Il viaggio che verrà

Da giorni si fa fatica a pensare a ciò che c’era prima di quel 21 febbraio, immersi come siamo in un presente surreale

Ho scavato nella memoria e i ricordi dei viaggi fatti negli ultimi anni sono riaffiorati con prepotenza. Ma oggi, il 15 marzo quando picchio sulla tastiera qui a Vancouver, non è un giorno come gli altri. L’Italia è in uno stato di ‘prigionia’ necessaria. Le immagini e il fiume di notizie che attirano ancor di più data la lontananza fisica, sembrano avere la meglio sulla mente che cerca di scrivere qualche cosa sulle esperienze di viaggio passate.
Da giorni si fa fatica a pensare a ciò che c’era prima di quel 21 febbraio, immersi come siamo in un presente surreale. La distanza aiuta a riscoprire un attaccamento carnale verso la Patria e cosi in quarantena finiscono anche lamentele e campanilismi. Sale alla ribalta la coesione delle persone che con rare eccezioni (peraltro comprensibili in casi di estrema eccezionalità) si sono unite per combattere una guerra subdola. Una dimostrazione di forza, coraggio, creatività, simpatia, stile, altruismo e solidarietà che l’Italia ha sventolato davanti a tutto il mondo ancora convinto che quel virus dall’aspetto bonaccione, ma dotato di un’aggressività nefasta, non possa raggiungere la soglia delle loro dimore iper-sicure. Quelle scene dai balconi non possono che commuovere e rendere orgogliosi di appartenere a una nazione che non si è lasciata andare e sta rispondendo con veemenza a una prova epocale. La nazione sanguina, ma i cittadini la stanno suturando. E non ci si può esimere dal menzionare i giganti del sistema sanitario, strangolato per anni, ai quali un moderno Bernini dovrà pur pensare di dedicare un’opera che rimanga per i posteri. Ma siccome di viaggi devo pur parlare, allora per una volta rivolgo l’attenzione ai sogni di viaggio che in questo momento si formano nelle menti delle persone costrette in uno stato di immobilità che gonfia il petto di malinconia.

Se si pensa che uomini costretti all’immobilità come Baudelaire fermo a casa a causa della sua dipendenza dalle droghe, Pascal afflitto da emicranie e dolori di stomaco o Proust “eremita della stanza foderata di sughero” considerato da alcuni critici come il più grande viaggiatore della letteratura, hanno analizzato l’irrequietezza e quel desiderio di movimento intrinseco nell’essere umano, è lecito sbrigliare la mente e pensare ai viaggi di domani. A quando quella frase “andrà tutto bene” verrà coniugata al passato e si varcherà la frontiera della porta di casa e ci si riapproprierà di una libertà nuova. Nuova come la visione che si avrà del Paese che si srotolerà con tutte le sue inestimabili bellezze davanti agli occhi assetati di tutti i reduci di questa battaglia. Si tornerà fuori, festanti, allegri e sollevati. La Carnia – con le sue valli, le salite per chi ama spingere sui pedali e i paesini silenziosi – attenderà il viaggiatore in cerca di monti e autenticità. Palmanova – stella conficcata nel cuore friulano tutto pianeggiante – racconterà storie di altri periodi di incertezze e assedi.
Ci sarà chi si farà un tour costiero collegando Lignano e la sua movida, Marano e la sua veneticità, Grado e la laguna e terminerà a Trieste per assaporare un caffè al “San Marco” e respirare una boccata di aria mitteleuropea. Chi brinderà a Ramandolo dopo una giornata passata a corteggiare il monte Matajur, le valli del Natisone, i colli e aver apprezzato quanto emozionante possa essere la pianura friulana da un terrazzo naturale ricoperto di vigne.
Spilimbergo, San Daniele, il vicino Tagliamento con i suoi umori stagionali e, continuando verso occidente, le valli (Arzino, Meduna, Cellina) porteranno quiete alle menti riflessive e adrenalina a chi ci darà dentro con le moto di grossa cilindrata lasciate in garage per troppo tempo. Da Piancavallo decolleranno parapendii che si trasformeranno in coriandoli svolazzanti manovrati da piloti intenti a osservare il Pordenonese fondersi con il Veneto. Possibilità infinite. La quarantena partorirà idee di movimento che si spera includano gli anziani, i destinatari dei messaggi più cupi.

Paolo Zambon è l’autore di due libri “Inseguendo le ombre dei colibrì” e “Viaggio in Oman”

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