Ricordi della guerra e della Festa della Repubblica

Di Marianna Pezzoli

2 Giugno: Festa della Repubblica Italiana.
È tradizione festeggiare in Italia con sfilate militari lungo i Fori Imperiali a Roma, con il passaggio delle Frecce Tricolori sui cieli della capitale, con la deposizione di una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto, con il tricolore alle finestre e con le bande musicali. Ma esattamente cosa si festeggia? La seconda guerra mondiale in Italia è terminata nel Maggio del 1945. L’anno successivo, nei giorni del 2 e 3 giugno è stato indetto un referendum istituzionale, il primo a suffragio universale, per chiedere agli Italiani di scegliere se essere governati ancora dalla Monarchia, che aveva appoggiato il regime fascista, oppure da una forma di governo repubblicano. Gli italiani hanno scelto la repubblica, ed il re, Umberto di Savoia è andato in esilio in Portogallo. Quindi possiamo dire che il 2 giugno si festeggia il compleanno della Repubblica Italiana! Quest’anno purtroppo tutti i festeggiamenti, anche qui da noi in British Columbia, sono stati annullati.
Nella speranza di poter riprendere presto le attività sociali, vorrei fare un piccolo salto indietro nel tempo e raccontarvi, attraverso la voce di tre amici canadesi, di origini italiane che fanno parte della comunità’ Italiana dell’Okanagan, cosa è successo prima di quel 2 giugno 1946 quando gli Italiani erano ancora in guerra.
“Avevo nove anni quando è finita la guerra. Mi ricordo, mi ricordo bene. Scappavamo di notte nei ricoveri” mi racconta Melina. Melina Fiume, classe 1936 è nata a Somma Vesuviana in provincia di Napoli. È partita dall’Italia il 26 agosto del 1956 per arrivare dopo un lungo viaggio in nave ed in treno fino a Yellowknife. “Siamo scappati in montagna quando sono arrivati i soldati tedeschi. Nella chiesa della Madonna di Castello. Siamo stati li per 7/ 8 mesi” mi spiega e mi ripete il nome della chiesa come per farmi capire che era un luogo sicuro, un luogo caro. “Noi eravamo fortunati perché abitavamo in chiesa e potevamo dormire dietro l’altare. Mio papà’ era a casa con noi e ci cucinava. Avevamo provviste in casa. Lui cucinava e mio fratello di notte scendeva dal bosco per prendere il cibo. Il sentiero era molto stretto e solo una persona per volta poteva passare. Noi abitavamo vicino alla stazione Vesuviana e i tedeschi avevano minato la stazione ed hanno bombardato la cabina per la corrente. Mio fratello, che ha 12 anni più di me, lavorava lì ed ebbe molta paura perché’ i soldati tedeschi stavano per prenderlo. Per fortuna lui è riuscito a saltare dal ponte e a scappare nelle campagne.” Melina continua a raccontarmi le loro storie e ripete spesso “oh sì, me lo ricordo bene! Avevamo tutti tanta paura! Tutti i palazzi erano distrutti, tutto era distrutto. Ho perso un cugino stretto in guerra. I miei fratelli non sono andati in guerra perché erano troppo giovani, ma i tedeschi cercavano di farli prigionieri, allora loro sono scappati. ”Basta con i ricordi paurosi della guerra. Le chiedo cosa si ricorda della fine della guerra. “Ah, quando è finita la guerra c’erano tutte le campane che suonavano a Gloria!! C’era gente per strada che cantava e ballava e vendevano le coperte americane! Tutti erano in festa!” mi racconta con enfasi. Quando le ho chiesto del referendum, Melina mi ha detto che non si ricorda. In casa non si parlava dei partiti o di politica. Ricorda però’ che il 1° maggio, festa dei lavoratori, i treni per andare a Napoli erano gratuiti, quindi loro andavano sempre per fare una passeggiata in Piazza del Plebiscito ed in Via Santa Lucia. “Io no ho votato per il Referendum perché’ avevo solo 16 anni e stavo per partire per la Francia” mi risponde Arturo. Arturo Bazzana, classe 1929, nato a San Giovanni di Casarsa, allora provincia di Udine ed ora sotto