Liberi fino alla fine – I primi giorni della raccolta firme per legalizzare l’eutanasia sono stati un successo senza precedenti

di Vicky Paci

Eutanasia. Un tema che divide gli italiani forse piu’ del calcio o della politica perche’ si toccano le convinzioni etiche di ognuno. Pero’ il problema esiste e negare “la buona morte” a chi soffre non pare giusto e non sembra logico neppure costringere chi vuole smettere di soffrire ad andare all’estero con esborso di cifre importanti. Per questo si sono svolti i referendum days (500 tavoli in tutta Italia, volontari, autenticatori oltre avvocati e notai registrati, cancellieri, parlamentari, sindaci, assessori, consiglieri comunali, consiglieri regionali e dipendenti comunali) con l’obiettivo di raggiungere 500mila firme in tutta Italia, entro il 30 settembre, necessarie per indire il voto popolare sull’eutanasia legale. A promuovere l’iniziativa è l’Associazione Luca Coscioni con l’appoggio di personaggi famosi come Fedez, Maurizio Costanzo, Giobbe Covatta o Vasco Rossi che ha concesso gratuitamente i diritti della sua Vivere, diventata colonna sonora dello spot ufficiale della campagna, un corto molto coinvolgente, in cui il protagonista, circondato dall’affetto dei suoi cari, si trova in una condizione di malattia irreversibile che lo porterebbe a voler “stare spento” ma che gli permette solo di spegnere la radio. E noi per il titolo abbiamo preso a prestito proprio l’ultima frase del video che racchiude tutta la disperazione e l’impotenza di una persona cui non e’ possibile decidere il proprio destino. Il testo del referendum prevede una parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale (“omicidio del consenziente”) che impedisce la realizzazione di ciò che comunemente si intende per “eutanasia attiva” (sul modello olandese o belga). In caso di approvazione si passerebbe dal modello della “indisponibilità della vita”, sancito dal codice penale del fascismo nel 1930, al principio della “disponibilità della vita” e dell’autodeterminazione individuale, già introdotto dalla Costituzione, ma che deve essere tradotto in pratica anche per persone che non siano dipendenti da trattamenti di sostegno vitale. Intanto i volontari impegnati nella raccolta firme sono diventati 12 mila in tutta Italia, oltre 100 mila firme registrate al 14 luglio con Valle d’Aosta, Piemonte, Umbria, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige le prime 5 regioni capofila per firme raccolte per abitante: questa straordinaria risposta ha permesso a Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, di affermare “Ci sono le condizioni per raggiungere l’obiettivo, nonostante ostacoli e boicottaggi. Abbiamo creato le condizioni per raggiungere l’obiettivo delle 500.000 firme entro il 30 settembre, nonostante ostruzionismi e ostacoli di ogni tipo che stiamo superando grazie all’opera straordinaria di 12.000 volontarie e volontari. E’ impressionante vedere come il dibattito politico ufficiale si sia totalmente disinteressato della questione eutanasia e della raccolta firme mentre è in corso una mobilitazione in tutte le provincie italiane con code per firmare che si formano appena apriamo un banchetto. Nessuna adesione tra i principali partiti nazionali, ha proseguito Cappato, ostruzionismo in molti comuni che rifiutano i moduli e non collaborano con la raccolta firme negando strade e piazze, rinvio estenuante da parte del Governo sul tema della sottoscrizione telematica via Spid e firma digitale, assenza di informazione agli avvocati e a Consiglieri e dipendenti comunali sulla loro possibilità di autenticare le firme, assenza di qualsiasi tipo di comunicazione istituzionale da parte del servizio pubblico radiotelevisivo e totale eliminazione del tema dai principali salotti televisivi (molti dei quali prematuramente scomparsi causa vacanze). Continua Cappato “In questo contesto, i 12.000 volontari stanno realizzando un piccolo miracolo laico che vedrà ora il passaggio più difficile nel mese di agosto, con la chiusura degli studi degli avvocati e le vacanze di tanti. Dalla settimana prossima partirà anche la campagna per la sottoscrizione negli uffici comunali dove abbiamo inviato – a nostre spese – i moduli, in assenza della predisposizione di un sistema telematico pur previsto per legge”. Gli italiani all’estero possono gia’ firmare in molti consolati e ci auguriamo che questo avvenga presto anche a Vancouver perche’ al di la del rispetto delle convinzioni e del libero pensiero di tutti si tratta indubbiamente di una battaglia di civiltà.

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