Italian Short Day: 7 corti in una sera

Di Giulia Spagni

Sette cortometraggi nella settimana dedicata alle produzioni italiane contemporanee. Da Los Angeles al El Salvador, da Lisbona a Vancouver, nella settimana dal 19 al 23 dicembre, verranno proiettati un programma di cortometraggi, che altresì raramente il pubblico avrebbe l’occasione di vedere in sala. Il 21 dicembre diventa così lo Short Film Day. Per questo nella serata del 20 dicembre, si rinnova l’impegno che il Consolato Generale Italiano investe per la promozione e la conoscenza della cultura italiana all’estero. Il Consolato, in collaborazione con il Centro Culturale Italiano e il Centro Nazionale del Cortometraggio, ha organizzato la proiezione dei 7 cortometraggi in una serata ad ingresso libero per tutti coloro fossero interessati ad assistere ad una panoramica sul meglio della produzione italiana breve contemporanea. Dopo una breve introduzione a cura del Console Generale, Massimiliano Iacchini, la parola viene lasciata direttamente ai 7 shorts. Alcuni dal titolo straniero, altri dal titolo italiano, narrano storie di vita quotidiana, facendosi portavoce di problematiche politiche, sociali e generazionali, alcuni in chiave ironica, ma pur sempre taglienti e decisive nell’intento. Magic Alps, il tratto e Mon amour Mon ami, trattano il tema dell’immigrazione indagandolo da diversi punti di vista, il primo basandosi su una storia vera, il secondo servendosi dell’ausilio della fiction e il terzo utilizzando la forma del documentario. Mon amour Mon ami, in chiave documentaristica ritrae due personaggi, Daniela e Fouad, che vivono a Gubbio, ma che vengono entrambi dal mare, Bari per lei e Casablanca per lui. Un’altra storia di amicizia, e anche di amore, che viene paradossalmente resa difficile e complicata quando entra il gioco il permesso di residenza per Fouad, che solo può essere ottenuto attraverso il matrimonio dei due. Questo mette in piedi il dubbio di Daniela che pur essendo molto legata a Fouad, e provando estrema amicizia per lui, viene messa in crisi all’idea di dover sposare qualcuno senza provare realmente un sentimento di amore, ciò che invece il piccolo uomo di Casablanca prova e dimostra nelle sue piccole serenate che riempiono il cuore dello spettatore di una tenerezza unica. Un rapporto genuino di amicizia che guarisce, ma che si trova a dover fare i conti con le richieste della società che non vede variabili di sorta in un rapporto di affetto. La finzione, talvolta così semplice, rappresenta un grande ostacolo per persone come Daniela, genuina e con una storia difficile alle spalle. Ad interrompere il tema dell’immigrazione, facendoci piombare per 13 minuti in un mondo quasi fumettistico, è il corto MalaMenti. A friend in me, 10 minuti di dramedy, riescono a descrivere abilmente e con un piglio coinvolgente, capace persino di farti dimenticare per il breve tempo di proiezione di controllare le notifiche sul telefonino, il rapporto ormai molto spesso discusso tra uomo e smartphone. Una storia che vede il protagonista mettere a rischio più volte la sua vita, distratto dallo schermo del suo telefonino, con cui ha il rapporto più intimo e intenso della sua intera giornata. Fino alla fine, il protagonista non riuscirà a staccarsene, dipinto così stupidamente nell’intento di afferrare il suo unico vero e tristemente amico, a costo della propria vita. Per concludere Lobster Dinner, Cena d’Aragoste, l’unica rappresentanza italiana che ha avuto riconoscimento alla Berlinale 2018, di Gregorio Franchetti, ricevendo la menzione speciale Francesco Di Leva, sceglie di rappresentare la criminalità organizzata, in una lotta surreale, attraverso la pazzia di due menti, feroci sicari della camorra, Ciccio O’ Pazz e Ciruzzo Pesce bello. I due capi della camorra che si ritrovano sull’isola di Asinara, dopo aver ucciso tutti, non hanno nessuno più contro cui combattere, e si trovano perciò alla resa dei conti finale con due animali, che si conclude con macabra e sottile ironia nel duello con Severino l’asinello e Piero il cinghiale. Realizzato tra Napoli e la Sardegna, interamente con il solo ausilio del telefonino, ricrea un effetto con un filtro grafico “solarizzato”, che ricorda le locandine di Sergio Leone, con il risultato di presentare una favola nera a metà tra l’animazione e le strisce dei fumetti. 7 minuti di maestria nella satirica favola noir in stop-motion sono rappresentati in Framed, in cui il piccolo protagonista di plastilina FK, simboleggia la riscossa della libertà, contrapposta ad una voce altisonante, il commissario dell’interrogatorio, che appare dapprima come una figura fidata, ma che ci rivela amaramente il paradosso dell’inganno del sistema. Maestrale la scelta delle voci contrapposta alla rappresentazione visiva, che rendono il corto un’esplosione di domande di carattere esistenziale e portano il pubblico a porsi interrogativi, primo fra tutti: siamo veramente i padroni delle nostre vite? “Generation Kplus 2018”. Un abile spaccato di 14 minuti, in cui il regista riesce, in maniera delicata, a creare personaggi complessi, che vivono drammi generazionali. Una Roma che ritrae due universi sociali diversi, cui rispettivamente appartengono i due ragazzi protagonisti, che durante una comune giornata, indaga le sofferenze, le incomprensioni, i maltrattamenti e le gelosie tra coetanei, temi principali dell’adolescenza, raccontato con gli occhi di un 12 enne.
In ordine di proiezione:
Magic Alps, Andrea Brusa & Marco Scotuzzi, fiction – 2018 – 15’
Il tratto, Alessandro Stevanon, fiction – 2017 – 15’
Mala Menti, Francesco Di Leva, animazione – 2017 – 13’
Lobster Dinner, Gregorio Franchetti, fiction – 2017 – 14’
Framed, Marco Jemolo, animazione – 2017 – 7’
A friend in me, Gianluca Manzetti, fiction 22017 – 10’
Mon amour mon ami, Adriano Valerio, documentario – 2017 – 16’

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