CETA-Il trattato che impoverirà l’Italia

Di Manuela Milazzo

L’Italia è un piccolo paese, riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per la sua cucina, l’alta moda, la pasticceria e l’artigianato, tutti simboli che nel corso degli anni hanno contribuito a fare dell’Italia una meta da sogno. Un posto magico fuori dal tempo, in una terra ricca di tradizioni e cultura. Da qualche anno ormai mi trovo qui in Canada e solo da qualche mese mi sono trasferita nella multietnica e vibrante Vancouver. Passeggiando fra le strade del centro, un sabato pomeriggio, una serie di negozi colpiscono subito la mia attenzione. Bandiere tricolori, nomi italiani, musiche italiane che provengono da locali di vario genere, sento un richiamo familiare, incuriosita mi avvicino a quella che sembra una gelateria artigianale e con mio stupore noto una gelateria a nome Italiano gestita da cinesi, con prodotti cinesi e proprietario cinese. Stessa identica cosa mi è capitata pochi metri più avanti, sempre fra le strade principali della città, dove un negozio a nome Italiano con tanto di slogan REAL ITALIAN FASHION! ha attirato la mia attenzione, ma poi una volta entrata all’interno del negozio mi accorgo di essere capitata nello stesso tranello di prima. É un negozio cinese, con marchi cinesi, con commesse cinesi e scritte cinesi. Di MADE IN ITALY nemmeno l’ombra. In un attimo di riflessione due domande mi sorgono spontanee: Perché in questo caso i cinesi possono rivendicare un qualcosa di così rinomato che non è loro? E inoltre: non ci dovrebbe essere una forma di legge che protegga e tuteli il Made in Italy, sopratutto qui all’estero? Ritenendo più che giusto che i cittadini italiani, residenti qui in Canada debbano essere
informati e che sappiano precisamente a cosa l’Italia sta andando incontro sopratutto quando sono in procinto le trattative per firmare il discusissimo accordo il cui acronimo è CETA, in inglese Comprehensive Economic and Trade Agreement, ed in italiano Accordo economico e commerciale globale. Gli accordi e i negoziati riguardo il trattato di libero scambio ci sono già da tempo ( dal 2009 fino al 2014 ), ma adesso le proteste degli agricoltori, degli artigiani e dei piccoli imprenditori Italiani si fanno più forti e cominciano a sentirsi fino a qui nelle sponde del pacifico. Mentre le telecamere di tutto il mondo ritraevano sullo sfondo idilliaco di Taormina i leader del G7, il cui obiettivo era la messa a punto delle politiche economiche a breve termine tra i paesi partecipanti a monitorare gli sviluppi nell’economia mondiale e valutare le politiche economiche, il governo Italiano ha approvato il disegno di legge per la ratifica ed attuazione, del CETA, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada, per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. Citando a tal proposito il comunicato del governo riguardo il trattato si legge: il CETA serve a stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico. Il ceta dunque, servirebbe a creare nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico, si legge ancora, grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici. Fin qui sembrerebbe tutto perfetto, considerando anche che da questo accordo sia STIMATO un guadagno per l’Italia di circa 7,3 miliardi di dollari canadesi (cifra di per se ridicola se si pensa che l’IMU che gli italiani hanno pagato sui propri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro). Sembra chiaro fin da subito che questo accordo economicamente non ha alcuna valenza e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno stiamo per svendere completamente la nostra nazione.
Ai molti Italiani residenti in Canada proporrei un esame di coscienza. Quanti prodotti Italiani trovate con facilità presso i supermercati Canadesi? La concorrenza è sleale, sopratutto quando ad un prodotto pregiato (come Il Parmigiano Reggiano) possa facilmente essere sostituito una sua scarsa e dannosa imitazione, come il Parmesan. Questo è solo uno dei tantissimi esempi che si possono associare a questo ingiusto accordo autorizzato dalla Comunità Europea contro l’Italia. Vorrei inoltre sottolineare quanto riportato sul sito della Commissione Europea sotto la voce CETA: Stimolando gli scambi, il CETA creerà posti di lavoro e favorirà la crescita e nuove opportunità per la vostra impresa. Il Canada è un grande mercato per le esportazioni europee e un paese ricco di risorse naturali di cui l’Europa ha bisogno. Il CETA, inoltre, è innovativo. Non si limita ad eliminare i dazi doganali, ma tiene pienamente conto delle persone e dell’ambiente. Così facendo crea un nuovo modello di riferimento globale per i futuri accordi commerciali. Il mio cuore palpita a mille pensando all’immensa differenza che esiste palesemente fra un prodotto Made in Italy e un prodotto Canadese, sopratutto per quanto riguarda l’alimentazione! Ad esempio, l’applicazione del CETA favorirà l’esportazione di carni ovine, bovine e pollami a dazi quasi inesistenti, (meno del 98%) pur sapendo che la maggior parte degli animali di allevamento in Canada (circa 130 mila tonnellate) viene trattata con ormoni. Altro sempio è quello del grano, che in questi giorni sta suscitando la rivolta di centinaia di agricoltori, che adesso si vedono competere con una colossale esportazione di grano canadese contaminato da farine, pesticidi e micotossine. Il CETA è un pericolo serio e concreto.
Riportando quanto scritto in un articolo su AGI, (agenzia giornalistica Italiana) In Italia il grano duro può essere coltivato dall’Emilia Romagna in giù, perché ha bisogno di molto sole. Ed è dunque per questo che il glifosato viene usato maggiormente dai Paesi che hanno poca esposizione solare. Ecco spiegato il record che vede il Canada il Paese maggior esportatore di grano duro in Italia e in Europa.
Questo accordo dunque favorirà il Canada da un punto di vista economico, ma impoverirà l’Italia, sia a livello economico che salutare e anche a livello di immagine! Il tutto a danno dei cittadini, che ancora una volta non sono chiamati in causa a decidere delle sorti del proprio paese. Questo articolo non vuole essere una denuncia contro il Canada, ma un sincero invito a riguardare questo accordo fra Europa e Canada che metterà in ginocchio il nostro Paese, un paese che è senza tutela, svenduto nella sua ricchezza e nella sua bellezza. Scrivo queste parole in difesa di tutti gli agricoltori Italiani, dei suoi artigiani e della sua gente che nel passato così come anche adesso ha reso la nostra terra unica al mondo. Importare grano, carni e altri prodotti alimentari scadenti dal Canada con l’attuale situazione che vede il Sud economicamente in ginocchio è inammissibile.
Stesso discorso vale per i prodotti artigianali, dalla moda all’oreficeria, che sebbene avranno una più semplice esportazione verso il Canada dovranno competere con negozi Cinesi che imitano il prodotto Italiano senza alcun controllo.

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