Canada, scandalo corruzione, l’ex ministra della Giustizia accusa Trudeau

L’ex ministra della Giustizia canadese, Jody Wilson-Raybould, ha rivelato di aver subito pressioni «inappropriate» e minacce «velate» dall’entourage del primo ministro, Justin Trudeau, per indurla ad intervenire nei procedimenti giudiziari.
A tre settimane dall’esplosione dello scandalo corruzione che ha portato alle sue dimissioni e a quelle di Gerald Butts, principale consigliere politico del premier canadese, Wilson-Raybould, è stata ascoltata per più di tre ore dai deputati della commissione Giustizia. La vicenda della società Snc-Lavalin, implicata in un vasto scandalo di corruzione in Libia e rivelata ad inizio mese dal quotidiano Globe and Mail, rappresenta la peggior crisi politica in Canada da quando il liberale Trudeau è entrato in carica, nel novembre 2015. «Tra settembre e dicembre 2018 ho subito pressioni costanti da parte di più persone all’interno del governo per intervenire politicamente e in modo inappropriato per giungere ad un accordo negoziato con la SNC-Lavalin», ha testimoniato l’ex ministra.
Inoltre la deputata liberale ha riferito che il più alto funzionario del Paese gli ha consigliato di «evitare uno scontro col primo ministro» su questo dossier. Secondo la Wilson-Raybould, in seguito al suo rifiuto di intervenire sul caso è stata rimossa dall’incarico di ministro della Giustizia è le è stato affidato il meno prestigioso dicastero degli Ex combattenti nel rimpasto di governo del mese scorso. Trudeau ha respinto ogni accusa. «Ribadisco – ha sottolineato – che io stesso e i miei collaboratori abbiamo sempre agito in modo professionale e adeguato. Quindi sono in totale disaccordo con la descrizione degli eventi fatta dall’ex ministra della Giustizia» ha dichiarato il premier canadese al termine della seduta parlamentare.
Il gruppo SNC-Lavalin, stabilito a Montreal, circoscrizione elettorale di Trudeau, è accusato dal 2015 di aver versato circa 32 milioni di euro di tangenti a responsabili libici durante la dittatura di Muammar Gheddafi, tra il 2001 e il 2011. L’accordo al quale la Wilson-Raybould fa riferimento avrebbe evitato un processo lungo e costoso al gigante canadese nel settore dell’edilizia, che impiega 50 mila persone nel mondo, di cui 9 mila in Canada. Se condannata, la multinazionale non potrebbe più firmare contratti pubblici per i prossimi dieci anni, mettendo a rischio il suo futuro.
L’ex segretario principale del primo ministro canadese Justin Trudeau, Gerald Butts, ha chiesto di parlare davanti alla commissione Giustizia della Camera dei Comuni, il giorno dopo la testimonianza dell’ex procuratore generale Jody Wilson-Raybould. In una lettera pubblicata su Twitter, Butts ha scritto al presidente della commissione, il deputato liberale Anthony Housefather, dicendo di avere prove rilevanti sul caso Snc-Lavalin. «Ho ascoltato ieri la testimonianza dell’onorevole Jody Wilson-Raybould.
Credo che la mia testimonianza potrebbe essere di aiuto alla commissione Giustizia e diritti umani», si legge nella lettera. Butts ha aggiunto nella lettera che ha bisogno di «un breve periodo di tempo» per ricevere consulenza legale prima di poter apparire davanti la commissione. (Agenzia di stampa)

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