La Bohème riceve un facelift da Vancouver Opera

Di Anna Foschi

Un facelift? Mi si perdoni l’uso di questo anglicismo ormai diventato di casa. La nuova produzione de La Bohème messa in scena al Queen Elizabeth Theatre dalla Vancouver Opera è stata sì modernizzata ma in modo intelligente e senza intaccarne l’essenza.
La scena iniziale mostra un mercatino dell’usato a Parigi, ai giorni nostri. Gente con telefonini etc. Una donna sofferente, malata di cancro, si aggira curiosando fra i venditori. Un vecchio disco di musica la riporta per incanto indietro nel tempo, nella Parigi bohèmienne degli Anni 20, nella soffitta dove il poeta Rodolfo e i suoi amici artisti e squattrinati vivono in povertà lieta. Ce ne facessero mai sapere la ricetta, della povertà lieta! Aiuterebbe parecchio.
Ed ecco che la donna del mercato diventa Mimì e la storia riprende come nella partitura di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, il potente duo letterario/operistico dell’epoca.
Una bella, vibrante edizione, questa in scena al QET dal 14 al 24 febbraio. Merito in gran parte della appassionata interpretazione dei protagonisti, il tenore Ji-Min Park nel ruolo di Rodolfo, e il soprano France Bellemare in quello di Mimì. Voci limpide, note sicure, pastose e vellutate, sciolti e credibili nella azione scenica, si sono meritati applausi a scena aperta alla fine della loro esecuzione delle piú celebri arie dell’opera.
Philip Addis e Sharleen Joynt (il pittore Marcello e la sua fiamma Musetta, rispettivamente) hanno brillato nello svolgere musicalmente la loro parallela e altrettanto contrastata storia d’amore.
Nei panni di Colline il filosofo, il basso Neil Craighead ha entusiasmato con Vecchia zimarra senti…
Gli altri cantanti si sono impegnati con dedizione nei vari altri ruoli, da Schaunard il musicista (Geoffrey Schellenberg) l’amico di vita stentata e spensierata, al padrone di casa e poi al ricco amante di Musetta (J. Patrick Raftery che si è validamente esibito nei due personaggi) fino a Parpignol (William Grossman) e così con gli altri personaggi minori, l’impegno era palpabile. Sotto la direzione di Judith Yan, l’orchestra ha profuso sonorità suadenti, il coro, diretto da Leslie Dala, ha aggiunto vivacità alla azione musicale e scenica.
Le scene e i costumi provengono dalla Scottish Opera, abilmente coordinate dallo scenografo e costumista André Barbe che con il direttore di scena Renaud Doucet condivide il merito di avere rinfrescato l’ambientazione e movimentato l’inizio narrativo di questa edizione della amatissima opera di Puccini.

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