L’Italia è dentro di me, la porto nel cuore

web20.jpgDi Ornella Sinigaglia

La storia di Joe Grosso è quella di un imprenditore leale a forti ideali: umiltà, rispetto, indipendenza, e, naturalmente, capacità di reinventarsi.
Dall’arrivo in Canada alla fine degli anni ’50, Grosso ha passato in rassegna 13 settori industriali: dall’abbigliamento, nel quale la famiglia vanta un’esperienza di tre secoli, è giunto all’esplorazione mineraria passando per 11 diversi ambiti a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.
Marco Polo Come è arrivato in Nordamerica?
Joe Grosso Mio nonno, Joseph Grosso, emigrò negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. Nel 1912 aprì un negozio di stoffe a Newark, in New Jersey. Uno dei suoi quattro figli, mio padre, era rimasto in Italia, dove io nacqui. Un giorno, uno dei miei zii rimasti negli Usa, ormai ottantenne, mi disse: “Joe, vieni qui: la fabbrica è avviata. Perché mai andare in Canada?”. Mia sorella viveva in British Columbia, e per me quella era un’opzione più allettante: sapevo che se fossi andato in New Jersey non sarei stato a capo del mio destino. Avevo 20 anni, e a quell’età lì… Il mio spirito indipendente mi portò a partire con l’idea, comune a tutti gli emigranti, che avrei fatto “i soldi”, e poi sarei tornato.
Marco Polo Invece è ancora in Canada.
Joe Grosso Arrivai in Canada nel 1959. Scesi dall’aereo vestito secondo la moda italiana dell’epoca. E il contrasto fu subito immediato. La prima persona che vidi fu una donna sdentata, scapigliata, sciatta. Avessi potuto, avrei chiesto al pilota di fare inversione e riportarmi indietro. Ma ormai non avevo scelta.
Marco Polo Come si adattò alla nuova vita da immigrato?
Joe Grosso Ero un pesce fuor d’acqua. Non ero fatto per vivere in un piccolo paese di lumberjack. Un giorno mia sorella mi disse: “Se vuoi andare, vai. Ma non a Vancouver, è piena di delinquenti. Vai a Victoria”. Lì aprii il primo stabilimento, avevo nove dipendenti. Incontrai la donna che divenne mia moglie, una sposa meravigliosa. Ma anche Victoria iniziò a starmi stretta. Feci un’offerta per comprare una fabbrica a Vancouver, all’823 di Clark Drive.
Marco Polo E una volta a Vancouver…
Joe Grosso In tre anni passai da 39 a 240 dipendenti, soprattutto italiani e cinesi. Fornivamo circa 1.500 negozi retail, avevo una forza vendite di 70 persone. Ero diventato un piccolo Giorgio Armani: i miei modelli erano tra i più esclusivi.
Marco Polo Cosa lo portò a cambiare, allora?
Joe Grosso L’annus horribilis fu il 1982. L’interesse sulla mia linea di credito era intorno al 22%, mentre nell’abbigliamento il margine lordo era del 20-25%. Decisi di vendere nel 1985. Chiusi gli stabilimenti che avevo aperto a Hong Kong, Corea del Sud e Romania. Non fu semplice, ma non avevo scelta.
Vendetti l’inventario direttamente ai miei clienti in poco meno di un mese, e ripagai quasi tutti i 5 milioni di debiti che avevo accumulato. Ero a corto di 75mila dollari, e la banca mi disse: “Joe, sei entrato nella storia, quei 75mila dollari te li abboniamo”. Mi diedero una piccola line of credit per ricominciare.
Rimasi nel settore per un altro paio d’anni, ma a un certo punto dovetti vendere. Lo feci con la clausola che non sarei rientrato nel settore. Fu quasi fare un torto ai miei antenati, ma la crisi aveva ormai messo in ginocchio migliaia di operatori.
Marco Polo A un imprenditore si può togliere l’azienda, ma non lo spirito imprenditoriale.
Joe Grosso Iniziai a fare business plan. Capii che ci sono 8-9 capisaldi a prescindere dal settore industriale in cui si opera, e ne cambiai 11. Ma non avevo mai abbastanza soldi per diventare socio in affari. Finché viaggiai in Argentina.
Era il periodo della transizione democratica, il governo apriva le porte agli investitori stranieri. Mi accorsi che tutti i Paesi confinanti avevano uno sviluppato settore minerario. Mentre l’Argentina era focalizzata sull’agricoltura.
Marco Polo E quindi si trasferì lì?
Joe Grosso No. Misi insieme un gruppo di geologi che in un anno e mezzo crearono un rapporto sulle risorse nascoste nel ventre di quel Paese.
Mi costò una fortuna, ma diventò la mia stella polare. Scoprii la mia prima riserva d’oro nel 1998. Nel 2004 scoprii il più grande giacimento di argento al mondo, la Navidad, forte di oltre un miliardo di once. Non avevo i soldi per metterlo in produzione.
Reinvestii il ricavato della vendita della scoperta in altre esplorazioni, finché trovai qualcosa che ci avrebbe permesso di essere soci al 25%. Inauguriamo la produzione a fine mese, il 28 ottobre.
Marco Polo Le esplorazioni devono averla temprata.
Joe Grosso Quando fai esplorazione, passi metà del tempo a creare relazioni. Visiti comunità che vivono a 4-5mila metri d’altitudine, gente che ha vissuto in quei luoghi per 5.000 anni.
Hai solo due stumenti con cui lavorare: umiltà e rispetto. In 25 anni di esplorazioni non abbiamo mai avuto un no. Non saremo ricchi in termini finanziari, ma lo siamo in amicizie e relazioni.
Marco Polo Nostalgia dell’Italia?
Joe Grosso L’Italia è dentro di me, la porto nel cuore. Sono grato al Canada per avermi accolto, per avermi permesso di integrarmi, e sono felice della mia vita semplice. Faccio fatica ad ammetterlo, ma sono ormai ottantenne.
Ho fatto tante cose di cui vado fiero, ma sento di non aver fatto abbastanza, e ho ancora quel che ci vuole per gestire le società del gruppo e dare il mio contributo alla comunità.

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