Il Vancouver Community College ospita il Forum bilaterale tra Emilia Romagna e British Columbia

Di Andrea Dante

L’atmosfera alla sala conferenze del Vancouver Community College è rilassata, amichevole, tipicamente romagnola se si vuole. Dall’Italia, dall’Emilia Romagna appunto, hanno portato mortadella, aceto balsamico , tartufi, dolci e tanti altri prodotti, rigorosamente di italica provenienza, sapientemente cucinati dagli chef locali e dai loro allievi, coerentemente allo spirito della conferenza.
Creare attraverso dei forum bilaterali le basi per una duratura e proficua collaborazione tra la regione dell’Emilia Romagna e quella della British Columbia. Costruire insomma un ideale luogo di dialogo per discutere delle grandi sfide del prossimo avvenire, legate ai cambiamenti climatici, alle nuove frontiere della genetica, alla necessità di pensare un nuovo modello di agricoltura ecologicamente sostenibile. Che British Columbia ed Emilia Romagna si trovino fianco a fianco in queste nuove avvincenti sfide può sorprendere solo ad una prima, superficiale, analisi. Da tempo, dimostrando non scontata lungimiranza, le due regioni affrontano il problema dell’adattamento del sistema agroalimentare al cambiamento climatico. Inoltre, come ha sottolineato Rebecca Harbut (KPU) le tipologie di impresa agricola presenti nei due territori sono più simili di quanto si possa pensare. L’alto patrocinio del Consolato Generale Italiano di Vancouver, della Regione Emilia-Romagna e del Ministero dell’Agricoltura della British Columbia testimonia la volontà di costruire un importante percorso di sviluppo e crescita per entrambe le regioni. Peter Nundoa, Presidente e CEO del Vancouver Community College ha aperto la conferenza, seguito dal Consul General dell’Italia a Vancouver, Massimiliano Iacchini. Facilitare il dialogo tra due grandi regioni, innovare utilizzando prodotti dall’origine controllata, così da garantire una lunga e proficua collaborazione. Questo in poche parole il messaggio espresso dal Console italiano. Parole condivise dal Minister all’ Agricoltura del British Columbia, Lana Popham. La platea, composta prevalentemente da addetti ai lavori, accademici provenienti dalle più prestigiose università locali e studenti seguiva con viva partecipazione il susseguirsi degli interventi. Il Minister ha poi sottolineato la necessità di rivitalizzare il settore agricolo attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti, tutelare gli agricoltori fornendo loro prodotti eco-sostenibili. Non meno importante il rapporto tra produttori e consumatori. Ogni agricoltore ha bisogno di uno chef che cucini i suoi prodotti e ogni chef necessita di una buona materia prima per poter lavorare al meglio, è necessario quindi che ci sia una dialogo all’interno della filiera. A chiudere questa fase introduttiva l’Assessore all’Agricoltura, caccia e pesca, per l’Emilia Romagna, Simona Caselli, la quale, dopo aver espresso la propria soddisfazione per il consolidamento dell’amicizia con la British Columbia, ha sottolineato la necessità di creare intese internazionali, specie tra regioni così fortemente affini, volte ad affrontare le grandi sfide globali connesse al cambiamento climatico e all’evoluzione dei mercati.
La parola è passata così agli esperti del settore che, nella seconda fase del forum, hanno approfondito i diversi temi.
Il docente ordinario di chimica organica all’università di Parma, Arnaldo Dessena ha presentato il progetto ClustER Agrofood Italy, ossia un’ aggregazione di imprese, università, istituzioni pubbliche e private di ricerca, volta a contribuire alla crescita della competitività internazionale dei territori di riferimento e del sistema economico nazionale. Il Professore ha poi evidenziato la necessità di passare a un’economia circolare che elimini, o quanto meno riduca drasticamente, gli sprechi nel ciclo produttivo, promuovendo e condividendo conoscenze e informazioni.
Quinn Newcomb (Genome BC), i docenti Francesco Capozzi (Professore Ordinario di Chimica Generale, Inorganica e Bioinorganica presso l’Alma Mater Studiorum University of Bologna), e Gianni Galaverna (Professore Associato di Chimica Alimentare presso l’Università di Parma) hanno tracciato un quadro generale dello stato della ricerca e dei suggestivi scenari che possiamo aspettarci nei prossimi anni. In particolare si è parlato della necessità di sfruttare appieno il potenziale della ricerca genomica per affrontare le sfide sociali ed economiche portate dal cambiamenti climatici, si guardi agli effetti catastrofici che potrebbe causare l’attuale moria di api; della molecular fingerprint per salvaguardare, garantire, la qualità e la non alterazione dei prodotti di origine controllata nel mercato globale; e del progetto SOSFARM per un’agricoltura sostenibile.
Ha chiuso questo secondo ciclo di interventi la già citata Rebecca Harbut. Una nuova concezione di agricoltura come soluzione, o parte della soluzione, alle sfide del cambiamento climatico. Le aziende agricole non possono essere intese solo come mere produttrici di cibo, devono invece considerarsi un luogo di biodiversità e crescita culturale. E’ necessario in tal senso che la regione e Emilia Romagna e la British Columbia creino insieme un nuovo paradigma per costruire un agroecosistema resiliente ai mutamenti climatici. L’ultimo ciclo di interventi ci ha riportato nel contesto italiano. Barbara Di Rollo (CIA Agricoltura e AGIA) ha condiviso i dati allarmanti legati all’eccessivo sfruttamento del suolo nella penisola con conseguenti criticità idrogeologiche legate alla contaminazione dei terreni da parte di sostanze chimiche. Problematiche inevitabilmente aggravate dai mutamenti climatici. La speranza è che progetti di respiro internazionale, come Soil4, finanziato dall’Unione Europea, attraverso un approccio olistico riescano a conseguire risultati concreti come la riduzione del consumo di suolo, un responsabile utilizzo dei terreni nell’agricoltura, l’obbligatorietà a un costante aggiornamento per i professionisti del settore e una generale sensibilizzazione dei cittadini, coinvolgendo ONG, Pubbliche istituzioni e organizzazioni di ricerca. Paolo Bono (Alleanza delle Cooperative Emilia Romagna), infine, ha segnalato un generale calo nel consumo del latte imputabile in diversa misura alla concorrenza di prodotti alternativi come latte di riso e di soia, a problematiche legate all’ intolleranza al lattosio nonché alla crescita della comunità vegana. In risposta a questa crisi è nato il progetto Verde Latte Rosso, campagna voluta da Alleanza cooperative agroalimentari che ha come scopo la valorizzazione della filiera lattiero casearia italiana, l’esaltazione del valore nutritivo e culturale del latte attraverso social media e social network, con la ferma intenzione di contrastare l’infondata campagna denigratoria verso questo alimento portata avanti negli ultimi anni da sedicenti esperti di internet.
Tra i patrocinatori dell’evento ricordiamo anche Art-er, Italian Chamber of Commerce in Canada West, Vancouver Community College e BCCIE.
Andrea Dante

Share on facebook
Facebook
Share on google
Google+
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on pinterest
Pinterest

Leave a Reply

avatar
  Subscribe  
Notify of
Greater Vancouver Community Credit UnionGreater Vancouver Community Credit UnionGreater Vancouver Community Credit Union
ADVERTISEMENT
Cannoli KingCannoli KingCannoli King
ADVERTISEMENT
Daniela MuranoDaniela MuranoDaniela Murano
ADVERTISEMENT
Annies PlaceAnnies PlaceAnnies Place
ADVERTISEMENT

Latest News