Acclamato debutto a Vancouver di Antonello Palombi nel ruolo di Otello

Dal 28 aprile al 13 maggio viene offerta al pubblico di Vancouver una straordinaria occasione di gustare una serie di avvenimenti musicali di grandissimo rilievo. La nuova formula adottata dalla Vancouver Opera permette infatti di spaziare dai classici più classici come “Otello” andato in scena al Queen Elizabeth Theatre il 28 e 30 aprile e il 4 e 6 maggio, alla ambiziosa opera contemporanea “Dead Man walking” musicata da Jake Heggie, fino a concerti di virtuosi come Ute Lemper e Tania Tagaq. Ma veniamo a Otello, l’ opera di Giuseppe Verdi imperniata su passioni violente e distruttive come la gelosia ossessiva che stravolge le menti e l’ Invidia che avvelena i cuori. L’edizione della Vancouver Opera ha due assi nella manica, per cosÌ dire: l’ impegno che l’intera compagine di cantanti ha messo nelle loro interpretazioni dei rispettivi personaggi e l’impatto visivo della scenografia minimalista ma dall’ enorme potere evocativo creata da Erhard Rom, e naturalmente aggiungiamone un terzo, e cioè la direzione del Maestro Jonathan Darlington, il quale rappresenta ormai un punto di riferimento per le produzioni operistiche in Canada.
Su tutti, si staglia il ritratto di Iago che il baritono Gregory Dahl ha tratteggiato con suprema e camaleontica cattiveria, strisciando come un serpe incantatore e incombendo come un avvoltoio sopra le sue vittime, un genio del male senza redenzione, una presenza possente e minacciosa in contrasto con la fragilità interiore di Otello, interpretato dal tenore Antonello Palombi, il quale ha capito l’ essenza del personaggio e ne ha evidenziato la sua natura da gigante dai piedi di argilla, all’ apparenza guerriero e dominatore, ma in realtà dominato dalle proprie passioni e facile preda del sottile veleno di Iago. La relazione disfunzionale fra i due viene magnificamente espresso nella scena in cui Iago , sentendosi ormai vittorioso, si siede sul trono ai cui piedi giace Otello, raggomitolato in preda ai suoi deliri di gelosia e divorato dai suoi stessi contraddittori sentimenti. In questo gioco di potere, Otello è convinto di essere il capo, il potente, ma l’ altro, lo scaltro e feroce Iago, è invece perversamente felice di vedere l’ odiato nemico letteralmente crollare sotto il peso del sospetto e della furia assurda che ne devasta l’ anima. Il soprano Erin Wall ha dato a Desdemona una coloratura angelica, una serie di delicate sfumature vocali culminate nella canzone del Salice che per il personaggio rappresenta un vero e proprio canto del cigno prima di venire strangolata dall’ ormai folle Otello. John Cudia, giovane tenore che a QET ha già interpretato un magnetico Juan Peron in “Evita” ha dato a Cassio vigore e scioltezza di gioventù da giustificare la gelosia del più anziano e meno avvenente Otello, il Moro che sa di essere un estraneo, qualcuno che non appartiene ne mai apparterrà in quell’ ambiente, temuto ma non accettato e forse per questo ancora più incline a vedere rivali dappertutto. L’ Emilia di Megan Latham, mezzosoprano, ha avuto momenti toccanti. Quanto ai coristi, forse la loro direttrice Kinza Tyrrell avrebbe potuto creare un maggiore dinamismo scenico visto che in molte scene stavano parecchio impalati un poco alla vecchia maniera. Antonello Palombi recita al naturale, senza il pesante trucco col cerone nero che in passato gli artisti si spalmavano su viso e mani per interpretare il Moro e senza la parrucca crespa e l’orecchino a cerchio dell’ iconografia tradizionale. I tempi cambiano e andare in scena conciati in tal modo rappresenta oggi una “appropriazione culturale” e susciterebbe un pandemonio di proteste. Né, in fondo, è proprio cosÌ necessario. Quello che è necessario esprimere del personaggio, il disagio della diversità, la segreta ostilità che suscita il fatto che un forestiere, un Moro, sia riuscito a salire I gradini del potere e della Gloria, viene espresso forse con maggiore impatto affidandosi ai gesti, all’ incedere, come ha fatto Palombi. Il suo passo lento, greve di minaccia, i contorni della sua figura illuminati dal dietro come in un cattivo incubo, quando si avvicina alla camera di Desdemona nell’ ultimo atto, sono efficaci nel coinvolgere lo spettatore quanto e più di un trucco elaborato e palesemente artificiale.

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