Lampedusa, un’opera teatrale che è uno specchio dei tempi

di Anna Foschi Ciampolini

Anders Lustgarten vive a Londra ed è un autore impegnato su temi sociali e politici. Ha già esplorato temi scottanti con Shrapnel, ispirato dal massacro di Roboski in Turchia, e Black Jesus ambientato in Zimbabwe dopo l’era Mugabe, e adesso, ne;la sua più recente opera dal titolo Lampedusa, fa parlare due personaggi che non si incontreranno mai ma che condividono difficili esperienze di vita e di lavoro in due diverse nazioni. Lampedusa va in scena a Vancouver, dal 5 al 21 maggio presso The Culture Lab at The Cultch: 1895 Venables Street con la regia di Richard Wolfe. Già presentata a Londra al Soho Theatre, la storia racconta le vite di due giovani, Stefano e Denise, che lottano per ritagliarsi un poco di futuro in una Europa decaduta che non sembra offrire sbocchi. Stefano, un ragazzo italiano, vive a Lampedusa e ha dovuto abbandonare il suo lavoro di pescatore perché come afferma “Il Mediterraneo è morto” e ora fa un lavoro “che nessuno vuole fare”, cioè va al salvataggio e recupera i corpi dei migranti annegati nel tentativo di raggiungere l’isola e ottenere asilo in Italia. In Inghilterra, Denise si paga gli studi facendo l’esattrice  per una agenzia di prestiti, affrontando quotidianamente disagi e razzismo per il suo essere metà cinese e metà inglese, e alllo stesso è testimone della lotta per sopravvivere della gente marginalizzata alla quale deve chiedere il pagamento dei prestiti in scadenza.

Le premesse sono drammatiche ma pure nella denuncia senza mezzi termini di ingiustizie e pregiudizi sociali, Lustgarten infonde compassione e umorismo nelle riflessioni amare o ironiche di Stefano e Denise, entrambi provenienti da classi sociali disagiate e perciò consapevoli di cosa si prova ad essere sul gradino piὺ basso nella scala della vita. Questa consapevolezza apre però uno squarcio di luce nella loro desolante quotidianità, attraverso l’amicizia, sulle prime esitante, con altri due emarginati: per Stefano, l’incontro con un meccanico del Mali arrivato in Italia pieno di speranze e progetti; per Denise, la frequentazione di una madre “single” portoghese indebitata fino al collo eppure pronta a condividere quel poco che può offrire.

Un importante aspetto di questa rappresentazione teatrale è l’attenzione all’autenticità dei dettagli: Denise, interpretata da Melissa Oei, parla un inglese cockney, mentre per la parte di Stefano l’attore Robert Garry Haacke è stato guidato dalla Italian Dialect Coach & Cultural Dramaturg, Cinzia Candela Bicego. Siciliana purosangue trapiantata a Vancouver da qualche anno, Cinzia ha una esperienza di oltre 25 anni nel campo del teatro, radio, televisione e comunicazione. È stata allieva di  Arnoldo Foà al CIM Verona, e è ora la fondatrice e proprietaria di “Voice & Wellness:Comunicare Benessere,” collabora con importanti istituzioni cittadine compreso la Italian Chamber of Commerce in Canada West. Nella produzione di “Lampedusa” ha avuto un ruolo importante: la sua visione finalizzata ad evitare  facili stereotipi si è soprattutto concentrata sulla gestualità e sulla espressività per dare credibilità all’interpretazione di Stefano senza forzature e senza obbligare l’attore che lo interpreta a cercare di imitare l’accento siciliano nei brani che richiedono la dizione in italiano.

I due giovani attori inftti sono stati molto convincenti nella interpretazione di  personaggi così diversi per origine e tratti culturali. Melissa Oei ha infuso una carica di energia e ribellione alla sua Denise, che ha rivestito di gesti, occhiate e movenze credibilissime e coinvolgenti, mentre Robert Garry Haacke ha creato uno Stefano misurato, pensoso e per fortuna ben lontano dalle stereotipate esuberanze di solito attribuite agli italiani e ai siciliani in particolare. Sullo sfondo della scenografia volutamente essenziale opera di Carolyn Rapanos, l’entusiasmo e la dedizione di questi due giovani attori erano vivi e palpabili e questo ha contribuito grandemente alla qualità dello spettacolo

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