Dieci anni dopo

Giulio.JPGDi Anna Maria Zampieri Pan

Estate 2009. Durante una delle mie periodiche visite al Centro incontro per la prima volta un giovane abruzzese da poco assunto quale assistente alle attività culturali. Come di consueto, chiamiamola pure “deformazione professionale”, sono curiosa di saperne di più e rivolgo al giovane alcune domande. Sguardo penetrante, sorriso aperto, disponibilità al colloquio, Giulio Recchioni – di lui si tratta – risponde con immediatezza ai miei quesiti. Mi rendo conto che la sua storia personale rientra nel fenomeno emigratorio italiano genericamente definito “fuga dei cervelli”. Perché non registrarla, sia pure sinteticamente, come esemplare di una “nuova emigrazione”? Brevissimamente, dalle informazioni allora raccolte: laureato nel 2005 summa cum laude in lingue e letterature straniere all’Università degli studi Gabriele D’Annunzio di Pescara. Letteratura inglese la sua specializzazione. Era stato visiting student in Inghilterra con il programma Socrates-Erasmus.
Nato ad Ortona all’inizio degli anni Ottanta, Giulio affermava di essere innamorato di Vancouver perché “mi ricorda il mio Abruzzo, allo stesso tempo civilizzato e selvaggio, con moderne città e immensi parchi, con il mare ma anche le montagne”. (*)
Estate 2018. Giulio Recchioni ha lo sguardo ancora più profondo e vivo. Il sorriso e’ sempre aperto e contagioso. Alla parete del suo spartano ufficio e’ appeso un bel poster che ricorda l’avvio di una delle molte iniziative realizzate nel corso dell’ultimo decennio in cooperazione con le differenti istituzioni culturali della città. Il Centro, tra l’alternarsi di guide al vertice e la successione di eventi comunitari, tra programmi felicemente realizzati e progetti discussi, rimane il punto focale dell’italianità, o meglio italicita’, nella Vancouver multiculturale. Un luogo di incontro, una realtà viva nel cuore della metropoli. Con il contributo generoso e impegnato di tanti, tra i quali questo schietto abruzzese-canadese dalla personalità “forte e gentile”, come poeticamente viene definita la sua terra d’origine.
Ho posto a Giulio alcune domande.
Marco Polo Dieci anni di vita e lavoro a Vancouver. Com’era allora e come vede ora l’ambiente metropolitano?
Giulio Recchioni In 10 anni, la città di Vancouver ha completamente cambiato volto. Ero innamorato di Vancouver, ed è per questo che avevo deciso di trasferirmi qui. Ora, però, la città è diventata un parco giochi per ricchi investitori del mattone, e la vita da lavoratore del ceto medio è sempre più difficile, con il costo della vita e i prezzi di case e appartamenti che continuano a schizzare verso l’alto, e lotte tra affittuari per accaparrarsi appartamenti sempre più piccoli a prezzi sempre meno accessibili… voglio solo dire che la disillusione è tanta, e ho difficoltà a immaginare di passare qui a Vancouver il resto della mia vita.
Marco Polo Quali sfide ha finora personalmente affrontato e vinto?
Giulio Recchioni Confesso di non concepire la vita come una serie di sfide, ma come un viaggio, lo scorrere di un fiume, o l’alternarsi delle maree. Sono stato molto orgoglioso di diventare cittadino canadese qualche anno fa, dopo più di un lustro passato a vivere la vita “da permesso a permesso” (visa-to-visa life, come dicono in inglese). La soddisfazione di poter finalmente pensare a mettere radici non più come a un sogno, ma come a un progetto, è stata grande, così come lo è stato il sollievo di non dover più essere costretto ad attraversare la burocrazia dell’immigrazione. Ricordo di aver pensato, tra l’emozione e le lacrime, di essere finalmente giunto a casa.
Marco Polo Puo’ accennare brevemente ad alcuni aspetti, sia positivi che negativi, in ambito comunitario e nel contesto etno-culturale?
Giulio Recchioni Dopo 10 anni di lavoro nella comunità italiana, non ho potuto fare a meno di notare come questa sia ancora molto appassionata e innamorata dell’Italia e della sua cultura, ma questa passione spesso si traduce anche in un’animosità intestina che fraziona e divide la comunità ogni volta che ci sono divergenze di idee o di visioni. Gli italiani di Vancouver sono anche molto interessati agli eventi culturali, ma molte volte questo interesse è limitato a ciò che già si conosce. L’evento culturale è inteso più come celebrazione della cultura passata che come esplorazione di quella contemporanea. Infine, mi piace notare come la comunità italiana di Vancouver sia molto più aperta all’altro, al diverso, di quanto si creda. Molti non italiani sono convinti che la nostra cultura sia portatrice di una mentalità stretta, se non chiusa, ma si sbagliano.
Marco Polo Le linee guida del suo impegno in qualità di direttore culturale del Centro italiano di Vancouver. Dove sta andando il Centro?
Giulio Recchioni Sin dalla mia assunzione come Direttore culturale, le linee guida erano chiaramente indirizzate ad attrarre un nuovo pubblico, dato che lo zoccolo duro dei nostri soci sta entrando nell’età dell’oro ed è sempre meno presente per le attività tradizionali. Da questa prospettiva, creare eventi anche per un pubblico più attivo e non necessariamente italiano è diventata una necessità. Detto questo, confermo che presto avremo un nuovo Direttore generale, che potrebbe portare con sé nuove priorità, linee guida e visione.
Marco Polo Vuole rivolgere un invito alla partecipazione, soprattutto ai discendenti dei pionieri (le nuove generazioni a identità mista) e magari ai “landed immigrants” che continuano ad arrivare dall’Italia?
Giulio Recchioni Ho avuto occasione di notare con piacere come i nuovi arrivati e le nuove generazioni partecipino ad alcuni eventi, per la maggior parte eventi legati alla tradizione culinaria italiana o dedicati alla cultura italiana contemporanea. Li inviterei a partecipare più attivamente alla vita e agli eventi del Centro, così da permetterci di dedicare a loro più risorse: più grande sarà la domanda, più articolata sarà l’offerta.
(*) Stralcio dal mio libro PRESENZE italiane in British Columbia, Ital Press 2009, a pagine 159, titolo “Una nuova emigrazione”. Ho chiesto a Giulio perchè ha deciso di lasciare l’Italia. La sua risposta: “Ho deciso dopo essermi laureato. Ero già stato a Vancouver per una full-immersion di inglese nel 2002, e mi ero da subito innamorato della città. Dopo la laurea, ho cercato di trovare lavoro nelle vicinanze della mia zona, ho vivacchiato per un paio di anni con lavori saltuari che non mi avrebbero mai permesso di vivere una vita indipendente dai miei genitori. Tutto quello che mi si prospettava era trasferirmi a Roma o a Milano e sperare per il meglio. Allora ho deciso che, se dovevo trasferirmi, tanto valeva andare in un posto che mi era piaciuto, ed eccomi qui a Vancouver. Ho iniziato con un Working Holiday Program e ora sto cercando di avere un permesso di soggiorno e, chissà, di diventare cittadino canadese”.

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