Gli anni ’60 a confronto con i giorni nostri

Il giornalista Dom Serafini, direttore della rivista VideoAge con sede a New York City, recentemente ha scritto un libro intitolato: Ero gracile, la rivincita della B12. I ricordi di un’epoca strana e divertente, che sembra lontana. Il libro, pubblicato in Italia dalla casa editrice abruzzese ArteMia, é reperibile in Canada su Amazon. Abbiamo posto alcune domande all’autore a proposito dei punti piú salienti del suo libro.
Perché un libro sugli anni ’60?
Per diversi motivi. In primo luogo perché gli anni ’60 rappresentano il periodo del miracolo economico italiano, ma chi lo ha vissuto non se n’è veramente accorto, gliel’hanno detto dopo.
É stato quando la Tv, il frigorifero, le automobili, il supermercato, le vacanze estive e l’istruzione scolastica sono entrati nella vita della maggior parte degli italiani. É stato anche il periodo a cavallo tra il rimarginare le ferite della Seconda Guerra Mondiale e gli anni di piombo del terrorismo.
Perché proprio l’Abruzzo?
Questa é un’ottima domanda. L’Abruzzo non é solo la regione dove sono nato, ma trovandosi proprio nel mezzo dello stivale, a livello economico viene posizionata nel mezzogiorno e geograficamente nel centro Italia. Questo vuol dire che storicamente la regione é stata sempre influenzata sia dal nord che dal sud. Inoltre, l’Abruzzo era divisa in due aeree d’influenza: la parte costiera (come Giulianova, la mia cittá nativa), che aveva come riferimento Milano, e la parte montana, indirizzata verso Roma.
Infatti per via dei piú facili collegamenti ferroviari con Milano, a Giulianova arrivava l’edizione milanese de Il Corriere della Sera, piuttosto che quella romana. Scrivendo questo libro ho scoperto che l’Abruzzo negli anni ’60 era al centro di tutti i principali eventi nazionali, sia politico-economici, che sociali e culturali. Tra i personaggi abruzzesi di maggior spicco ricordiamo Marco Pannella (fondatore del Partito Radicale), Remo Gaspari 16 volte Ministro della Repubblica, Ignazio Silone (al secolo Secondo Tranquilli), Ennio Flaiano (sceneggiatore de La strada, La Dolce Vita e 81/2), e anche il giornalista Tv Bruno Vespa. L’esperienza abruzzese negli anni ’60 riflette quella dell’Italia intera.
Perché é importante oggi conoscere lo stile di vita di allora?
Solamente conoscendo come si viveva in quel periodo si puó capire come il progresso abbia causato in realtá tanta regressione e come cercare di porvi rimedio. Nel libro si tratta ad esempio il problema dell’enorme volume di rifiuti che viene generato ai nostri giorni e come l’obsolescenza programmata faccia si che oggigiorno niente venga piú riparato.
Viene anche trattato il tema di come lo stile di vita moderno abbia causato l’emergenza obesitá, infatti, il leitmotiv del libro é la mia gracilitá cronica giovanile che percepivo come causa di tutti i miei problemi esistenziali e l’utilizzo delle vitamine, specialmente la B12, per risolverli.
Perché il tono umoristico del libro?
Il tono é volutamente divertente ma anche ironico, per non sminuire i tanti problemi che convivevano con il nuovo benessere degli ’60: esistenziali, politici, sociali, economici, sia per le classi piú poveri che per i benestanti. Problemi che, visti con l’ottica dei nostri giorni, hanno acquisito una patina umoristica. Il passare degli anni pare abbia trasformato i drammi in commedie, e quando la narrativa del libro per forza di cose diventa piú “noiosa”, é stata rafforzata da eufemismi divertenti.
Quali sono gli elementi degli anni ’60 che riscontriamo anche oggi?
Per prima cosa il desiderio dei giovani italiani di lasciare l’Italia. Una volta questo elemento veniva chiamato emigrazione, oggi lo si definisce fuga di cervelli. Poi il movimento per tornare alla conservazione, energetica, alimentare, esistenziale…
Infine il ritorno alle ideologie di destra e di sinistra.
Solo che una volta le contestazioni venivano dalla sinistra contro lo strapotere della destra, oggi le proteste arrivano dalla destra per controbattere il presunto potere della sinistra.
Quali differenze tra gli anni ‘6o del suo Abruzzo e quelli riscontrati negli States?
Sono arrivato negli Usa nel ‘68, quindi ho visto (ma non partecipato) le contestazioni studentesche che negli Usa imperversavano proprio come in Italia.
Quanto allo stile di vita, la differenza non poteva essere piú marcata. Negli States, e specialmente nelle zone periferiche, i giovani guidavano auto enormi, avevano sempre soldi in tasca ed il divertimento era un diritto, piú che un privilegio.

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