Note di viaggio: Riflessioni e incontri in Puglia

trulli-shops-alberobello-puglia-italy-bike-tour-flguldemustun.jpgDi Anna Ciampolini Foschi

Le mie storie d’amore sono sempre state complicate. Scandite da abbandoni spesso dolorosi e ricongiungimenti spesso tormentati, ma sempre sostenute da sentimenti intensi. Terminate ogni volta con un senso di riconquistata serenità interiore. Mi è accaduto con Firenze, (perché di città e nazioni sto parlando) la mia città natale e luogo della mia giovinezza, amata fino allo spasimo e poi quietamente collocata in un angolo caro della memoria, con le altre città italiane e gli altri paesi del mondo dove ho vissuto per dei periodi. Mi è accaduto con Vancouver, dapprima detestata e poi accettata e amata come la mia seconda patria, come la terra, l’oceano, le foreste e il cielo dove ho finalmente affondato le mie radici. Così, in queste settimane che sto trascorrendo in Puglia nel mio primo viaggio in Italia dopo una assenza di quattro anni, quando mi sento rivolgere la domanda se mi piace la Puglia e se tornerei a vivere in Italia, alla prima domanda non ho ancora trovato una risposta definitiva. Per quanto riguarda lo stabilirsi perennemente in Italia la risposta è un chiaro no, mai. Ma per le impressioni che provo verso la Puglia, i suoi paesaggi, i suoi colori, le sue languide sere estive, esito a rispondere. Non c’ero mai stata, sto scoprendola a poco a poco e a modo mio e sto ancora in fase di negoziato con un certo livello di shock culturale. Gli amici che mi telefonano dalle altre città italiane dove risiedono, mi chiedono in modo incalzante se ho visitato i monumenti, le spiagge e le altre bellezze della Puglia. Mi sono mossa in giro, sì, ma come ho detto, lo splendore e i valori di una terra si scoprono a volte percorrendo itinerari diversi, vivendo esperienze minime. Un paio di sere fa ho camminato la sera, alla luce della luna, lungo un sentiero sterrato che si snoda fra gli uliveti e i vigneti qui intorno. Il silenzio era rotto soltanto dal concerto dei grilli, il profumo dell’uva matura si diffondeva nella brezza serotina. Le stelle si stagliavano nitide in cielo. In quel momento, mi è sembrato di sentirmi finalmente connessa con questa terra, in un nodo di emozione, in una specie di impulso viscerale che mi ha sorpreso e commosso. E l’altra grande ricchezza di questa regione è la sua gente. La loro ospitalità, la loro fragorosa e genuina allegria di stare insieme, la saldezza dei legami familiari, la prontezza sincera con la quale spalancano le porte di casa e improvvisano pranzi pantagruelici per gli ospiti arrivati con un preavviso di nemmeno un’ora, e la loro caparbietà nel lavorare con impegno a dispetto delle varie pastoie e ostacoli che la situazione economica attuale e politica in Italia frappone specie a chi lavora in proprio. Nella loro masseria nei dintorni di Grottaglie, i fratelli Ettore e Andrea, mastri casari, preparano ricotta e formaggi di latte di pecore e di capre che loro stessi allevano e pascolano. Lavorano in maniera artigianale, e una volta gustati i loro prodotti si rischia seriamente di non poter mai più tollerare il sapore anonimo e la consistenza gommosa dei formaggi e della ricotta di produzione industriale. Beppe e Daniele, due ragazzi seri e preparati sono passati da qui a trovare i miei ospiti e mi hanno parlato della loro attività, la coltivazione della canapa a basso titolo di cannabinolo, come viene consentito per legge. Da questa pianta si ricava l’estratto THC, la base della marijuana che viene poi acquistata da associazioni autorizzate e resa accessibile dietro prescrizione medica e a scopo terapeutico. Beppe e Daniele vogliono vivere, operare e sviluppare progetti in questa regione della quale riconoscono carenze e difficoltà ma nella quale ripongono fiducia.Parlano infatti di trovare e motivare altri giovani pronti ad affrontare nuove sfide per poter allargare gli orizzonti di lavoro e imprenditorialità. La coltivazione di canapa nella zona non è ancora molto diffusa ma potrebbe diventare una fonte di rilancio economico. Nella sua casa ormai troppo grande dove vive da sola, la quasi centenaria Commare Nunzia trascorre le sue giornate circondata da immagini di santi, sotto lo sguardo severo di Padre Pio il cui ritratto è presente quasi dovunque, anche nei negozi. Commare Nunzia scrive poesie, le compila a mano e le fa poi dattiloscrivere. Ne ha raccolte un bel numero e in molte parla dei grandi dolori che lei piange da più di quaranta anni: la morte del marito, accasciatosi in chiesa durante la Messa in un giorno ormai lontano e prima ancora di quella perdita, la morte delle sue due figlie in tenerissima età. Scrivere, dice, l’ha salvata, come pure l’ha salvata la sua fede in Dio. Lungo le strade campestri si ammirano tabernacoli, le stazioni dei Misteri del Rosario, sono state erette piccole cappelle votive, come pure agli angoli e facciate di molti edifici cittadini si ammirano lunette devozionali e immagini sacre.Non vi mancano i lumini accesi e i fiori freschi deposti da qualche fedele. Nelle case, nei negozi, il senso del divino è presente attraverso quadretti a soggetto religioso, statuine della Vergine e altre testimonianze visibili di una fede ancora viva. A Grottaglie si celebrano le feste dei Santi Patroni e della Madonna, si fanno le processioni e i fedeli camminano in pellegrinaggio fino al vicino Santuario della Madonna Mutata. Siamo abituati in Nord America a guardare con condiscendenza se non con aperto disprezzo chi crede nella religione organizzata, a pensare che fare qualche esercizio di yoga in una palestra sia una affermazione di spiritualità, a usare come tempio e come chiesa le nostre enormi shopping malls sempre spalancate per ingoiare i soldi dei nostri acquisti tante volte superflui e devo dire che questa presenza di fede mi piace.
Non che appendere un quadretto al muro di casa ti renda automaticamente una bella persona, ma almeno può servire a ricordarti che non esiste solo la deità del Consumismo.

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