Pordenone. Arturo non ricorda molto del periodo dopo la fine della guerra perché’ nel 1946 si è trasferito in Francia a Carcassonne dove ha lavorato per cinque anni in una fattoria di mucche da latte prima di fare i documenti e partire dal nord della Francia verso Halifax e poi verso Prince Rupert. Allora gli chiedo se ha ricordi della guerra e se vuole condividerli con me. “Si, si”, mi dice. “Mi ricordo bene della guerra. Avevo 13 o 14 anni e avevo tanta paura. Andavamo a nasconderci nei rifugi sotto terra vicino a casa sotto la legna per ripararci dalle bombe. Tiravano le bombe vicino alle case. Di giorno lavoravamo la terra. Si lavorava tanto e si doveva dividere tutto a metà’ con il proprietario della terra, anche il latte. Per questo motivo, quando abbiamo avuto l’opportunità’ di fare le carte ed emigrare, siamo partiti, prima in Francia e poi in Canada. ”Gli chiedo della fine della guerra e lui mi dice: “mi ricordo, la guerra è finita nel maggio del ‘45 e tutti erano felici e suonavano le campane!”.
“Ricordo molte cose della guerra anche se ero solo un bambino.” mi dice Florindo. Florindo Pucci, classe 1939 nato a Cosenza in Calabria, mi racconta tante cose del periodo della guerra quando era solo un bambino. “Avevamo molta paura, ed una notte una bomba ha colpito un treno e nel mezzo della notte era come si ci fosse la luce del giorno! Sentivamo gli aerei passare sopra le nostre case e ci nascondevamo. Eravamo molto spaventati perché’ capivamo che era pericoloso e ci nascondevamo dentro i buchi che avevamo scavato in giardino. Abitavamo in un piccolo villaggio in una fattoria ed il paese più vicino era a circa 20 minuti. Io ero un bambino piccolo, ma non ho mai visto i soldati tedeschi, non sono mai arrivati alla nostra casa. Ricordo però che mio papà aveva fatto un buco nel pavimento e aveva nascosto dentro le cose e poi aveva ricoperto il pavimento per nasconderle ai tedeschi.” Ho chiesto a Florindo se si sentiva mai parlare in casa di politica. “Si, mia mamma parlava spesso di Mussolini e della Monarchia. Ricordo che un amico aveva sulla porta un’insegna del Re.” Gli ho anche chiesto se ricorda le celebrazioni del 2 Giugno. Mi ha raccontato che no, non ricorda di averla celebrata, ma ricorda di aver votato per il sindaco prima di essere partito per il Canada nel 1961 all’età di 21 anni. Poi Florindo, incerto su una data mi dice che vuole cercarla nel suo libro. Mi racconta che un giorno a scuola il preside ha fatto una piccola competizione tra gli alunni. Chi fosse riuscito a rispondere correttamente a più domande avrebbe vinto un premio. Florindo mi ha detto che lui ne sapeva molte, e vinse il premio, un libricino tipo enciclopedia del ministero della Pubblica istruzione del 1955 con tutti i fatti storici, la matematica, le scienze, la geografia etc. di quel periodo. Non ho resistito alla tentazione di vedere il libro e sono passata da casa di Florindo a prendere il libricino, che lui mi ha gentilmente prestato. Ho passato ore a sfogliarlo per vedere e capire come era il mio paese nel 1955. Curiosando ho trovato le foto del Presidente della repubblica, Luigi Einaudi, e del Presidente della Camera, l’onorevole Giovanni Gronchi. Nella sezione storica all’anno 1946 c’ è scritto: “Nomina d’un governo provvisorio in Italia. Elezioni istituzionali e politiche: dalle prime risulta preferita la Repubblica alla monarchia; dalla seconda risulta eletta l’Assemblea Costituzionale italiana per la compilazione della nuova Costituzione nel regime democratico repubblicano.”
Mi è piaciuto molto intervistare questi amici e li ringrazio di cuore per aver condiviso i propri ricordi con me e avermi permesso di scriverli per poterli condividere con voi lettori.
Buona Festa della Repubblica a tutti dall’Okanagan e Viva l’Italia!

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