Come rivitalizzare le associazioni regionali all’estero

Di Dom Serafini

Il problema é universale: non si sa come promuovere il cambiamento generazionale necessario affinché le varie associazioni, club e federazioni italiane all’estero possano rimanere in vita. In questo caso parliamo di comitati regionali (e non di associazioni italo americane come i Sons of Italy o Niaf) formati fuori dai confini italiani.

Il tema ricorrente é che la maggior parte dei soci sono troppo anziani, o lo stanno diventando, per avere il dinamismo necessario per far funzionare le varie strutture, e senza l’arrivo di giovani leve, il futuro di queste associazioni é segnato dalla costante diminuzione di associati a causa di decessi o malattia. Tutto questo nonostante il numero di nuovi emigrati dall’Italia continui a crescere (l’anno scorso erano 180.000!).

Il futuro delle associazioni regionali é un argomento che ho affrontato durante le mie molte visite negli Usa, Canada e America Centrale durante la campagna elettorale per il Parlamento italiano con il voto degli italiani all’estero. In altri periodi ho avuto occasione di visitare anche le associazioni italiane fuori dal mio collegio elettorale, come quelle in Brasile e Argentina.

L’importanza delle associazioni regionali all’estero é fuori discussione: queste aiutano a promuovere il “Made in Italy” in tutto il mondo. Sono inoltre essenziali come rete capillare di supporto a varie enti nazionali come l’Istituto per il Commercio Estero e l’Agenzia Nazionale del Turismo. Tutte le regioni italiane si rendono conto dell’importanza delle loro associazioni all’estero e, a vari livelli, aiutano finanziariamente il loro mantenimento. Purtroppo l’aiuto economico che arriva dalle regioni le politicizza a discapito del loro ruolo, che dovrebbe essere  indipendente dal colore politico del momento. La politicizzazione delle associazioni si é accentuata con il passare degli anni, da quando il ridotto numero di sottoscrizioni ha reso essenziale l’aiuto economico regionale. Questo elemento, del tipo “catch 22”, ha anche contribuito al mancato cambiamento generazionale.

Ma il problema principale non é riposto nelle regioni, bensí nei soci stessi delle associazioni e dalle loro maestranze. I primi per il fatto che ormai hanno scarso interesse verso nuove iniziative, i secondi perché mancano di fantasia innovativa.

Ad esempio, quando, durante la mia campagna per il seggio al Parlamento italiano come rappresentante degli italiani all’estero, ho visitato le associazioni abruzzesi negli Usa e in Canada, era difficile distogliere gli anziani soci dal gioco della scopa e briscola (foto). Sembrava quasi che il mondo intorno a loro si fosse fermato e l’unico stimolo fosse quale carta giocare. E questo stato di cose esiste in quasi tutte le associazioni italiane sparse nel mondo. In queste condizioni é impossibile attirare i giovani che annualmente “fuggono” all’estero.

I dirigenti delle associazioni poi hanno poca familiaritá con strumenti piú moderni di socialitá e promozione come presentazioni di libri, mostre artistiche e fotografiche, concorsi letterari e canori, tutti eventi che attirerebbero i giovani piú della serata con cena a base di porchetta o la tombola di fine settimana.

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