Referendum per l’autonomia: il vero vincitore è Zaia

I due referendum consultivi del 22 ottobre 2017 per sostenere le Regioni Lombardia e Veneto nel negoziare forme di autonomia maggiori delle attuali, hanno registrato un buon successo in Veneto e un sostanziale nulla è cambiato in Lombardia.
AFFLUENZA E RISULTATI
Veneto-In Veneto ha votato il 60% degli aventi diritto. I sì hanno superato il 98%.
Lombardia-Meno rilevante il dato della regione governata da Roberto Maroni: 39% l’affluenza con i sì oltre il 95%.
SIGNIFICATO “POLITICO”
Il referendum suona come una vittoria soprattutto per Luca Zaia, presidente della Regione Veneto.
Per il governatore lombardo Roberto Maroni, che aveva detto che il 34% sarebbe bastato, soddisfazione più sfumata, anche se indubbiamente, con questi dati di partecipazione, il significato della consultazione in Lombardia è meno forte.
Soprattutto appare deludente il 25,7% di affluenza a Milano e provincia.
COSA SUCCEDERÀ ADESSO
I due referendum erano puramente consultivi; non hanno dunque nessun effetto immediato.
Lombardia e Veneto chiedono di aprire una trattativa con lo Stato per avere più autonomia nelle materie di legislazione concorrente previste dall’articolo 116 della Costituzione.
Trattative che potevano essere avviate senza nessun referendum: come ha fatto la Regione Emilia-Romagna che otterrà dei risultati istituzionali prima di quanto avverrà per Veneto e Lombardia.
L’Emilia-Romagna ha infatti già raggiunto un accordo con il governo sulle materie nelle quali chiede più poteri – sanità, politiche del lavoro, ambiente e imprese, ricerca e sviluppo, e potrebbe completare l’iter di approvazione da parte del Parlamento in questa legislatura; mentre Lombardia e Veneto dovranno attendere la prossima.
Il che, evidentemente, dimostra il significato tutto politico delle due consultazioni del 22 ottobre.
SOPRATUTTO LE TASSE
“Noi chiediamo tutte le 23 materie, lo dico subito, e i nove decimi delle tasse” ha puntualizzato Zaia a urne ancora calde, annunciando che già lunedì avrebbe portato in Giunta regionale la delibera-quadro (pronta da tempo), per avviare, una volta ottenuta l’approvazione dell’assemblea veneta, la trattativa con lo Stato.
“Diventerà il nostro contratto che proporremo al Governo” ha aggiunto Zaia, ammonendo: “Io credo che a Roma si rendano conto di quello che sta avvenendo”.
Il primo a rispondergli è stato uno dei suoi maggiori oppositori nel Governo, il sottosegretario Gianclaudio Bressa, che ha sempre sostenuto, “l’inutilità” dei referendum, dato che il tavolo sul “regionalismo differenziato” si può aprire semplicemente ai sensi dell’art. 116 della Costituzione.
“L’esito del referendum in Lombardia e Veneto, ha detto Bressa, conferma l’importante richiesta di maggiore autonomia per le rispettive regioni.
Il governo, come ha sempre dichiarato anche prima del voto di oggi, è pronto ad avviare una trattativa”.
Sicuramente, anche nel caso di trattative dall’esito positivo, Lombardia e Veneto no verseranno meno tasse.
Potrebbero invece ottenere maggiori trasferimenti dallo Stato in relazione alle nuove competenze trasferite.
Certo per esempio che la Lombardia non potrà trattenere gli oltre 50 miliardi di surplus fiscale che dice di avere.
IL VOTO IN PARLAMENTO
Ora le due regioni dovranno innanzitutto approvare una delibera con la quale si indicano esplicitamente le materie su cui rivendicano la competenza.
Sulla base di questa verrà avviata la trattativa con il governo. Se si raggiunge l’intesa con l’esecutivo, essa dovrà diventare una proposta di legge che la Camera e il Senato devono approvare a maggioranza assoluta.

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