Ecco perché mangiamo la colomba a Pasqua

Il simbolismo della colomba, è inutile dirselo, ha un riferimento all’episodio della Genesi (8, 10-11) quando, dopo la fine del diluvio universale, con le acque che iniziano a ritirarsi, inizia una nuova epoca per l’umanità.
“Attese altri sette giorni e di nuovo (Noè, ndr) fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra”.
Un ramo, promessa di salvezza e riconciliazione con il creato.
E la colomba diventa il simbolo della pace.
Ma, secondo una leggenda, c’è un episodio legato al re longobardo Alboino che – dopo aver conquistato Pavia – chiese ai nobili di portargli in dono il giorno di Pasqua oro, pietre preziose e 12 ragazze di sedici anni.
Per l’occasione il cuoco di corte creò un dolce soffice, leggero e profumato, “a forma di colomba per ricordare i decori del duomo di Pavia”, ha raccontato Iginio Massari, pasticcere stellato, sul sito dell”Expo.
“Al primo morso Alboino esclamò ‘che bontà! Da oggi in poi bisogna portare rispetto alle colombe'”.
E quando, poco dopo, iniziarono a sfilare davanti al re le giovani che avrebbero dovuto essere il suo premio, “alla domanda del sovrano, ‘come ti chiami?’, la prima ragazza rispose ‘Colomba'”, si legge sul sito.
Fece lo stesso la seconda, e così via.
Alla fine, “per non rimangiarsi la parola data, le fanciulle furono liberate.
Da allora la colomba è simbolo di pace e concordia”.
Chiara Pelizzoni

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