L’italiano che ha messo Hollywood sui cartelloni

Silvano Campeggi, detto Nano, è l’illustratore che ha disegnato oltre 3000 immagini per i film più importanti delle più grandi case di produzione cinematografiche mondiali – E racconta degli incontri con le grandi dive di Hollywood Liz Taylor, Ava Gardner e lo spogliarello di Marilyn…

Silvano Campeggi ha 94 anni. Ne farà 95 il 23 gennaio. Da qualche parte, in cantina o in soffitta, deve custodire un ritratto alla Dorian Gray che s’è dipinto da solo: mai incontrato un vegliardo più atletico e pimpante di lui. O forse sugge l’eterna giovinezza dall’estatica visione che gli si para davanti agli occhi in ogni istante della giornata: terrazzi e finestre della sua casa di Bagno a Ripoli formano un balcone naturale affacciato a 180 gradi su Firenze. Campeggi s’è sempre firmato, e fatto chiamare, Nano. Si fatica ad adeguarsi, perché nella realtà semmai è un gigante. «Il nomignolo me lo diede mia madre». Aveva 12 anni quando Alfreda, casalinga maritata col tipografo aretino Astolfo, costrinse il figlioletto a entrare con una cartellina in mano nello studio di Ottone Rosai, in via San Leonardo a Firenze, davanti al quale passavano tutti i giorni. Erano disegni fatti col lapis: un ritratto della nonna, un gattino, i fiori del giardino.
Il pittore li osservò, poi, rivolto verso la mamma, sospirò: Mi fa invidia, il su’ figliolo. Una settimana dopo ero di nuovo da lui con alcune tavole a colori. Troppo sgargianti. Te tu ci devi mettere un po’ di merda. E mi consigliò di andare a scuola da un certo Masaccio. Sì, proprio quel Masaccio, l’affrescatore della Cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine, dove il bambino aveva ricevuto la prima comunione. Nano non è mai arrivato a tanto. Ma, a modo suo, ha saputo andare oltre. Tutti i manifesti e le locandine dei film che nella nostra vita ci hanno fatto emozionare, sorridere, piangere li ha firmati lui, Campeggi. In un quarto di secolo ne ha disegnati oltre 3.000 per le maggiori case di produzione: Metro Goldwyn Mayer, Universal, Paramount, Warner Bros, Rko Pictures, Rank, Dear, Scalera. Nei tempi d’oro del cinema sono arrivato a sfornarne più di 150 l’anno, praticamente uno a giorni alterni. La Metro non ne stampava mai meno di 12.000 copie. Ma per i kolossal si arrivava a 25.000. Coprivamo i muri d’Italia. E, con essi, le vergogne della guerra.
Clark Gable che porta fra le braccia Vivien Leigh ferita nell’incendio di Via col vento. Humphrey Bogart in smoking bianco che cerca invano di trattenere Ingrid Bergman in fuga da Casablanca. Tony, Maria e gli altri eterei ballerini che si librano nell’aria in West Side Story. Robert Taylor con l’armatura del console romano Marco Vinicio in Quo vadis. Elizabeth Taylor che si struscia sensuale contro la spalla di Paul Newman in La gatta sul tetto che scotta. Ancora Paul Newman con la kefiah e il mitra in Exodus. Charlie Chaplin con paglietta e bastone da passeggio che si gira per l’ultima volta verso il suo pubblico, l’addio di Calvero, in Luci della ribalta. Siccome da adolescente arrotondavo la mancia come proiezionista, ho impressi nella memoria i manifesti 70 per 100 di Campeggi. Li attaccavamo con la colla fatta di farina e soda caustica, in seguito sostituita dal Glutolin, preparato pronto per l’uso. Potevano diventare 2, 4, 6, 8, addirittura 16, fino a comporre, come accadde con la corsa delle bighe di Ben-Hur, un gigantesco puzzle, per affiggere il quale servivano scaloni da pompiere e spazzoloni telescopici. C’erano anche le serie foto 50 per 35 con cui allestire le vetrinette e le locandine 35 per 70 che nei cinema di periferia giungevano traforate come merletti di Burano, cenci straziati da migliaia di puntine da disegno e incerottati col nastro adesivo. Finché non fu inventata la sparagraffette (cambrettatrice, in Veneto), maligna evoluzione della sparachiodi, che rese ancora più destruenti le operazioni di rimozione delle locandine per il successivo utilizzo. Con le sue tavole sfolgoranti, Nano faceva sognare gli spettatori prim’ancora che entrassero in sala: Cantando sotto la pioggia, Un americano a Parigi, Angeli con la pistola, Gigi, Bellezze al bagno, Capitani coraggiosi, Giungla di asfalto, L’amore è una cosa meravigliosa, L’ultima volta che vidi Parigi. Poi si spegneva la luce e nel buio capitava talvolta che la magia si rivelasse inferiore alle attese suscitate dal cartellone: Il manifesto di Venere in visone mi fu bloccato dalla censura. E pensare che avevo disegnato le campagne caritative di Propaganda Fide su incarico del cardinale Eugène Tisserant, le battaglie dei carabinieri per l’Arma, il ritratto ufficiale di Salvo D’Acquisto…. Di Campeggi, che già da vivo ha l’onore di figurare nel pantheon degli Uffizi con un autoritratto, il direttore dei Musei vaticani, Antonio Paolucci, dice: Ha tre occhi. Nano è appena tornato dagli Stati Uniti. Una tournée trionfale di un mese, dal Moma di New York al Syracuse international film festival. Durante un gala al Monmouth museum ha partecipato a un’asta di beneficenza in cui doveva ritrarre la persona che sganciava di più. Ha vinto una signora belloccia. Ho scoperto che è la moglie del nipote di padre Pio: il bisnonno del marito e il papà del santo di Pietrelcina erano fratelli.

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