Il turismo insostenibile per l’Italia

La Festa del Redentore a Venezia è uno spettacolo da favola: centinaia di barche riempiono il tratto di laguna da piazza S. Marco alla Giudecca, mentre il cielo si illumina di splendidi fuochi d’artificio. La Festa del Redentore a Venezia è uno spettacolo da favola: centinaia di barche riempiono il tratto di laguna da piazza S. Marco alla Giudecca, mentre il cielo si illumina di splendidi fuochi d’artificio. I turisti di tutto il mondo, giustamente, vorrebbero prendervi parte, nella certezza che una esperienza così non la dimenticheranno per tutta la vita. Ma quella di quest’anno potrebbe essere ricordata anche per un’altra ragione. Per la prima volta il questore della città ha deciso di consentire l’accesso alle rive solo finoa un certo numero di persone. Così, mentre lo scorso anno a godersi la nottata erano più di 100 mila fra veneziani e turisti, accalcati fino all’inverosimile, stavolta c’erano in piazza non più di 60-70 mila persone, in prevalenza veneziani, con un po’ più di tranquillità. Un fatto del genere non sarebbe degno di particolare attenzione se non fosse l’ultimo anello di una catena. Il 12 giugno scorso Virginia Raggi ha messo sotto protezione 37 fontane di Roma, con tanto di multe da 40 a 240 euro per chi si arrampica o mangia dove non dovrebbe.
All’inizio di luglio il sindaco di Firenze Dario Nardella ha ordinato ai vigili di bagnare con gli idranti i punti più affollati del centro per scoraggiare i bivacchi, e pochi giorni dopo, nella stessa Venezia, dove la tensione ha raggiunto il culmine con la manifestazione di protesta di quasi 2 mila residenti, il sindaco Luigi Brugnaro ha lanciato una campagna di comunicazione per ricordare ai turisti, fra l’altro, che nella Serenissima è proibito bivaccare nelle piazze. Né si tratta solo delle città d’arte, visto che in diverse località di mare, come Capri, Alassioo le Cinque Terre si discute ormai apertamente dell’ipotesi di imporre il numero chiuso. Dopo decenni passati a rincorrere i turisti (e a lamentare che Paesi come la Spagna, con un decimo delle nostre attrazioni, riescano ad averne più di noi) cercheremo di tenerli alla larga come fossero migranti? L’interrogativo è paradossale ma inevitabile in questa estate torrida di cittadini furiosi e amministrazioni che corrono ai ripari contro i torpedoni dei visitatori mordi e fuggi. E poiché, alla stregua di altre inquietudini figlie della globalizzazione, anche questa ce la porteremo dietro per un pezzo, è tempo di cominciare a guardarla negli occhi. I numeri anzitutto.
Da sei anni a questa parte il turismo in Italia vive una crescita costante, divenuta più veloce negli ultimi due. Le statistiche fornite dall’Enit, l’Ente nazionale del turismo (elaborate con l’ausilio delle rilevazioni dell’Istat e della Banca d’Italia) parlano di un incremento cumulato di oltre il 20 per cento nel periodo fra il 2010e il 2016 che ci ha fatto raggiungere nell’ultimo anno ben 52,6 milioni di visitatori stranieri (per un totale di 195 milioni di notti, secondo in Europa solo a quello della Spagna), cui va aggiunto un numero ancora maggiore di italiani che riscoprono le bellezze del proprio Paese.
Già non sarebbe poco, ma è solo un pezzo del quadro: quello dei turisti alloggiati in strutture regolari, in cui si riscuote la tassa di soggiornoe si paga al fisco quel che si deve sul reddito. Poi ci sono i bed and breakfast e Airbnb, spuntati come funghi negli ultimi anni, con cui un numero crescente di famiglie arrotonda le entrate al tempo della crisi. Se e quando saranno censiti anche questi, verrà fuori che la crescita del numero dei turisti in Italia è ancora maggiore. Quanto? Contavamo di saperlo dalle prossime dichiarazioni dei redditi, spiegaa Panorama il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, che con il fenomeno delle locazioni brevi proposte sui portali online ha il dente avvelenato, perché nella manovra correttiva 2017 il governo ha finalmente approvato la norma che obbliga gli intermediari tipo Airbnb a versare le tasse per conto dei loro clienti in cambio di una aliquota agevolata con cedolare secca. Peccato che i portali di prenotazione rifiutino in blocco di applicare la legge: uno schiaffo alle istituzioni, che va contro la necessità di trasparenza e di contrasto all’evasione fiscale.
E non è solo un fatto di numeri. Anche la tipologia dei turisti ha la sua importanza. L’esplosione delle forme low cost di accoglienza prosegue Bocca ha cambiato profondamente il profilo dei viaggiatori e delle loro vacanze. Man mano che il numero delle persone aumenta, il loro tempo di permanenza media diminuisce. Sarebbe il caso di cominciare a pensare a forme di agevolazione per chi si ferma di più. E siamo al versante economico della faccenda. Nella sua versione più estrema, il turista mordie fuggi non dorme neppure una notte e spesso si porta da mangiare e da bere. Ma fra un selfie e l’altro ha tutto il tempo di sporcaree congestionare le strade. Con una perdita secca per la città e per chi ci vive tutto l’anno.
La soluzione? Ancora una volta: numero chiuso.

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