La giornalista del Far West

Di Generoso D’Agnese

Chi, come, quando, dove, perché? Potrebbe essere scandita dalle cinque fondamentali regole del giornalismo la vita di un’italiana che non ha mai smesso di porre domande e di capire la società che le stava intorno. Potrebbe proprio essere sintetizzata in queste cinque semplici punti interrogativi, la summa vitale di Anna Maria Zampieri Pan, che ha trasformato Vancouver in un’isola italiana ben conosciuta ai media italiani e l’Italia un paese meno misterioso ai tanti discendenti italocanadesi di terza e quarta generazione, cresciuta a pane e leggende sul Belpaese. Una vita spesa a servire l’informazione, quella vissuta dalla tenace italiana nata a Vicenza nel 1933, primogenita di otto tra sorelle e fratelli. Cresciuta all’ombra dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Anna Maria Zampieri seguì d’istinto la vocazione dell’impegno sociale, memore della guida morale di suo padre (storico antifascista e democratico del Triveneto, sindaco di Vicenza dal 1948 al 1958 e senatore nel decennio successivo). Divenne esponente del movimento studentesco cattolico durante gli anni della facoltà di giurisprudenza ma altrettanto forte crebbe in lei la passione per il giornalismo. l mestiere del giornalismo, ricorda la stessa Zampieri, è qualcosa che va al di là della semplice scelta professionale. Potrei definirla una insopprimibile vocazione. Altrimenti non potrei spiegare del perché lasciai le comode certezze della professione notarile che avrei ereditata da mio padre per un’attività insicura e difficile come questa professione. Co-fondatrice del giornale studentesco Ottoedieci del Liceo Pigafetta di Vicenza, la giovane iniziò a collaborare con le testate cittadine e in poco tempo divenne una attivissima rappresentante del sindacato giornalisti nonché, tra l’altro, collaboratrice di Forme, rivista di design e arte industriale, pubblicata in quattro lingue. Sposatasi nel 1963 con Mario Pan, affermato imprenditore vicentino, per la tenace giornalista sembrò aprirsi una tranquilla vita familiare, nel quale l’attività pubblicistica rallentò per favorire la comunicazione aziendale di famiglia. La nascita di Ida Maria nel 1964, Davide nel 1965 e Marta nel 1968, sembrò saldare definitivamente la passione giornalistica al piacere di crescere i figli. Tutto andò bene fino alla metà degli anni Settanta, epoca delle Brigate Rosse e di Tangentopoli. Finimmo strangolati da prepotenti richieste di politici vari, da ingiuste ingerenze sindacali: ricatti ai quali non cedemmo, ragione per cui l’azienda fu fatta morire. Non ci restava che andarcene. Anna Maria Zampieri Pan divenne suo malgrado un’emigrante forzata ma non si arrese alle immani fatiche dell’adattamento al nuovo paese, il Canada, e a una città, Vancouver, che nel 1980 era ancora alla ricerca di una propria identità metropolitana. Nella sua nuova vita, la giornalista si ritrovò a riprendere in mano la propria professione, ed iniziò ad occuparsi di emigrazione e di storie di italiani nel mondo. Sono immediatamente entrata a far parte attiva della comunità italiana e multiculturale di Vancouver e della British Columbia. Nel 1983 ho accettato una provvidenziale offerta di lavoro al settimanale L’Eco d’Italia, che ho diretto e redatto fino al 1990. Quella di Anna Maria Zampieri Pan non è stata una semplice attività da onesto cronista. La vicentina ha invece interpretato la propria professione a 360° trasformandola in un tutt’uno con l’impegno associativo nei confronti dei tanti italiani e italocanadesi sparsi nel British Columbia, nell’Alberta, e nel confinante stato americano del Washington. Oltre 300 editoriali, cronache, interviste, servizi speciali, corrispondenze con i lettori, hanno reso Zampieri Pan un vero e proprio baluardo dell’italianià nell’angolo nordoccidentale del Continente Americano, regalandole la soddisfazione di aver saputo tessere una trama sottile ma resistentissima nei confronti della comunità tricolore. Ritornata dopo tanti anni all’attività di giornalista free-lance, Anna Maria Zampieri Pan non ha smesso il vizio della ricerca e dell’indagine. Affiancandovi l’impegno di volontariato, continua a scrivere costantemente per riviste di lingua italiana in Canada e Stati Uniti e con agenzie stampa d’emigrazione in Italia. I suoi oltre 150 articoli pubblicati per Il Messaggero di Sant’Antonio verranno presto raccolti, a cura della prof. Merler della Simon Fraser University, in un volume dal titolo Percorsi di vita, effetti dell’emigrazione. La nonna-comunicatrice (i quattro i nipotini : Etienne Pan, Samuele e Paolo Silvera, Luca Pan sono la sintesi di ciò che è la multietnicità: il primo è mezzo francese e mezzo italiano, i secondi sono mezzi giamaicani e mezzi italiani, l’ultimo è mezzo greco e mezzo italiano. Loro si definiscono per intero canadesi) guarda con particolare soddisfazione anche alla strada compiuta dai propri figli, in una difficile ma riuscita integrazione nel Nuovo Mondo che vede anche il rientro in Italia. Ida Maria é infatti un tecnico cinematografico ed é avviata sulla strada della regia, ed ha scelto Torino come sua nuova residenza. Marta invece ha scelto la strada della ristorazione nello slow food e del catering, non abdicando alla sua passione per la pittura. Passione artistica che è diventato vero e proprio lavoro per Davide Pan, definito dall’ex ministro federale Charles Caccia lo scultore ecologo del Canada. Ma nonostante le grandi soddisfazione di madre e nonna, Anna Maria Zampieri Pan continua nella sua grande opera di sensibilizzazione della storia italiana del British Columbia. Sua la presentazione di 100 anni e più di Associazioni Italiane in Columbia Britannica una guida analitica di tutta la storia italiana nell’area nordoccidentale del continente americano. Nel volume, edito dal Consolato generale d’Italia con la collaborazione dell’Istituto italiano di cultura e del Centro culturale italiano, vengono ripercorse le genesi e lo sviluppo del movimento associazionistico italiano nel Far West e le storie esemplari di alcuni italiani di successo (come Filippo Branca, ex cercatore d’oro diventato agricoltore e commerciante, o come Angelo Calori, diventato imprenditore e albergatore). Sua anche l’incessante attività per recuperare le tante piccole grandi storie di un’emigrazione in capo al Mondo che ha prodotto una comunità italocanadese tra le più ricche di humus culturale. Sue sicuramente numerosi altri reportage che ne fanno sicuramente la più autorevole delle giornaliste. (America Oggi – Feb 2003)

Share on facebook
Facebook
Share on google
Google+
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on pinterest
Pinterest

Leave a Reply

avatar
  Subscribe  
Notify of
Annies PlaceAnnies PlaceAnnies Place
ADVERTISEMENT

Latest News