Trump e Biden come da copione

di Dom Serafini

Ho votato in 12 elezioni presidenziali per sette presidenti (o forse otto, quest’ultimo é ancora da determinare), tutti con il voto per corrispondenza. Questa volta, peró, il presidente Donald Trump non vuole darmelo per buono, anche se lui stesso ha spesso votato per corrispondenza. Come indipendente ho sempre votato in base ai meriti dei candidati e non secondo ideologia o partito: due erano del partito repubblicano e quattro di quello democratico, ne ho azzeccati sei. La vittoria del settimo (Trump) non é stata una sorpresa per me, ma maggiormente per coloro che lo hanno votato. Infatti in un articolo per “AmericaOggi” dell’8 maggio 2016 avevo previsto che la candidata dem Hillary Clinton non ce l’avrebbe fatta (“Trump vincerebbe con il 41% dei voti, contro il 39% di Clinton), e sempre su “AmericaOggi” del 16 giugno (“Difficile per Hillary Clinton”). Per il possibile, e spero probabile, ottavo presidente, su “Il Marco Polo”, il 14 settembre, 2020 avevo descritto “La strada tutta in salita per sleepy Joe”, perché avevo intravisto la sua campagna elettorale come “moscia” ed avevo discusso i miei dubbi con alcuni miei conoscenti responsabili della campagna di Joe Biden a New York e in Georgia, questi mi avevano riferito di essere preoccupati pure loro. Ritenevo il vantaggio di 10 punti di Biden contro il presidente Trump troppo scarso per vincere contro un concorrente che aveva tutto contro di lui: l’economia, la pandemia, le tensioni razziali, i suoi conflitti d’interessi…

Inoltre, la forza di volontá di una buona fetta di elettori a favore di Biden é stata formidabile. Code di ore sotto la pioggia e il freddo per votare in anticipo (foto) in modo da togliere una delle scuse a Trump. Due giorni prima delle elezioni del 3 novembre 102 milioni di americani avevano giá votato. In totale sono stati un numero record di 160 milioni di americani a votare: il 63% in anticipo ed il 37% il giorno ufficiale. In generale, la maggior parte degli “early votes” erano per Biden, mentre buona parte di elettori che hanno votato nel giorno ufficiale erano per Trump.

Il fatto che gli americani si siano dovuti impegnare piú che mai per far eleggere il loro paladino, congiuntamente all’ansia di cui molti elettori hanno sofferto per queste elezioni, non sta a significare che questa campagna elettorale sia stata la peggiore nella storia. Infatti in un recente articolo del “Wall Street Journal” si faceva presente che nel 1864, quando il repubblicano Abraham Lincoln si confrontó con il dem George McClellan, il clima era incandescente e polarizzato. In quel periodo i dem erano per la maggior parte del sud e razzisti, mentre i repubblicani erano per l’emancipazione dei neri. Naturalmente sappiamo come andó a finire.

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