Il tenore Antonello Palombi, protagonista di Otello

di Anna Ciampolini Foschi

La sera del 10 dicembre 2006, dietro le quinte del Teatro La Scala di Milano regnava una atmosfera di tensione. La sera prima, quella del debutto, il tenore Roberto Alagna protagonista della edizione di “Aida” di Verdi curata da Franco Zeffirelli e diretta dal Maestro Riccardo Chailly, aveva ricevuto una valanga di reazioni sfavorevoli di pubblico e critica e non l’aveva presa bene. C’ era la possibilità che rifiutasse di cantare ancora e per questo il suo sostituto, un certo Antonello Palombi, ex-carabiniere avviato a scalare il mondo della lirica, fu avvertito di tenersi pronto. Alagna, infuriato, abbandonò davvero il palcoscenico quando dal loggione partirono fischi e ululati di disapprovazione per la sua “Celeste Aida.” Palombi fu mandato in scena d’ urgenza senza nemmeno avere il tempo di cambiarsi e cantò nella parte di Radames indossando blue jeans e coprendo con la manica l’ orologio da polso perché pensò: “Radames non portava l’ orologio.” RiuscÌ non solo a placare i temibili appassionati del loggione ma al termine della rappresentazione, rivestito di fretta fra un atto e l’ altro col costume di Radames, ottenne una lunga e calorosa standing ovation. L’ avvenimento ebbe una risonanza mondiale. In teatro, vige la legge de “lo spettacolo continua” e son rari gli esempi di un artista che abbandoni la scena, come accadde nel lontano 1958 al Teatro dell’ Opera di Roma alla prima di Norma, quando Maria Callas, dopo un attacco piuttosto malriuscito della celebre aria “Casta Diva” , subissata dai fischi piantò in asso gli spettatori, compreso l’ allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e una sfilza di celebrità dell’ epoca.

Palombi avrebbe comunque raggiunto il successo pieno nella carriera anche senza la risonanza mediatica che l’ incidente alla Scala gli aveva procurato. Nato a Spoleto nel 1968, figlio di un carabiniere e lui stesso entrato nell’ Arma Benemerita a 20 anni, non proveniva da una tradizione musicale ma se l’ era costruita con pazienza e tenacia, cantando nel coro della cattedrale di Todi prima e prendendo lezioni di canto poi, quando decise di dedicarsi seriamente alla carriera lirica. Nel 1990 debuttò come protagonista di Madama Butterfly in Germania e iniziò una serie di tournée in ruoli da protagonista in teatri italiani, europei e negli Stati Uniti a Seattle, Dallas e con la Michigan Opera fino al momento della famosa serata a La Scala che lo impose agli occhi del mondo della lirica. La sua presenza nei maggiori teatri d’ opera internazionali, la sua collaborazione con i più prestigiosi direttori d’ orchestra e i cantanti più acclamati sono frutto del suo impegno metodico, della sua umiltà e del suo pragmatismo nonché della sua capacità di osservazione e di organizzazione che forse gli derivano anche dalla sua carriera precedente al servizio delle forze dell’ ordine. A questo ovviamente si aggiungono le sue indiscusse doti vocali e interpretative che formano la vera base del suo successo. Palombi analizza il personaggio da interpretare per coglierne gli aspetti emotivi meno ovvii e per entrare in profondità nella vera anima.

Tramite l’ ufficio stampa della Vancouver Opera abbiamo potuto ottenere una intervista con Antonello Palombi che il 28 aprile debutterà a Vancouver al Queen Elizabeth Theatre nel ruolo di protagonista dell’ Otello di Giuseppe Verdi. Preciso, efficiente e cortese, ha inviato le risposte alle mie domande nel giro di 24 ore e anche questa è una indicazione del carattere dell’ uomo, un artista senza capricci e gigionerie, dai valori saldi e dagli obiettivi concreti. Qui di seguito, dedichiamo ai nostri lettori del Marcopolo questa interessante conversazione con Antonello Palombi.

Anna Ciampolini: Lei è un tenore di fama internazionale con una carriera iniziata in maniera forse non molto convenzionale ma che è proseguita trionfalmente nei maggiori teatri del mondo. Con la nuova produzione di Otello da parte della Vancouver Opera, lei incontrerà per la prima volta il pubblico (molto multiculturale) degli appassionati di lirica della nostra città. Possiamo chiederle: cosa conosce già di Vancouver?

Antonello Palombi: Ad essere sincero non molto, ho lavorato spesso a Seattle ed ho incontrato qualcuno che veniva da Vancouver per assistere agli spettacoli, con alcuni sono tutt’ora in contatto attaverso i Social Networks.

