PAOLO ANGELI IN CONCERTO A VANCOUVER

Di Anna Ciampolini Foschi

Nella nostra città, dove approdano e si stabiliscono gente da tutti gli angoli del mondo e dove esiste un ricco humus intessuto di miriadi di culture diverse, abbiamo la fortuna di venire in contatto con creatività e forme di espressione artistica raffinate e insolite e non soltanto con I grandi nomi dell’ industria musicale internazionale che riempiono gli stadi con i mega-concerti. La Pyatt Hall della Vancouver Symphony Orchestra School of Music (843 Seymour Street, Vancouver) offre occasioni di incontro con autori del calibro di Paolo Angeli che la sera del 10 febbraio vi si è esibito in concerto. Nato a Palau nel 1970, della sua Sardegna ha trasfuso nella sua musica il ricordo dell’ ambiente musicale estremamente stimolante e il ricco tessuto culturale delle tradizioni musicali sarde. Dopo essersi diplomato al Nautico nel 1989, si trasferisce a Bologna dove si immerge nei movimenti musicali innovativi e transculturali del Laboratorio di Musica & Immagine appena sorto, praticando composizione e improvvisazione collettiva e imponendosi alla’ attenzione dei principali festival europei di musica innovativa. Lavora con altri autori come Stefano Zorzanello, Fred Frith con l’ opera Pacifica, inizia a suonare la tuba con la Banda Roncati. Il suo impegno sociale lo porta a co-fondare la scuola popolare di musica Ivan Illich. Dall’ incontro con Giovanni Scanu, anziano chitarrista di Luras nasce il suo interesse per le forme e I moduli del canto gallurese e logudorese. Citiamo dalla biografia che appare sul sito web di Angeli: “Dall’incontro-scontro tra avanguardia extra-colta e tradizione popolare nasce la chitarra sarda preparata: strumento orchestra a 18 corde – ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria – dotato di martelletti, pedaliere, eliche a passo variabile. Con questa singolare propaggine – costruita nel CROM di Francesco Concas – Paolo rielabora, improvvisa e compone una musica inclassificabile, sospesa tra free jazz, folk noise, pop minimale.”
La carriera di Angeli è stata ed è un percorso di ricerca artistica incessante, di riconoscimenti prestigiosi e di collaborazioni con musicisti e autori di prestigio internazionale. Angeli ha eseguito concerti in tutta Europa, negli Stati Uniti e Canada, ha vinto il Posada Jazz Project nel 1997, e dopo essersi trasferito a Barcellona nel 2005, ha continuato a produrre albums, progetti multimediali e dualdisc come Tibi (2010) e altri lavori fino all’ uscita nel 2013 del suo definitivo punto di sintesi tra la musica tradizionale sarda e influenze mediterranee: Sale Quanto Basta (ReR). Paolo Angeli è laureato in Etnomusicologia al DAMS di Bologna. Sempre dalla sua biografia (www.paoloangeli.com/biografia/) citiamo: “Dal 1997 al 2003 ha collaborato con l’ISRE, alla costituzione della fonoteca Archivio Mario Cervo. Come ricercatore ha pubblicato Canto in Re (ISRE 2005) – volume storico analitico sul Canto a Chitarra, accompagnato da un cofanetto di 4 CD con incisioni datate tra il 1930 e il 1967. Insieme a Nanni Angeli, è il direttore artistico di Isole che parlano, rassegna sospesa tra tradizione e innovazione che si svolge dal 1996 a Palau.
L’ avvenimento che ha permesso al pubblico della nostra città di accostarsi alla musica di Angeli è stato organizzato a opera dell’ Istituto Italiano di Cultura di Toronto con il supporto del Consolato Generale d’ Italia a Vancouver, dell’Ufficio Culturale diretto da Gianluca Biscardi e la collaborazione della Vancouver New Music.
L’esibizione di Angeli è stata preceduta da un interessante incontro col pubblico di appassionati che affollavano la Pyatt Hall. Angeli, presentato al pubblico dal Direttore Artistico di Vancouver New Music, Giorgio Magnanensi, ha parlato dei molti temi e delle molte ricerche che sono all’ origine e fondamento della sua esplorazione musicale, dei molti echi etno-culturali anche medio-orientali e nord-africani che confluiscono nelle sue opere e del suo ancorarsi alle radici della tradizione musicale e vocale della Sardegna, con le sue molteplici sfumature sia di parlate locali sia di inflessioni vocali nel canto.
Amgeli ha una comunicativa e una abilità di coinvolgersi con il pubblico veramente rare. Il suo entusiasmo diviene contagioso, la sua profonda competenza viene bilanciata dalla sua semplicità e affabilità, la sua dedizione all’espressione musicale si esprime anche attraverso l’energia e la spontanea simpatia che sa generare con il suo genuino interesse per il pubblico e la gente. Ascoltare e vedere da vicino la sua chitarra sarda preparata è una esperienza singolare e coinvolgente. Questo strumento polifonico espande i confini già conosciuti dell’espressione musicale-strumentale, stupisce per la complessità di ideazione, progettazione e realizzazione che ne sono all’ origine e affascina per la molteplicità di suono, timbro e risonanza. Angeli, che sta ancora lavorando a ulteriori perfezionamenti, considera questo suo strumento come un percorso di ricerca. Le composizioni musicali eseguite durante il concerto sono profonde, misteriose e quasi ipnotiche peregrinazioni attraverso spazi, tempi e sorgenti etno-culturali molteplici e diverse eppure armoniosamente fuse alle quali si integra con naturale fluidità l’ espressiona vocale.
Abbiamo avuto l’occasione di parlare brevemente con Paolo Angeli durante il rinfresco seguito al concerto, che è stato offerto dal Consolato e da Bosa Foods. In persona, l’ autore è ancora più irresistibilmente simpatico e “alla mano” che sul palcoscenico. Ci diceva che questa esibizione a Vancouver era l’ultima di una lunga tourneé nordamericana e che dopo una sosta nella sua casa di Barcellona avrebbe ripreso il suo giro di esibizioni internazionali. A Vancouver era già stato circa una dozzina di anni fa e della città e del Canada parla con entusiasmo. Il Canada è la vera America, la gente è composta, cortese ma non fredda, pronta ad aiutare e lo contrappone agli Stati Uniti, più espansivi e chiassosi. Il pubblico più difficile? In Giappone, dove al termine del concerto, non avendo notato alcuna reazione fra gli impassibili spettatori, Angeli si era convinto di non aver avuto alcun successo, mentre invece la gente già si affollava nel foyer ad acquistare i CD e commentava entusiasticamente. Più o meno lo stesso accadde in Bretagna, apparente freddezza in sala e grande fervore attorno a lui al termine del concerto. Con il pubblico latino Angeli dice che invece si stabilisce subito una corrente di intesa, come pure in molti altri paesi d’ Europa e del mondo nei quali ha un forte seguito di appassionati di musica.
Angeli è ormai da tempo una icona internazionale ma conserva la schiettezza, la semplicità e la generosità istintiva della sua Sardegna, è un artista e un uomo che rappresenta valori e impegni autentici.

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