La democrazia italiana sta morendo

La democrazia sta vivendo momenti drammatici in Italia. Sta morendo sotto i colpi dei manganelli, spazzata via dagli idranti della polizia.

Trieste, 18 ottobre 2021, è questa la data da tenere presente.

Dal 15 di questo stesso mese una nutrita delegazione di lavoratori portuali del capoluogo friulano, sta manifestando pacificamente, incrociando le braccia, davanti al porto cittadino, importante snodo marittimo e commerciale del nord-est.

Protestano non solo per loro stessi ma per tutti i cittadini italiani, tutti i lavoratori della nazione che da venerdì scorso si vedono negare dei diritti fondamentali.

Il diritto di scelta prima e il diritto al lavoro poi.

Sempre dal 15 ottobre, per tutti i lavoratori pubblici e privati è obbligatorio essere in possesso del Green pass, pena l’esclusione dal lavoro e la sospensione dello stipendio.

Senza voler entrare nel merito della questione, c’è una grossa fetta di popolazione che si dice fortemente contraria a questa misura che sembra essere più politica che sanitaria.

I portuali di Trieste fanno parte di questa fetta e allo stato attuale, insieme ad altri lavoratori del settore di altre zone d’Italia, sono gli unici che provano a contrastare questa misura fortemente discriminatoria.

Lo fanno resistendo pacificamente, chiedendo che tutti i lavoratori possano svolgere il proprio mestiere senza vedersi precluse le attività solo sulla base di un certificato verde e, più a monte, di un vaccino che ancora trova molti punti poco chiari e poco condivisibili.

Arrivati al paradosso della situazione, in cui un diritto non è più un diritto ma sembra essere il privilegio di chi ha mostrato cieca ubbidienza, i sindacati stessi hanno chiesto ai portuali di sciogliere ogni manifestazione e sgomberare l’area della protesta.

All’indomani della manifestazione romana in cui i sindacati si schieravano contro ogni forma di fascismo, gli stessi, a braccetto con il governo di Draghi, si trasformano in quelli che dicono di voler combattere. Non si schierano dalla parte dei lavoratori ma ancora una volta fiancheggiano i padroni e il governo di turno.

Il lavoratore in questo periodo storico è abbandonato a se stesso; dileggiato quasi da quelle stesse istituzioni che dovrebbero proteggerlo e tutelarlo.

La situazione è precipitata ieri, 18 ottobre 2021

Davanti ad una folla inerme di persone, sedute per terra, che si tenevano per mano per farsi forza e coraggio davanti al solito dispiegamento di uomini della polizia in assetto antisommossa e camionette minacciose, l’ordine governativo ha deciso di mostrare il suo vero volto.

In questo paese non c’è più posto per i diritti fondamentali, come anche quello di manifestare e scioperare pacificamente, o come quello di chiedere un tavolo di confronto, un’apertura al dialogo con le istituzioni, un passo indietro che consenta a tutti i padri e le madri di famiglia di portare a casa lo stipendio, di mantenere la propria dignità, che ogni stato civile dovrebbe garantire.

Draghi o chi per lui, probabilmente lo stesso Ministro dell’Interno, Lamorgese, ha deciso che l’unica risposta possibile alle richieste dei cittadini fosse la violenza.

Dapprima gli idranti ad altezza uomo per cercare di disperdere le persone, poi fumogeni, percosse e manganellate. Impunemente contro chiunque, uomini e donne di ogni età, tra cui una donna incinta, picchiata e ferita al volto.

Scene che dovrebbero indignare, far fremere di rabbia e di disperazione e che invece incontrano, nel nostro paese, una pesante cortina di silenzio e di indifferenza.

I media riportano poco e male le notizie, confermando ancora una volta il loro ruolo di strumenti di propaganda e non di informatori obiettivi della situazione. All’estero molti giornali hanno riportato la notizia con grande scalpore, dichiarando fuori dai denti che in Italia sono in corso gravi lesioni alla democrazia, ma anche questo non fa scuotere minimamente le coscienze dei nostri connazionali.

Tutto questo fa paura.

Fa paura perché se questi fatti gravissimi non indignano, per alcuni fanno addirittura esultare. Ci sono infatti anche persone che si sono schierate a favore di polizia e governo, magari credendo che al porto di Trieste ci fossero solo dei facinorosi, dei violenti che andavano repressi con la forza.

Fa paura perché costoro sono quelli che vorrebbero si chinasse sempre la testa. Che si debba dire sempre e comunque “si padrone” e non far valere mai i propri diritti. Fa paura perché non sono in grado di formulare pensieri che vadano oltre ciò che viene raccontato dalla tv. Perché la tv dice che sono solo violenti oppure gente di Forza nuova e allora è vero di sicuro.

Molti nostri connazionali si arrogano perfino il diritto di decidere per cosa si debba o non si debba manifestare; e lo fanno restando comodamente seduti sul divano e davanti ad uno schermo che distorce ogni informazione possibile, permettendosi di emettere giudizi su chi invece è disposto anche a farsi manganellare pur di vedere rispettati i diritti di tutti i cittadini italiani. Quindi anche di chi non appoggia le loro cause.

C’è da avere paura perché in fondo siamo come delle marionette in mano a chi governa, telecomandati da tv, giornali ed influencers compiacenti ma siamo sempre pronti a vantarci del nostro cervello “studiato” perché abbiamo la laurea, mentre chi non la pensa come noi è sicuramente un “terrapiattista” o un ignorante in piena regola.

Perché ci siamo disabituati a protestare? Ci stiamo facendo calpestare giorno dopo giorno e sembra quasi che ci piaccia.

In questo paese non funziona mai nulla.

Un disservizio dopo l’altro, “magna magna” generale, corruzione, mafia, ingiustizia diffusa però se ci arrabbiamo e proviamo a far valere le nostre ragioni siamo solo dei violenti, passiamo per il fascista di turno, o per l’analfabeta funzionale della porta accanto. Ma di motivi per scendere in strada e fare casino davvero ce ne sarebbero decine e decine. Compreso il fatto che il solito governo tecnico, scelto e votato da nessuno, da anni fa il buono e il cattivo tempo di questo paese.

Al contrario sposiamo le battaglie di paesi a noi distanti migliaia di chilometri, incitando anche la guerriglia urbana del movimento BLM, ( che nulla ha risolto devastando i negozi degli incolpevoli cittadini ), ma non ci mostriamo mai empatici e solidali con i nostri connazionali che si oppongono in nome della libertà, della giustizia e della democrazia, anche se oggi dobbiamo fare davvero uno sforzo enorme per crederci ancora.

«L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?»

– Odio gli indifferenti, Antonio Gramsci –

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