Buona Pasqua con Fr. Eugenio Aloisio

Despite what we may think… Easter isn’t just a noun. Easter is almost something you should think of as a verb. Just like our faith…
It is active. It moves. It’s something alive, and wondrous, and constantly in motion. And if you want more proof, look no further than the gospel: Mary of Magdala in the Easter narrative runs to tell the apostles what has happened, and two apostles run to the tomb to see for themselves. Running, in fact, is mentioned no less than three times in this short passage. This is something more than just a good cardio workout. Even in the earliest moments of our faith-literally, the dawn of Christianity-ours was a faith on the move. We see it at the Easter Vigil. Hundreds of candles light our churches-and the flames were not static. The light glimmered and flickered. It moved. It danced. It was bright. There are processions to the altar reminding us that we are a pilgrim people. In the baptism ritual that brought new Catholics into the faith, one of the rubrics makes clear that the water must be poured. It can’t be still. The water has to be moving. Then, of course, there was the quiet stirring of the human heart, as we heard again the story of our salvation, told again and again through readings that took us from creation to resurrection. You could not help but be moved at how God moves us- to be humbled and in awe at how far we have traveled as children of God, and how He has moved through creation. God is the potter and we are the clay. God created us… shaping us with his own hands and when the vessel of our humanity lost its identity… God recreated us to be his children through the birth of His Son into human history… Jesus becomes obedient to death so our disobedience might be destroyed.
Easter is about movement. Easter is about going. It’s about rising. It’s running, pouring, anointing, sprinkling, affirming, and rejoicing. It is about opening our mouths in a full-voiced cry that has been too silent for too long: Alleluia! Jesus lives! And we live in Him. Easter is sharing – it is the lit candle, this Paschal candle, spreading light from person to person until the entire church is ablaze with a fire that can only be called faith. Easter is hearing–it is hearing once more the astonishing news that awakened the hearts of the women at the tomb: He is risen. Easter is proclaiming–it is proclaiming the Good News that our Saviour lives. Death has been conquered. We have been redeemed. The tomb is not the final resting place of the Children of God. The tomb could not contain Jesus. It can not contain us. Because Jesus has risen. we are to rise and take our place at the table of God’s Children. Easter assures us that Christianity is a faith on its feet, running to spread the Word.
Because ours is a faith that cannot stand still.
It’s Mary, racing to tell the others. It’s Peter, a man who once denied Jesus, running toward a destiny that will transform his life-and the lives of countless others through history. It’s the apostles fanning out around the world, by ship or on foot, to face prison or torture or death. It’s Sisters arriving on ships from places like Italy and France, Germany and Ireland to teach an impossible and uncivilized continent called North America. It’s priests living in huts and saying Mass in tents and baptizing with muddy water from shallow rivers in Africa, going where no one has ever gone before because Jesus lives and we live in Jesus. It’s Pope Francis, on his knees washing the feet of elderly and disabled men and women-not in the palatial beauty of St. Peter’s, but in a humble church in the outskirts of Rome, and doing it for one simple reason: because we are not meant to keep what we have to ourselves. Jesus lives and we live in Jesus. By God’s grace, our church continues to grow.
Because ours is a faith that cannot stand still.
Christ lives. And we live in Him. It is just that simple, and just that miraculous. This day, we carry Easter with us into the world, continuing what Mary of Magdala began all those centuries ago. We have to tell others. It’s not the sort of news that you spread by walking. You have to run.
And today, Easter, the celebration of Christ’s resurrection, is the greatest reason of all to keep the momentum going.
Alleluia!

 

