Una carriera invidiabile e una passione per il vino

Di Augusto Oriani

Vito Intini, milanese, 58 anni, dirigente industriale, ha messo al servizio dell’associazione tutta la  sua competenza manageriale.
Sotto la sua presidenza, Onav ha infatti intrapreso un percorso di crescita e rinnovamento. Oltre 60 sono stati i progetti presentati da Intini con l’insediamento del nuovo Consiglio nazionale, a dicembre 2014, molti dei quali sono già stati attuati. Collaborazione e condivisione sono i cardini su cui si basano tutti i nuovi programmi, perchè è la collaborazione, secondo la visione di Intini, il vero punto di partenza per la ripresa del nostro Paese.
Augusto Oriani: Presidente ci dica come nasce la sua passione per il vino?
Vito Intini: Da piccolo, intorno ai 5 anni, aiutavo mio padre, appassionato collezionista di vini, a trascrivere le etichette in un libro maestro cui accedevo solo quando il nome era scritto correttamente. Ho così imparato a scrivere ed ho fatto nascere una passione che sarebbe diventata importantissima intorno ai 25 anni. Mio padre non era affatto un esperto e nutriva una passione puramente legata alla molteplicità delle etichette disponibili nella sua cantina.
A.O. Ci può dire quando nasce Onav, come è cambiata rispetto ad anni fa, quali sono i suoi intenti futuri oltre che continuare ad organizzare corsi?
V.I. L’Onav nasce ad Asti nel 1951 con lo scopo di promuovere il vino di qualità italiano, attraverso la diffusione della sua cultura, e l’insegnamento dell’arte dell’assaggio.
Si dedica quindi alla promozione ed organizzazione di corsi sul vino (oggi su tre livelli),concorsi enologici,dibattiti,contatti con università ed organizzazioni professionali.Inizialmente i fondatori erano Accademici, ricercatori, la Camera di Commercio di Asti ed in seguito importanti produttori. Oggi Onav è una Organizzazione ben radicata in Italia con 93 Sezioni e circa 10.000 iscritti. All’estero è rappresentata a Dubai, in Inghilterra, in Cina, in Perù.
L’attività è in continuo sviluppo ed oggi si basa su tre livelli di corsi base, un rilevante numero di degustazioni ed una guida, chiamata prosit in cui vengono segnalati i vini italiani meritevoli di classificazione e valutazione.
A.O. Cosa vuol dire essere Assaggiatori di vino?
V.I. Vuol dire avere terminato il percorso formativo di primo livello. Un corso seriamente dedicato alla valutazione organolettica dei vini di ogni genere o qualità. Il percorso è composto da 14 lezioni ed un esame finale, durante il quale l’allievo viene condotto per mano a conoscere la storia, la viticoltura, l’enologia di base, le tipologie enologiche. Durante il corso vengono assaggiati circa 45 vini mediante l’utilizzo di una scheda, anche grazie a punteggi pilota, l’analisi del prodotto.Il corso prevede una specializzazione di 15 lezioni da 3 ore dedicate ad un percorso etnografico nazionale ed estero, che da diritto al titolo di esperto Assaggiatore. Il Terzo livello consacra poi il Maestro Assaggiatore con un corso di livello universitario basato su 5 week e presso l’università degli studi di Torino.
A.O. Ci può dire la differenza tra Sommellier e Assaggiatori di vino e la loro specifica collocazione nel mondo del lavoro?
V.I. Il Sommelier ha una formazione meno tecnica nell’assaggio ma possiede la tecnica dell’abbinamento cibo/vino, la competenza nell’acquisto dei vini e nella gestione della cantina, è un descrittore del vino dedicato alla vendita nel mondo delle enoteche e della ristorazione. Un Assaggiatore di vino è un tecnico dell’assaggio. Approfondisce il legame terroir/vino, lo valuta sempre secondo uno schema tecnico. Ha buona conoscenza delle tecniche enologiche, è un narratore del vino a tutti gli effetti. Nel lavoro si occupa di assaggi tecnici nei panel, è il tecnico dell’accoglienza nelle cantine
A.O. Fate anche dei corsi Onav riservati ai sordi, molto interessante ce ne può parlare?
V.I. La vice Presidente Pia Berlucchi stimola e promuove i rapporti con il mondo del sociale. Con Lei abbiamo sottoscritto protocolli di collaborazione con l’Unione Italiana ciechi e con l’ente nazionale sordi. Con grande successo organizziamo corsi in cui introduciamo i loro iscritti o, se il numero lo concede, strutturiamo corsi specifici. Abbiamo già organizzato decine di queste iniziative con grande soddisfazione reciproca e sinergie che hanno arricchito tutti i nostri soci.
A.O. Cosa è il Relatore Onav e come si diventa?
V.I. Partecipando ai corsi di formazione interni e superando gli esami specifici.Si entra poi nell’Albo docenti dei diversi livelli e per i vari argomenti.
A.O. Come si rapporta Onav con con le altre associazioni che divulgano il vino?
V.I. Con forte spirito collaborativo e sinergico. Il mondo del vino è di chi il vino lo produce e di chi lo consuma. Tutte le attività intermedie dovrebbero collaborare alla diffusione del nostro splendido prodotto, alla divulgazione tecnico scientifica che sostenga i consumi, e contribuisca a diffondere un consumo consapevole. Quindi collaboriamo con tutti!
A.O. Ci può descrivere cosa è la Consulta Nazionale del vino Italiano e quali sono i suoi intenti?
V.I. La Consulta del vino italiano rappresenta il primo esempio di una aggregazione di importantissime Associazioni della filiera (17) vino che non rappresentino interessi di specifiche categorie o di sindacati di categoria.
Rappresenta quindi, per la prima volta nel panorama enologico italiano, il punto di vista di tutta la filiera enologica dal consumatore all’agronomo.
Il desiderio di aggregare e sinergizzare Associazioni così specifiche ed importanti, nasce dal comune desiderio di vedere rappresentati obiettivi di altri che vadano al di là delle diatribe puramente materiali, materializzando un orizzonte di medio e lungo termine ,argomento cui molti attuali protagonisti sembrano sempre meno interessati.
L’elemento che ci ha convinto è la ricerca della valorizzazione dell’elemento conoscitivo, culturale e formativo nell’ambito vitivinicolo e la valorizzazione di quel patrimonio unico ed imprescindibile dato dal nostro territorio, dai nostri prodotti agroalimentari, dalla rilevanza che tutto il mondo riconosce alla dieta mediterranea.
Nostra ambizione è divenire, per il consumatore e per le istituzioni, un punto di riferimento e di di collaborazione.
Per muoversi in questa direzione ci proponiamo di approfondire la conoscenza del mondo enologico, ed, al contempo di essere movimento propositivo di interventi sul fondamentale tema dell’educazione al consumo consapevole specialmente nei confronti delle giovani generazioni.
A.O. Sarebbe interessante proporre queste idee innovative anche all’estero ed in Nord America creando delle Delegazioni?
V.I. Certamente rientra esattamente nei nostri principi istituzionali.

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