Una giornata dedicata per dire no sempre

Di Vicky Paci

In quasi tutto il mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ricorre il 25 novembre: istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999 in ricordo del brutale assassinio nel 1960 in Repubblica Dominicana delle tre sorelle Mirabal, oppositrici al regime dittatoriale di Rafael Leónidas Trujillo, le quali mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare, stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate per poi essere gettate in un precipizio a bordo della loro auto per simulare un incidente. In Canada invece la ricorrenza e’ il 6 dicembre (National Day of Remembrance and Action on Violence Against Women) che ricorda un altro avvenimento tragico il massacro di Montreal del 6 dicembre 1989 che vide l’uccisione di 14 ragazze nella facoltà di ingegneria per mano di uno squilibrato per affermare la preponderanza maschile del sapere e proprio in Canada nel 1991 nacque un movimento in cui uomini e ragazzi vestivano un fiocco bianco per manifestare la propria opposizione alla violenza contro le donne. Una violenza che si manifesta silente dapprima psicologica con l’isolamento della vittima fino ad arrivare alle percosse e spesso al femminicidio: anche se nell’ultimo secolo la condizione dell’universo femminile ha subito una grande evoluzione con la modifica di molte regole è innegabile che la condizione della donna all’interno della società odierna soffra ancora, anche se a livelli differenti, situazioni in cui la violenza è spesso presente. Ecco perché è fondamentale favorire ed ampliare il confronto su queste importanti tematiche per poi dare seguito alle parole le iniziative concrete mirate al superamento di limiti e barriere culturali. Noi conosciamo molto bene la situazione Italiana dove nonostante le campagne di sensibilizzazione il tema purtroppo resta tristemente d’attualità e coinvolge tutti, un fenomeno che dilaga e non accenna a fermarsi anche perché si presume che tantissime donne abbiano ancora paura a denunciare i loro aguzzini. Le statistiche dicono che molti, troppi abusi avvengono in famiglia ad opera di compagni o padri e le donne subiscono per timore di venire giudicate da una società ancora troppo maschilista: in Italia ancora sentiamo dire “donne e ragazze in abiti succinti provocano gli istinti e forse se lo vanno a cercare”. Pregiudizi medioevali: ora le leggi sono cambiate, ma evidentemente è più difficile cambiare la mentalità delle persone, si spera poche, per le quali la donna ha sempre torto e su di lei (provocatrice) si fa ricadere la colpevolezza.
Una piaga che va estirpata anche sul fronte culturale e le istituzioni, in special modo in Canada, sono in prima linea nella lotta alla violenza che coinvolge anche i piccoli: assistono alle violenze, addirittura, in taluni casi, i figli sin dalla più tenera età vedono e talvolta filmano sul cellulare le liti ed il papà che picchia la mamma e molte volte ricalcano le orme dei genitori. Per questo si incrementano sempre piu’ i progetti educativi per le nuove generazioni senza escludere le femmine che vanno cresciute sin da piccole nella consapevolezza che non dovranno mai accettare e giustificare questi comportamenti da parte dei loro uomini: in prima linea a trasmettere un messaggio di rispetto dovrà essere la famiglia che non deve crescere il figlio maschio nella convinzione che tutto gli e’ dovuto. Orange Day, fiocchi bianchi e scarpe rosse Ok ma il 25 novembre e il 6 dicembre devono rappresentare per ciascuno date simboliche non solo per l’evento storico a cui esse si ispirano ma anche e soprattutto la necessità di investire prima non dopo per dare maggiore slancio ad una più profonda opera di sensibilizzazione che deve durare 365 giorni.

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