A dispetto di ciò che possiamo pensare, Pasqua non è solo un nome. Pasqua è quasi una parola che dovremmo considerare un verbo. Come la nostra fede…
E’ attiva. Si muove. E’ qualcosa di vivo, e meraviglioso, e costantemente in movimento. Se si ha bisogno di altre prove, non si deve cercare che nel Vangelo: Maria di Magdala, nella narrativa Pasquale, corre per dire agli Apostoli cosa era successo, e due Apostoli corrono alla tomba per vedere loro stessi. Il correre, infatti, è menzionato non meno di tre volte in questo breve passaggio. Questo è qualcosa di più di un buon esercizio per il cuore. Anche nei suoi primi momenti-letteralmente all’alba della Cristianità-la nostra era una fede in movimento Lo vediamo alla vigilia dell Pasqua. Centinaia di candele illuminano le nostre chiese-e le fiamme non erano ferme. La luce baluginava e tremolava. Si muoveva. Danzava. Brillava. Ci sono processioni all’altare che ci ricordano che siamo un popolo di pellegrini. Nel rituale del Battesimo che porta nuovi Cattolici alla fede, una delle rubriche chiarisce che l’acqua va versata. Non può stare ferma, l’acqua deve essere in movimento. Poi, certamente, c’era il quieto trambusto del cuore umano, quando ascoltiamo di nuovo la storia della nostra salvazione, raccontata ancora ed ancora attraverso le letture che ci portano dalla creazione alla resurrezione. Non si può che essere commossi per come Dio ci muove-essere umili e timorosi davanti a quanto lontano siano andati come Figli di Dio, e per come Egli si è mosso attraverso la creazione. Dio è il vasaio e noi siamo la creta. Dio ci ha creati … dato forma con le sue stesse mani e quando il vaso della nostra umanità perse la sua identità … Dio ci ricreò per essere i suoi Figli attraverso la nascita di Suo Figlio nella storia dell’umanità …Gesù obbedì alla morte così che la nostra disobbedienza potesse essere distrutta.
La Pasqua è movimento. La Pasqua riguarda l’andare. Il sorgere. E’ il correre, il versare, l’ungere, l’aspergere, il professare, il gioire. E’ l’aprire la nostra bocca in un grido pieno che è stato troppo silenzioso per troppo tempo: Alleluia, Gesù vive! E noi viviamo in Lui. La Pasqua è il condividere-è la candela accesa, la candela Pasquale, che sparge la luce da persona a persona fin quando l’intera chiesa diventa illuminata da un fuoco che può solo esse chiamato fede. La Pasqua è ascoltare-è ascoltare ancora una volta la stupefacente notizia che sveglia i cuori delle donne alla tomba: Lui è risorto. La Pasqua è annunciare -è annunciare la Buona Novella che nostro Signore vive. La morte è stata sconfitta. Noi siamo stati salvati. La tomba non è il luogo ultimo del riposo dei Figli di Dio. La tomba non ha potuto contenere Gesù. Non può contenere noi. Perché Gesù è risorto, noi anche risorgiamo e prendiamo posto alla tavola dei Figli di Dio. La Pasqua ci assicura che la Cristianità è una fede su i propri piedi, che corre per diffondere la Parola. Perché la nostra è una fede che non può stare ferma.
(La nostra fede) E’ Maria che corre per annunciare agli altri.
(La nostra fede) E’ Pietro, un uomo che una volta ha negato Gesù, che corre verso un destino che trasformerà la sua vita-e la vita di innumerevoli altri attraverso la storia.
(La nostra fede) Sono gli Apostoli sparsi per il mondo, per barca o a piedi, per affrontare la prigione, la tortura o la morte.
(La nostra fede) Sono le Sorelle che arrivano sulle barche da posti come l’Italia e la Francia, la Germania e l’Irlanda, per istruire un difficile e selvaggio continente chiamato Nord America.
(La nostra fede) Sono i preti che vivono in capanne, celebrano la Messa in tende e battezzano con l’acqua fangosa dei bassi fiumi in Africa, che vanno dove nessuno è mai andato prima perché Gesù vive e noi viviamo in Gesù.
(La nostra fede) E’ Papa Francesco, in ginocchio che lava i piedi ad anziani, disabili e donne-non nelle bellezze del palazzo di San Pietro, ma in un’umile chiesa alla periferia di Roma, e che fa ciò per un’unica semplice ragione: perché non siamo fatti per tenere per noi stessi ciò che possediamo. Gesù vive e noi viviamo in Gesù. Con la grazia di Dio la nostra Chiesa continua a crescere.
Perché la nostra è una fede che non può stare ferma.
Cristo vive. E noi viviamo in lui. E’ così semplice eppure miracoloso. Questo giorno, noi portiamo la Pasqua con noi nel mondo, continuando quello che Maria di Magdala ha iniziato centinaia di anni fa. Dobbiamo annunciarlo agli altri. Non è il tipo di notizia che si da camminando. Bisogna correre. E oggi, Pasqua, la celebrazione della resurrezione di Cristo, è la ragione più importante di tutte per conservare questo slancio.
Alleluia!

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