IL GIARDINO DEI CILIEGI IN SCENA AL JERICHO ARTS CENTRE

web1Di Anna C, Foschi

Anton Cechov scrisse “Il Giardino dei Ciliegi” un dramma/commedia, negli ultimi mesi della sua vita. Morì poco dopo la prima rappresentazione del suo lavoro al Teatro d’ Arte di Mosca avvenuta nel gennaio 1904, dopo aver avuto una serie di contrasti con il regista Stanislawski che dell’opera voleva sottolineare soltanto il carattere drammatico. Se la storia della decadenza, superficialità e incompetenza di una famiglia aristocratica della Russia all’inizio del secolo ventesimo, oppressa dai debiti e costretta a svendere l’ amatissimo giardino dei ciliegi (in realtà si tratta di una coltivazione di amareni, ma le traduzioni a volte sono belle e…infedeli) ha elementi di tragedia, non mancano i momenti di levità e di sorriso. Il Giardino dei Ciliegi è un classic, un’opera complessa dai temi molteplici e la regia accorta e misurata di William B. Davis ha permesso alla compagina di attori di muoversi nello spazio non enorme del palcoscenico del Jericho Arts Centre con eleganza e sicurezza. Anzi, proprio la dimensione raccolta della sala ha dato agli spettatori l’impressione di essere partecipi, di “entrare” nella narrazione.
Gli attori, anche quelli più giovani, sono tutti veterani del teatro, dicinema e serie televisive e la vivezza della loro interpretazione costituisce il maggior pregio di questa edizione. John Prowse, nella parte dell’ avido Lopakhin, affarista e arrampicatore sociale, presta al personaggio un fisico e una recitazione sanguigna. Douglas Abel, attore, regista e commediografo, impersonava un intenso Gaev. Lesli Brownlee, anch’essa scrittrice e attrice, è una credibilissima Anya dal fisico minute e adolescenziale come richiede il personaggio. Il personaggio di Varya ha sfumature complesse che Christine Iannetta ha reso passando con disinvoltura da momenti di collera a attimi di profonda vulnerabilità. Christine, che proviene da studi a Yale, AADA di New York, è autrice di una rappresentazione teatrale sull’ internamento degli italo canadesi nei campi di concentramento di Petawawa durante la seconda Guerra mondiale (Troia-Enemy Alien, rappresentata al Vancouver Fringe). Corina Akeson è la protagonista, Ravneskaya, che domina la scena con la sua volubile apparenza di dama del gran mondo e sua segreta e disperata fragilità emotiva. Nominata per il Jesse Award, Corine è una professionista del teatro che oltre a recitare, produce e dirige spettacoli di prosa. Un’ altra prestazione di rilievo è quella di Chris Walters nei panni di Trofimov, l’eterno studente un pò sognatore, un pò rivoluzionario. Il personaggio di Dunyasha, la cameriera con sogni di appartenere al gran mondo, ha offerto a Martha Ansfield -Scrase l’ occasione di interpretarla con freschezza e giovanile grazia. Jack Rigg nei panni del vecchio servo Firs non poteva essere più calibrato e divertente di così, come lo Yashadi Matt Loop, il giovane lacché della nobile famiglia, non poteva proiettare più insolenza a malapena repressa di come ha fatto per tutti e due gli atti. Tim Bissett (Simeneonov-Pishchik), Bronwen Smith (una vivace Charlotta Ivanovna)e Jordon Navratil,Sean Anthony (Yepikhodov) in parti relativamente minori, hanno validamente contribuito al fluido svolgersi della rappresentazione.
Lo spettacolo è stato prodotto da Smoking Gun Collective. Il già citato regista William B. Davis, di cui è appena uscita la autobiografia, ha già diretto cinque della più important opera di Cechov, e considera la regia la sua vera vocazione anche se, come attore, tutti lo ricordano nell’ iconico personaggio dell’ Uomo con la sigaretta (The Cigarette Smoking Man) nella popolarissima serie televisiva The X Files. Un cenno a parte merita il lavoro egregio come produttrice dello spettacolo svolto da Emanuelle Davis. Ho avuto il piacere di conoscere Enmanuelle mesi fa, quando abbiamo parlato di un possible progetto comune. Originaria di Merate (provincia di Lecco), attrice, produttrice, poliglotta, è una donna competente, dinamica e con una etica personale e professionale che le deriva anche dalle sue precedenti esperienze come Direttrice di Finanze per due città francesi, e come manager del personale e direttrice della campagna elettorale del Sindaco di una città italiana. Si è trasferita in Canada dopo aver incontrato William B. Davis che è poi diventato suo marito. Merito anche di Emmanuelle se un altro italiano, Marco Lamera, nativo di Bergamo, ha ora scelto Vancouver come la città dove vivere. Marco è un esparto di cinematografia, lighting designer e regista e ha curato le luci per la produzione del Giardino…Un dovuto cenno di riconoscimento all’ingegnosa messa in scena di Tracy-Lynn Chernaske realizzata da Bruce Suttie, maestro carpentiere, e ai costume di Julie White. Lo spettacolo va in scena dal 27 aprile al 19 maggio.
Anna Foschi

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