Si apre la stagione lirica al QET con la Vedova Allegra

POKPFZMw.jpegDi Anna Ciampolini Foschi

Consentitemi cari lettori di fare la parte del “bastian contrario” nel mettere giù queste poche righe a commento dell’apertura della stagione lirica 2018-19 al Queen Elizabeth Theatre lo scorso sabato 20 ottobre, inaugurata con una scintillante produzione dell’operetta ‘La vedova allegra” di Franz Lehar. Dico così perché avendo dato una scorsa alle recensioni pubblicate su altri giornali e riviste cittadine, non mi trovo d’accordo su alcune motivazioni fondamentali chre spingono lo spettatore a pagare il biglietto e lasciare la comoda poltrona di casa magari davanti alla TV per recarsi a teatro. Io, povera ignorante, ho cominciato a frequentare teatro di prosa e spettacoli lirici da bambina, a Firenze, perché i miei genitori ne erano appassionati. Non mi reputo una esperta ma almeno mi considero una persona di buonsenso. Non si va a teatro solo per meditare e angosciarsi sui significati profondi dell’ esistenza e del cosmo o per sostenere crociate progressiste o altro. Qualche volta ci si va anche per divertirsi, per godere una evasione intelligente, e questo è perfettamente legittimo. Per questo leggendo quanto l’illustre collega del Vancouver Sun scrive a proposito di “trama superficiale, musiche zuccherose e dubbi valori morali” mi viene da sorridere. E che diamine, all’epoca della prima rappresentazione della Vedova Allegra, nel 1905, erano fermi a valori arcaici e mica avevano la marijuana legalizzata e le altre conquiste odierne.
Che vuoi che ci sia da da scandalizzarsi se si esalta la potenza del denaro, in questo caso l’immensa fortuna economica di Hanna Glawari, la Vedova Allegra? Forse che non è così anche oggi? Sul Georgia Straight, fanno almeno una analisi piú sensata dell’ ambiente e dei tempi in cui si svolge la vicenda, leggera come una bolla di sapone, di Hanna e del suo Conte Danilo.
Peccato che, parlando degli accenni satirici che l’operetta contiene, legati alle vicende del tempo e alla politica dell’Impero Austro-Ungarico verso gli Stati Balcanici, si confonda l’evidente allusione al Montenegro, il piccolo Stato balcanico, espresso nel nome dello Stato di Pontevedro da cui proviene la Vedova, con Montevideo, che si trova da tutt’altra parte del globo.
Bene, lasciamo stare le opinioni degli altri rispettabilissimi commentatori e vi fornisco come al solito la mia. Mi sono divertita, mi sono svagata, sono uscita da teatro spensierata come le musiche e la vita “esagerata” da Belle Époque che l’operetta rievoca. Eccetto che nel primo atto, che si trascina con lentezza, e che viene appesantito dai numerosi recitativi, in tedesco per di piú, con sottotitoli in inglese. Confesso di aver a quel punto lottato con un certo senso di sopore. Poi le cose prendono piú ritmo, i balletti sono accattivanti, il Can Can è trascinante, le scenografie, specie quella rievocante Chez Maxim, del disegnatore Michael Yeargan, i costumi disegnati da Susan Memmott Allred (tutti e due provenienti da Utah Opera) sono divertenti e adeguati, il direttore d’ orchestra Ward Stare ha una provata esperienza nella direzione di opere leggere come pure di lavori ponderosi come “Il dialogo della Carmelitane” e quanto alla compagine dei cantanti, bene, la verve e la sicurezza vocale e scenica di Lucia Cesaroni, soprano di origini italo-canadesi, basterebbe da sola per raccomandare di andare a vedere questa produzione.
Cesaroni, nata a Toronto, ha una laurea in Opera conseguita alla University of Toronto, è una Alumna dello Steans Institute al Ravinia Festival, al Britten-Pears Festival e dell’ International Vocal Arts Institute di Tel Aviv. Dopo aver cantata in ruoli drammatici e leggeri, in Nordamerica e in Europa, ha recentemente, ha interpretato La Traviata con la Pacific Opera Victoria. Giovane, dinamica, scintillante e dotata di una voce duttile che sa raggiungere anche “toni scuri”, Cesaroni è una interprete lirica da seguire con attenzione. Il tenore John Cudia che interpreta il Conte Danilo, rimane un poco in ombra di fronte all’esuberanza della Cesaroni, ma questo è dovuto piú alla partitura che non gli lascia moltissimo spazio espressivo che alla sua indubbia abilità canora. Sasha Djihanian nel ruolo di Valencienne e John Tessier/Camille de Rosillon, hanno formato la coppia/contraltare alla vicenda sentimentale di Hanna e Danilo e lo hanno fatto con impegno di mezzi vocali ed efficacia scenica. Divertente Richard Suart nel ruolo del barone Mirko Zeta. Tutti gli altri comprimari, giovani e volenterosi, si sono prodigati in scena con entusiasmo ed energia, così che il ritmo della produzione, all’ inizio un pò stagnante, ha potuto prendere quota.
Altre rappresentazioni di “The Merry Widow” (La Vedova Allegra) vanno in scena il 25, 27 e 28 di ottobre. Perché non dare una occhiata a questo video dell’operetta, cliccando su questo link fornitomi gentilmente dalla Vancouver Opera? http://www.youtube.com/watch?v=5nuDc9qOZiM&feature=youtu.be Così potete farvene una idea.
La prossima produzione della Vancouver Opera sarà la classica e amatissima “La Bohème” di Giacomo Puccini dal 14 al 24 febbraio 2019. (Photos by Tim Matheson)

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