Simone e il suo sassofono alla conquista di Vancouver

Di Anna Foschi

Questo sax è fatto per suonare, si potrebbe parafrasare così il testo di una vecchia canzone di successo che forse qualcuno ancora ricorda: These Boots Are Made for Walkin’ e Simone Saviane, sassofonista, suona da una vita, perché la musica è la sua passione e la sua professione. Ha seguito un percorso formale di studio al Conservatorio e ha suonato con l’ orchestra teatrale del teatro La Fenice di Venezia nel 2009, alla Biennale di Venezia nel 2011 e in altre centinaia di occasioni musicali in tutta Europa. Da poco arrivato in Canada, lo si vede spesso partecipare nella nostra città ad avvenimenti comunitari dove la sua musica aggiunge un elemento di raffinatezza e alta qualità espressiva. Raffinato e composto lo è anche nella persona e nei modi. Non a caso ha chiamato la propria impresa musicale The Sax Wears a Suit, una scelta la sua, di presentarsi come un “bravo ragazzo” vestito con accuratezza come un qualsiasi professionista, che va abbastanza contro la moda imperante di presentarsi in scena coperti di tatuaggi, tintinnanti di metallo a causa dei vari piercings, con capelli arcobaleno, abiti rutilanti e gestacci al pubblico. Insomma, più Michael Bublé che Sfera Ebbasta, anche se questi sono cantanti. Meno male! Perché le cattive abitudini dilagano piú velocemente delle buone abitudini. Simone ha accettato di rispondere alle nostre domande per conto del Marco Polo nella intervista che pubblichiamo qui di seguito.
Anna Foschi: Sappiamo che la musica e’ la tua professione. Quando hai cominciato ad appassionarti e dove hai compiuto gli studi?
Simone Saviane: Forse è stata mia mamma a trasmettermi questa passione e a seminare quel fatidico seme che poi a portato frutto nella mia vita. Fu lei infatti ad insegnarmi le note musicali quand’ero ancora bambino, le piaceva suonare la chitarra e a casa ascoltavamo musica tutto il giorno. Alle scuole medie me la cavavo bene con il flauto dolce, ricordo che portai il solo del “Bolero” di Ravel all’esame del 3° anno. Finite le medie, durante l’estate, avvertii il desiderio insistente di suonare e mi resi conto che il flauto che avevo praticato a scuola durante tutto l’anno scolastico non mi bastava più, volevo qualcosa che “suonasse veramente”. Cominciai così a cercare  uno strumento a fiato, qualsiasi esso fosse: un clarinetto, un sax o un flauto traverso, ciò che mi importava era solo continuare a soffiare e suonare. Un giorno venni a sapere che un musicista della banda del mio paese voleva sbarazzarsi del suo sax contralto perché aveva comperato un tenore. Ero emozionato, pensai che quella era la mia occasione di avere uno strumento tutto mio! Presi la palla al balzo ed andai a casa sua dopo aver racimolato tutti i risparmi che avevo realizzato lavorando giorno e notte per una estate intera in un panificio del paese, poi chiesi al mio patrigno se mi poteva dare 100 mila lire poiché i miei soldi non erano sufficienti. Così portai a casa il mio primo saxofono, comprato quasi interamente con i miei sacrifici ma provavo un’infinita gioia e soddisfazione. Iniziai subito a frequentare i professionisti della banda del mio paese, ero avido di imparare tutto ciò che potevo. Avevo a mia disposizione suonatori con anni di esperienza musicale ed io ero un 13enne inesperto ma determinato, desideroso di apprendere quanto più era possibile e farne tesoro per la vita. Cercavo di mettere in pratica tutti i loro consigli e passavo moltissime ore a studiare per conto mio; non passò molto tempo che iniziai ad esibirmi in pubblico con i miei maestri di musica e nelle orchestre locali. Non avendo avuto una famiglia alle spalle, avevo già perso entrambe i miei genitori ad 8 anni, iniziai il conservatorio che avevo 25 anni. Frequentai 3 anni al conservatorio “A. Steffani” a Castelfranco Veneto e poi altri 3 al “Benedetto Marcello” di Venezia dove mi diplomai. Lavoravo per potermi mantenere gli studi e poi facevo parte di diversi gruppi e quindi spesso ero fuori per i concerti. Conciliare tutto non e’ stato facile. Amo suonare, la musica mi trasmette pace e mi fa sentire un tutt’uno con chi mi ascolta e con l’universo. È qualcosa che non si può spiegare a parole, qualcosa che provo solo quando la mia essenza si libera attraverso il suono, quando mi esprimo attraverso le note. Anche l’insegnamento è qualcosa che mi gratifica davvero molto, ultimamente però non ho avuto grandi occasioni per insegnare poiché sono stato fin da subito oberato di impegni di lavoro di altro tipo. Direi che Vancouver ha apprezzato fin dal primo momento la mia musica e i risultati non hanno tardato ad arrivare.
Anna Foschi: Sei anche un compositore?
Simone Saviane: Si, anche se le cose che ho scritto per me sono rimaste nel cassetto, prima o poi le riprenderò in mano di sicuro. Ho studiato molto l’armonia e l’arrangiamento e quando dirigevo le bande adattavo le musiche in base alla formazione che avevo a disposizione o cambiavo le strutture dei brani o l’armonia se non mi andavano bene come erano stati arrangiati, insomma, mi sono fatto le ossa mettendo in pratica quello che avevo imparato.
