Riflessioni Natalizie

L’atmosfera tipica del periodo natalizio si comincia a respirare già a fine ottobre. I grandi magazzini abbondano di cose utili e inutili: merce rivolta a tentare i consumatori abituali e occasionali. L’aspetto più vistoso è tuttavia l’abbondanza di luce. Ma dentro di noi che accade? L’ho chiesto a tre persone che conosco: un sacerdote, un laico e un’amica credente. Ne derivano motivi per gioire e per riflettere.
Com’è vissuto il Natale dai cattolici d’origine italiana nel contesto multietnico?
Sacerdote -In Nord America, il Natale è una delle celebrazioni più importanti dell’anno. Non necessariamente una celebrazione religiosa. Gli elementi della celebrazione sono l’albero di Natale decorato in casa, Babbo Natale qui chiamato Santa Claus, l’illuminazione dell’esterno della casa, possibilmente spettacolare. E poi i regali, la gente va matta per comprare regali, parti importanti degli scambi natalizi. I Christmas Carols, canti tradizionali alla radio e in televisione. E ancora il pranzo natalizio con il tacchino come piatto forte. Gli italiani hanno accettato tutti questi elementi dando loro un tono particolare: il presepio è un elemento importante in molte nostre famiglie, accostato all’albero di Natale.
Laico-L’albero di Natale, con i suoi adorni multicolori, e la decorazione di casa e giardino con le piccole luci, sono elementi comuni. Forse tra gli italocanadesi si nota più senso artistico nella decorazione delle abitazioni, di cui sono giustamente orgogliosi. Solo in poche famiglie si allestisce il presepe, più o meno elaborato nei suoi dettagli, con la partecipazione dei membri della famiglia, specialmente i piccoli. Purtroppo anche i connazionali sono vittime del consumismo, denominatore comune in ogni etnia e cultura.
Amica-Come manifestazione esteriore, il Natale dei cattolici non mi sembra molto diverso da quello di molti altri cristiani, e non, della regione. Luci, colori, musiche, scambio di doni in occasione di più frequenti incontri tra amici. Si entra tutti in quell’atmosfera un po’ irreale di questo periodo dell’anno. Noi italiani, anche se in minoranza rispetto alle molte altre etnie presenti, manteniamo alcune tradizioni importanti: la riunione della famiglia per la cena della vigilia o per il pranzo di Natale, una più sentita partecipazione ai riti religiosi, il presepio nelle varie chiese ma anche in molte nostre case. E naturalmente facciamo anche l’albero di Natale, diventato simbolo universale di questa festività.
Come sta cambiando il panorama religioso canadese? E quello della nostra comunità?
S-Non vedo un cambiamento del panorama religioso canadese in riferimento al Natale. C’è un diffuso secolarismo che si sta espandendo, ma lo vedo un fenomeno mondiale ed esteso a tutti gli aspetti della vita. Le influenze delle altre etnie e culture spingono sempre più il Natale verso quella celebrazione tradizionale fatta di canti, regali e atmosfera più che di vero senso religioso.
L-Si respira, specialmente tra i giovani, un clima di individualismo e di abulia religiosa. È sempre più difficile un impegno costante e generoso, nutrito dalla fedeltà e dal sacrificio. La vita in genere appare priva di ideali. Celebrare il Natale nell’intimità della famiglia, influisce ancora nella formazione personale e comunitaria. I nonni, in particolare, mantengono vive tradizioni di cibi e riti caratteristici delle varie regioni specialmente durante le festività natalizie.
A-Non vorrei essere pessimista, ma mi sembra che stia cambiando in peggio. I segni esteriori del Natale non bastano a coprire il disorientamento di tanti che soffrono per la mancanza non di cose materiali ma di ideali, di solidarietà, di amore vero. I giovani ne sono le maggiori vittime, anche i «nostri» giovani. Abbiamo voluto risparmiargli le nostre fatiche, i sacrifici, abbiamo dato loro benessere materiale e, forse, ci siamo dimenticati di coltivare la loro anima. Guardiamoci intorno: quanti sono fedeli alle promesse battesimali? alla fede trasmessa loro come eredita’ preziosa oltre che dono divino? Da chi dipende tutto ciò? Da noi genitori? Dalla scuola? Dai nostri preti? Forse responsabili non sono unicamente il bombardamento dei media e l’imperante consumismo. Abbiamo forse abdicato ai nostri doveri di educatori?
Religione e spiritualità: come intrecciarle con il prevalente secolarismo?
S-Insistendo sulla liturgia e sul significato del Natale come incarnazione. Che vuol dire rivalutazione della centralità della persona umana, rispetto della persona umana, solidarietà internazionale, significato del Natale come stimolo universale alla pace.
A-La spiritualità non è necessariamente legata alla religione, anche se ogni religione ha una sua forma di spiritualità, almeno così mi sembra. Ritornando ai giovani, molti di loro esprimono forme di spiritualità inattese, originali, spesso sconcertanti per noi adulti. Basti osservare il fascino esercitato su di loro da musicisti e da gruppi musicali anticonformisti, se non di pura protesta, o dai riti misteriosi delle religioni orientali. Il secolarismo può contenere spazi di spiritualità. E la religiosità, sia pure indipendente dalla pratica religiosa, non potrà morire: sarebbe la fine dell’uomo e della sua sete naturale di spiegarsi il perché della vita e della morte.
Questo Natale avrà un’impronta particolare nella comunità parrocchiale?
S-Uno degli elementi di questo Natale, a parte i contenuti universali già accennati, si può ricercare nel desiderio e nella volontà di pace, condivisione con i poveri, un senso di responsabilità per tutto il mondo che sta diventando un piccolo villaggio in cui l’apporto di ognuno non è solo desiderato ma anche richiesto e necessario.
L-I nostri cori avranno un ruolo molto importante nelle celebrazioni natalizie con l’armonia di antiche pastorali sia popolari che classiche. Al vecchio presepe con le statue un po’ sproporzionate e scorticate era stato aggiunto tempo fa un set di nuove statue di
resina, con i dolci dettagli di artisti italiani, modellate a Padova. Sara’ nuovamente un dolce richiamo per piccoli e grandi.
A-I laici attivi nelle parrocchie vivono con grande intensità questo periodo dell’anno, naturalmente ispirati dai rispettivi pastori. Ma la nostra partecipazione non si limita alle festività di Natale.
Anna Maria Zampieri Pan

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