Pensioni, cosa cambia dal 2019

Per adesso non c’è ancora una legge scritta, che stabilisce nero su bianco le nuove regole. Ma il governo Conte ha promesso un provvedimento ad hoc entro la fine dell’anno. Con la manovra economica del 2019, la maggioranza Lega-5 Stelle ha deciso di mettere mano alla previdenza con l’ennesima riforma, una delle tante che si sono avvicendate negli ultimi 23 anni in Italia, da quella del 1995 del governo Dini fino alla contestatissima Legge Fornero approvata dal governo Monti. Ecco, di seguito, una panoramica su come potrebbe cambiare il sistema pensionistico italiano dal prossimo anno.
La quota 100
Una delle principali misure della manovra è l’istituzione della quota 100. Si tratta di un sistema che consente di andare in pensione quando la somma dell’età anagrafica e quella degli anni di contributi raggiunge appunto il livello di 100. Esempio: potrà congedarsi dal lavoro chi ha 62 anni e almeno 38 anni di contributi alle spalle. Verrà stabilita però una soglia minima di anzianità di carriera, pari a 38 anni. Chi ha dunque compiuto 63 o 64 anni all’anagrafe non potrà dunque andare in pensione con la quota 100 se ha soltanto 35 o 36 anni di lavoro alle spalle ma dovrà attendere il raggiungimento dei 38 di contribuzione. Non ci sarà invece la prospettata quota 41, che avrebbe consentito di andare in pensione una volta raggiunti i 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età. La misura costa troppo e forse entrerà in vigore solo per i lavoratori precoci.
Opzione Donna
Tornerà l’Opzione Donna, un sistema che consente alle lavoratrici italiane del settore pubblico e privato di andare in pensione con 35 anni di contributi e 58 anni di età (59 anni e 36 di contributi per le sole lavoratrici autonome). Chi si congeda dal lavoro con questi requisiti riceverà però un assegno calcolato con il poco vantaggioso metodo contributivo, che comporta pesanti penalizzazioni, cioè tagli fino al 30-40% rispetto all’ultimo stipendio.
L’ammontare della pensione viene infatti determinata interamente in proporzione ai contributi versati e non in base alla media degli ultime retribuzioni, cioè con il più generoso metodo retributivo.
I vecchi requisiti
Chi non raggiunge la quota 100 può abcora congedarsi dal lavoro con i vecchi requisiti della Legge Fornero, cioè con 67 anni di età (indipendentemente dai contributi versati, purché siano almeno 20 annualità) o con 42 anni e 10 mesi di carriera (indipendentemente dall’età) oppure con 41 anni e 10 mesi di contributi (nel caso delle sole donne)

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