Anna Foschi: Suoni anche altri strumenti?
Simone Saviane: Ho studiato il pianoforte complementare al mio programma di saxofono in conservatorio per 4 anni ma lo uso solo quando scrivo o arrangio. Ho suonato un po’ il clarinetto ma il lavoro non mi ha lasciato molto tempo per curare altri strumenti. Suono 4 tipi di saxofono: il contralto, il tenore, il soprano ed il baritono.
Anna Foschi: Parlaci un poco del tuo “personaggio” professionale: come hai scelto di presentarti in “giacca e cravatta” al pubblico, cosa abbastanza eccezionale nel mondo fin troppo eccentrico degli artisti musicali contemporanei?
Simone Saviane: Secondo me Vancouver è una città che sa apprezzare e valorizzare l’eleganza e lo stile made in Italy oltre che come uno lavora. Gli Italiani da sempre sono considerati i promotori della moda, dello stile, del buon cibo, del miglior vino e dell’arte ed è questo quello che vorrei rappresentare per tutti noi qui in Canada.
Il sax con le sue curve e linee sinuose mi ha sempre dato l’idea di  essere uno strumento elegante e da qui l’idea del mio vestire sobrio e pulito. Ho pensato anche a qualcosa che rispecchi allo stesso tempo anche un po’ le nostre radici. Il pubblico apprezza molto sia la mia professionalità che il buon gusto nel vestire, personalmente credo che questi due elementi debbano viaggiare sempre in armonia. D’altra parte chi di noi vorrebbe prendere un buonissimo caffè o mangiare un’eccellente pizza in un locale trasandato e fatiscente? Il prodotto deve essere all’altezza ma anche l’occhio vuole la sua parte, far star bene le persone vuol anche dire non farle preoccupare di come arriverò vestito al loro evento, sanno già in partenza che il mio standard è questo.
Anna Foschi: Cosa ha motivato la tua scelta di vivere in Canada?
Simone Saviane: Purtroppo è risaputo e ne ho già parlato con i connazionali al Centro Culturale Italiano, lo scenario generale in cui riversa il nostro Paese adesso è imbarazzante: il sistema politico fa acqua da tutte le parti già da molti anni e ad ogni riforma vengono tagliati fondi alla cultura, all’arte tutta ed i nostri migliori talenti migrano all’estero per poter esprimere le loro capacità. Faccio dei nomi: Donizetti, Verdi, Puccini, Rossini, Monteverdi, Vivaldi, Scarlatti e qui mi fermo. La patria che ha portato la musica e la scuola musicale nel mondo, adesso è completamente distaccata dalle sue radici. Parlando di questo con un amica che vive a Vancouver ormai da diversi anni, ho cominciato ad interessarmi al suo punto di vista su questa splendida città dalle mille opportunità e questo mi ha spinto a guardarmi attorno ed ho pensato di provare a lavorare qui. Lei mi ha sempre descritto Vancouver come una città pulita, dove si rispettano le molte etnie presenti, dove c’è libertà di parola, una città multiculturale, ben organizzata e con una spettacolare natura che poi ho scoperto essere molto simile a quella del mio territorio. Ho pensato che qui avrei avuto la possibilità di portare la mia professionalità ad un altro livello e venire apprezzato, ampliando e solidificando la mia trentennale esperienza di artigiano della musica. Nonostante io viva qui solo da pochi mesi, devo ammettere che Vancouver mi sta dando davvero grandi soddisfazioni, aveva ragione la mia amica. Colgo l’occasione per ringraziare lei e tutta la Comunità Italiana che mi ha accolto a braccia aperte, il Centro Culturale Italiano nel quale ho respirato la vera Italia di una volta, quella a cui mi sento di appartenere, quella dei lavoratori, dei sacrifici, delle persone che aiutano a prescindere da un tornaconto.
Anna Foschi: Quali sono le tue attivita’ musicali principali nella nostra citta’?
Simone Saviane: Ora come ora mi esibisco in pubs venue, a serate di gala , nei matrimoni, eventi privati di ogni tipo, business opening … Fortunatamente qui si fanno party per ogni sorta di cosa e per il mio lavoro è una buonissima cosa. Nel mio repertorio ho musica italiana, swing, pop, funk e altro ancora. Ho un debole per la black music in generale ma non ho abbandonato le mie radici nelle orchestre di liscio quindi i valzer e le polche all’occorrenza li so suonare (LOL). Ho cercato di creare un ampia varietà di stili e repertori in modo da soddisfare tutte le occasioni in cui mi trovo. Ora per la maggior parte suono da solo usando delle basi musicali elaborate da me ma in futuro però vorrei mettere su una band e collaborare con qualche gruppo già presente sul territorio; ho appena terminato di registrare un CD e ne ho altri due in progetto prima di fine anno, stando alla mia manager, che voglio ringraziare pubblicamente, ho l’agenda  abbastanza piena di impegni.
Se qualcuno volesse contattarmi anche “solo” per prendere un caffè e fare due chiacchiere ne sarei davvero lieto. Il mio sito web per chi volesse la mia presenza al suo evento è www.vancouversax.com oppure sono raggiungibile su Facebook a “The Sax Wears A Suit” e su Instagram a “the.sax.wears.a suit”.
Grazie Anna, grazie Giorgio ed a tutta la redazione del Marco Polo!

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