Ezio Bortolussi, un ingegnere con le scarpe sporche

Di Anna Foschi

“Le mie passioni sono il Milan e il mio mestiere.” A Burnaby, nell’edificio che ospita anche il suo elegante ufficio dirigenziale, arredato con mobili di design e corredato da sculture di varie correnti artistiche (ce n’è una iperrealista e deliziosa del Rat Pack: Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis), Ezio Bortolussi, progettista, costruttore, imprenditore, proprietario della Newway Forming e ingegnere honoris causa, ha fatto costruire un “sacrario”, una stanza interamente dedicata a trofei, oggetti e magliette dei giocatori dell’A.C. Milan, la sua squadra del cuore. Una passione, quella per lo sport, che dura da una vita. Infatti il giovane Ezio non ancora maggiorenne, nel 1960 partì per la Svizzera confidando nella sua prestanza atletica di calciatore dalle grandi promesse di successo futuro. Voleva aiutare economicamente la sua famiglia e si trovò anche un lavoro come muratore, mestiere appreso almeno teoricamente vedendo lavorare suo padre. Nei tre anni di soggiorno svizzero, frequentò anche la Scuola Tecnica per l’Edilizia senza mai abbandonare la professione calcistica. Bortolussi non è mai stato un uomo dalla visione limitata e tanto meno lo è oggi. Le cose lui le fa al meglio o non le comincia neppure. Anche l’attività calcistica la faceva sul serio tanto che nel 1966 i risultati ottenuti e l’impegno che ci metteva gli valsero una chiamata della durata di nove mesi da parte del St. Anthony Club, una squadra di Ottawa. Da quel momento iniziò la sua avventura in Canada che lo ha portato nel corso degli anni ai massimi vertici della imprenditoria e della riconosciuta eccellenza professionale nel suo campo. Oggi Bortolussi è ricco, è rispettato, è “un nome”, un punto di riferimento nelle tecniche innovative nell’uso e nella colata del cemento. Dice Bortolussi parlando delle sue prime esperienze come operaio nel campo dell’edilizia, che da subito lo interessò profondamente: “Camminavo all’alba per osservare le luci dei palazzi che si accendono. Mi colpì la verticalizzazione, la vidi come l’idea per il futuro. ”Quell Intuizione si è sviluppata nella creazione di una impresa d’avanguardia nel campo edile.
Il ragazzo di Arzene, una piccola località del Friuli in provincia di Pordenone, ne ha fatta di strada, anzi di grattacieli. Ha costruito complessi edilizi in Canada, Stati Uniti, Bahamas, Qatar e tanti altri ancora. Eppure, fra le qualità che Bortolussi considera di primaria importanza c’è l’umiltà, il desiderio di continuare ad apprendere sempre. E c’è anche un forte senso del ruolo che un imprenditore riveste nella società e dei doveri che si assume. Anche nei confronti dei tanti dipendenti delle sue imprese dimostra grande considerazione. Osserva: “È una responsabilità sociale per chi da lavoro a tante famiglie il rispettare chi lavora. Nelle mie aziende, i rapporti di lavoro sono di lunga durata, sono basati su lealtà e rispetto. Ho fatto pochissimi licenziamenti, li conto sulle dita di una mano. Bisogna sempre mantenere la parola e questo crea fiducia reciproca.”
Nonostante il successo, Bortolussi non si è montato la testa. Dietro l’efficiente imagine dell’uomo d’affari, del capitano d’industria, emerge un uomo semplice, affabile e con un notevole senso dell’umorismo. Un ingegnere con le scarpe sporche, che ci mostra con orgoglio una grande fotografia trasferita su lamina di metallo che fa bella mostra nel salone delle riunioni. Nella foto scatatta tanti anni fa a Toronto c’è lui, in cantiere, con la tuta da operaio e gli scarponi da lavoro inzaccherati da schizzi di cemento, insieme ad un compagno di lavoro. È giovane, massiccio, con mani grandi e forti come badili e ha un sorriso soddisfatto e confidente. “ Vedi? Avevo piantato il chiodo nel cemento” come dire, ero ormai un iniziato. Oggi Bortolussi è ingegnere Civile Honoris Causa Classe LM 23. La Laurea Magistrale ad Honorem gliel’ha conferita ll’Università di Udine, Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura, con approvazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca) nel Maggio 2019. L’ha meritata. L’ha guadagnata col suo lavoro, la sua passione, la sua integrità. Un uomo che dice: “Il contratto è una carta ma dietro la carta c’è l’uomo. Sempre rispettare il contratto, anche se le nostre spese superano il preventivo. La parola è la parola” è un uomo d’altri tempi, ma in senso positivo. Un uomo che ha a cuore i valori fondamentali, che vive secondo principi oggi troppo spesso dimenticati o sviliti. Un uomo da cui prendere esempio e ispirazione.
(Fine della prima parte)

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