Polemica: Virus poco contagioso?

«Affermare che il rischio epidemico abbia cessato di esistere non ha nessuna base scientifica, può essere causa di disorientamento e indurre una parte della popolazione a non rispettare le indicazioni di contenimento che invece devono essere mantenute». Sono sette i medici firmatari di un documento di replica al «manifesto» scritto da 10 colleghi lo scorso 20 giugno convinti, sulla base dei dati ospedalieri, che il virus oggi sia meno aggressivo e che l’emergenza sia finita.

Sette universitari

«Non vogliamo polemizzare — premettono gli autori del nuovo coming out, tutti infettivologi universitari e un microbiologo — ma siamo preoccupati che dichiarazioni ottimistiche sulla minore contagiosità del Sars-CoV-2 possano fare credere erroneamente alla gente che il pericolo sia scemato», motivano il loro intervento Marcello Tavio (Ancona Ospedali Riuniti, presidente società italiana di malattie infettive e tropicali), Massimo Andreoni (Roma Tor Vergata), Giovanni Di Perri (Torino), Massimo Galli (Milano), Claudio Maria Mastroianni (Roma La Sapienza) e Carlo Federico Perno (Milano, microbiologia). Altri personaggi del mondo universitario italiano si starebbero riunendo attorno al nucleo dei «sette».

I focolai

Il ragionamento parte dall’esame dei focolai che si sono verificati in poco più di una settimana a Roma (San Raffele e Garbatella), Palmi, Mondragone e in Emilia (azienda di spedizioni Bartolini). Sono la dimostrazione «che il virus attualmente circolante è attivo e contagiante. Quando incontra contesti in cui possono essere coinvolti anziani o pazienti a rischio (è accaduto al San Raffaele Pisana di Roma, istituto di neuroriabilitazione) è in grado di causare danni di estrema gravità del tutto simili a quelli che ha fatto all’inizio dell’epidemia».

La carica virale

Gli infettivologi osservano inoltre che il virus responsabile del focolaio in Vestfalia (con oltre 1500 casi accertati e 7000 contatti) e che sta mettendo in ginocchio il Brasile sia lo stesso che continua a diffondersi in Italia. Il Sars-CoV-2 non si è dunque placato, non c’è ragione di credere alla sua benevolenza soltanto perché adesso dalle nostre parti si vedono meno casi. Insiste sulla teoria del virus rabbonito invece il cartello dei dieci tra virologi epidemiologi e anestesisti. «Ha una carica virale più bassa e meno contagiosa», incalzano Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti, Arnaldo Caruso, Massimo Clementi, Luciano Gattinoni, Donato Greco, Luca Lorini Giorgio Palù, Giuseppe Remuzzi e Roberto Rigoldi. Il loro «manifesto» evidenzia «il crollo inequivocabile dei malati con sintomi e dei ricoveri ospedalieri mentre aumentano in modo esponenziale i debolmente positivi che dunque non avrebbero la capacità di trasmettere il virus e potrebbero evitare l’isolamento.

Esempi negativi

«È una possibilità ma non una certezza». ribattono Tavio e gli altri. Non è dimostrato che «il virus isolato in soggetti ormai asintomatici da diversi giorni non abbia capacità infettanti in vitro». Due partiti di opposte idee, come è normale accada nell’ambito della comunità scientifica. Però non è facile per il comune cittadino orientarsi in questa selva di informazioni discordanti. Gli effetti si riflettono nella vita di tutti i giorni. A comportamenti di estrema «chiusura», persone con la mascherina che cambiano marciapiede per non incrociare i passanti, si contrappongono le immagini di bagnanti allegramente vicini sulla spiaggia e di file poco protette agli imbarchi degli aliscafi per Capri.

Casi preoccupanti

Se prevalesse nell’opinione pubblica la sensazione che il responsabile della pandemia è diventato un ex-nemico sarebbe inutile continuare a insistere sul mantenimento delle misure raccomandate da 4 mesi a questa parte: indossare la mascherina nei luoghi chiusi, igiene delle mani, un metro di distanza dal prossimo, no assembramenti. Sono i messaggi ripetuti senza tregua dal ministro della Salute Roberto Speranza e dai tecnici del Comitato scientifico, Silvio Brusaferro, Franco Locatelli, Giuseppe Ippolito e Giovanni Rezza. La realtà dei fatti racconta che «la guardia non va abbassata». Chi lavora negli ospedali continua a vedere «casi preoccupanti», slegati dai focolai più numerosi. Se non si muore quasi più di coronavirus «è perché i pazienti vengono diagnosticati prima».

Agenzia di stampa

Share on facebook
Facebook
Share on google
Google+
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on pinterest
Pinterest
Subscribe
Notify of
guest
0 Comments
Inline Feedbacks
View all comments
Greater Vancouver Community Credit UnionGreater Vancouver Community Credit UnionGreater Vancouver Community Credit Union
ADVERTISEMENT
AnnieAnnieAnnie
ADVERTISEMENT
SfinakiSfinakiSfinaki
ADVERTISEMENT
ADVERTISEMENT

Latest News

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Scroll to Top