media con le pagine. Io spero che questo sia l’inizio di una bellissima storia e che sopratutto risulti vera e trasparente agli occhi di chi ci segue nei social. Voglio poter credere che con il vostro aiuto il mio sogno possa diventare realtà. Io nutro del profondo rispetto per la moda e non voglio di certo essere o passare come la solita neo stilista che vuole solo emergere perchè ne è pieno il mondo di persone così. Voglio poter fare le cose step by step senza troppe accelerazoni e lavorare, lavorare sodo pre crescere a livello umano, caratteriale e culturale e non voglio certo far passare al vento tanti anni e sforzi e soprattutto sacrifici fatti per inseguire una passione o” vocazione” oserei dire.. più che un sogno.

Anna Foschi: Un’ultima domanda-lampo: e dopo la Vancouver Fashion Week? Quali sono i tuoi programmi futuri?

Helga Raspa: Il mio futuro ..bella domanda. Mi spaventa, quello parecchio. Se riuscissi ad andare a Vancouver penso che tutto sarebbe molto più chiaro; sicuramente il mio brand, il mio marchio rimarrà e crescerà. Le esperienze servono sono indispensabili nel nostro percorso e io ne vorrei fare altrettante perchè non è mai troppo tardi per imparare. La cultura è fondamentale, la conoscenza, imparare I piccolo segreti del mestiere affiancato da chi prima di te ha scritto la storia. Ecco io vorrei scirvere un pezzo della mia storia, dove io come Helga ne sono la protagonista con tutti i miei pregi e difetti. Cerco di vedere la luce ma non necessariamente in fondo al tunnel, nella mia vita in generale e fare Tesoro delle cose che ho imparato e ricavare il “positivo” da questo periodo di standby che abbiamo dovuto far entrare nella nostra vita facendolo diventare quotidianità. Sono una persona aperta a tutto, dinamica e molto positiva, cerco sempre di non abbattermi mai anche se lo ammetto delle volte è tanto difficile ma forse perchè è giusto così che io non debba crollare mai e andare avanti sempre a testa alta per la mia strada.

(Dalla redazione) Link per la raccolta fondi:

https://www.kickstarter.com/projects/helgaraspa/help-me-to-achieve-my-dream-vancouver-fashion-week-2021?fbclid=IwAR09oa2ltQR-Ig0uDHNfhXWFQtU2pjNHHGGM-qZs-MtfUMHagZPpMd1yTK8

 

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