La festa del carretto siciliano

Quasi ogni settimana la sala da ballo del Centro Culturale Italiano ospita una festa diversa organizzata dalle associazioni che rappresentano quasi tutte le regioni italiane. Dopo la Puglia e il Molise é la volta della Sicilia. Piú di duecento persone, non solo di origine siciliane, hanno accolto l’invito dell’attiva e amabile presidentessa dell’Associazione Stella De Giorgio e hanno partecipato e ravvivato con la loro presenza la serata di Sabato 21 Ottobre. Il ricevimento é stato voluto per celebrare insieme “La festa del Carretto”, uno dei due piú importanti avvenimenti del calendario siciliano, insieme alla festa di San Giuseppe che si terrá a Marzo. Perché il carretto é importante da celebrare? Il carretto fin dall’antichità é stato il trasporto delle merci e delle persone e il carro siciliano, come ogni altro strumento di lavoro, è strettamente legato alla storia economica e culturale dell’isola. Dalla caduta dell’impero romano a tutto il sec. XVII, il deterioramento e poi l’assenza di una rete viaria percorribile con veicoli a due ruote, limitava l’uso del carro, lasciando così ai “vurdumara”, mulattieri al servizio dei grandi proprietari terrieri, il compito del trasporto dei prodotti per lunghi tragitti. La più antica forma di carro in Sicilia è lo “stràscinu” o stràula, un primitivo carro senza ruote, una specie di slitta, che ancora oggi viene adoperato per il trasporto dei covoni di grano nelle zone dell’interno dell’isola; ma la ruota era conosciuta fin dai tempi più antichi, come dimostrano i profondi solchi delle carraie classiche, esistenti ad Agrigento presso il tempio di Èrcole e che sono stati cantati da Salvatore Quasimodo nella sua lirica Strada di Agrigentum. Dantofilo da Enna (II sec. a.c.) attraversò la Sicilia su bassi carri a quattro ruote, il carramattu ottocentesco, adoperato per trasportare mosti e vini in botte. Chiunque puó vedere un prototipo varipinto e pittoresco di questo storico carretto ogni qualvolta si trovi al Centro Culturale Italiano.
Ritornando alla serata di celebrazione di questo mezzo di trasporto storico, la cena é stata completata, per la gioia dei piú golosi, con i mille cannoli fatti a mano dalle donne dell’associazione e riempiti la sera stessa, prima di essere serviti, per essere degustati freschi. Gli ospiti si sono poi rallegrati e hanno continuato a festeggiare con la musica lirica del tenore Gustavo Herrera. La performance del Signor Herrera é stata accolta come sempre con uno scroscio di applausi e di sguardi di apprezzamento e rispetto per la vivacitá e l’intesitá nell’esecuzione dei noti brani musicali, che spaziano dalla musica napoletana, a parti di opere liriche e alla “lirica pop” di Bocelli. Nessuno resiste alla sua estensione vocale e alla notevole capacitá interpretativa, in perfetto connubio con l’eleganza della serata e della sua stessa tenuta classica da teatro. Gli ospiti a questo punto sono pronti ad essere loro stessi i protagonisti della pista da ballo e a lasciare la sala solo dopo averla ulteriormente rinvigorita. È il momento del trio di Gianni Fuoco. Gianni con Cristina e Fernando intonano una dopo l’altra, rumba, tango, valzer, che non bastano agli invitati, i quali continuano a richiedere un brano in piú per continuare a ballare. Vengono volentieri acconentati dai musicisti e la loro gioia é visibile negli spontanei e competenti movimenti delle coppie fino a mezzanotte inoltrata.
Si aspetta Marzo per la prossima altra data da segnare sul calendario. Per la festa di San Giuseppe dice la Presidentessa, per la 25esima volta, Stella De Giorgio, ci saranno anche i balli con i costume tradizionali.
Maja Giannoccaro

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