Quando ero a Seattle ho sempre sentito parlare di Vancouver come una citttà “must see”, purtroppo non sono mai riuscito ad organizzarmi per una visita. So che è considerata come la “Hollywood del Nord” per essere molto attiva nell’industria del cinema…sono molto felice di avere questa opportunità di venire a cantare per la Vancouver Opera.

Quali sono le sue aspettative per questo debutto?

Io sono qui ad offrire la mia italianità, la mia voce, la mia esperienza al pubblico di Vancouver mi auguro di essere al mio meglio, arrivo da un’altra produzione dove ho appena cantato altre 12 recite di Otello e tutte con grande successo e standing ovation, grazie a Dio. Non vado mai in un Teatro aspettandomi qualcosa perchè è il pubblico che si aspetta qualcosa da me ed io darò tutto me stesso per rendere felice il pubblico.

Quando è entrato in contatto con la Vancouver Opera?

Solo di recente in seguito ad una combinazione di eventi e spero che questo sia l’inizio di una collaborazione duratura.

Lo speriamo anche noi! Torniamo ora indietro, per un momento, agli inizi della sua carriera, per una domanda “d’obbligo”: come è nata la sua vocazione per la lirica?

A differenza di molti altri colleghi io non ho retaggio familiare, ho sempre canticchiato fin da bambino, piccole filastrocche, o canzoncine per bambini, niente di che, ma la musica mi ha sempre seguito, ha sempre rappresentato un leitmotif. Durante gli studi una delle mie insegnanti cantava nel coro del Duomo della città dove vivevo allora. Me ne parlò, mi presentai al direttore che era anche insegnante al conservatorio di Perugia e lui guidò i miei passi verso lo studio, incontrai la mia prima insegnante di canto e da lì il cammino fino a Vancouver è iniziato.

In quale repertorio operistico si sente più realizzato, con quali personaggi si identifica di più come artista?

I personaggi devono essere veri, ben delineati e la musica li deve accompagnare in ogni aspetto del loro carattere. Non amo i sognatori e quelli troppo scontati nelle relazioni,

Non ho un buon rapporto con Calaf, ritengo molto ovvio Turiddu mentre invece mi attraggono Canio, Chenier, Cavaradossi….il primo atto di Tosca mi fa vedere la gioia, il gioco e la passione fra questi due giovani, tutto sommato, spensierati se non ci mettesse lo zampino Angelotti con la sua fuga ed il bieco Scarpia…Radames..ma soprattutto Otello..per citarne solo alcuni.

Parliamo di Otello, di cui lei è il protagonista nella edizione della Vancouver Opera: come vive, da artista e interprete, questo personaggio?

Tengo a sottolineare che questo è l’Otello di Giuseppe Verdi su Libretto di Boito, non è sull’Otello di Shakespeare. Molte cose sono omesse nel libretto quindi io lo vivo nel modo più vero interpretando non uomo pazzo dalla gelosia…ma di un uomo che si arrovella per capire i motivi, che soffre per un sogno spezzato…una fiducia spezzata…un riferimento perduto. La sua vita distrutta….Desdemona….Cassio…persone che lui amava non faranno più parte del suo futuro.

Un uomo maturo che vede la sua reputazione sull’isola infangata. Mille pensieri, molto umani che affollano la mente di Otello. Non solo gelosia dunque. La vera gelosia è quella di Canio…qui ci sono molti altri valori umani in ballo.

L’opera lirica continua ad appassionare le platee di tutto il mondo, nonostante il proliferare di altri generi di popolare musica, dal pop al rap etc. Cosa pensa che ancora attragga il pubblico verso questa forma d’ arte?

Beh, perchè è vera, non è possibile fingere, le emozioni sono vere, arrivano da persone presenti, che si possono quasi toccare…è come se ad ogni recita si avesse la possibilità di essere sul set di un film…e poter assistere ad una sessione di riprese….ma a differenza del cinema…nell’Opera deve essere sempre “buona la prima”,non si può ripetere. Questo mette chi guarda in uno stato quasi di eccitazione vedendo quegli attori che cantano e senza alcun microfono riescono a riempire la sala con la loro voce. Si, ho detto attori perchè oramai non si può più essere “solamente” cantanti che recitano….dobbiamo essere attori che cantano per competere con tutte le altre realtà audiovisive, 3D 4D….dobbiamo essere credibili.

E in Italia, come è la situazione per I teatri d’ opera e per gli artisti?

In italia la crisi, purtroppo, si è abbattuta e continua a percuotere tutto ciò che, mi vergogno a dirlo, riguarda la cultura.Questa viene lasciata un po’ a se stessa e non viene investito molto per sostenerla. Abbiamo molti settori in problemi seri. Il Terremoto non ci da tregua, siamo indietro con le ricostruzioni dei paesi, mentre si lavora per uno, si verificano emergenze altrove…problemi politici, difficoltà a trovare una voce unica che guidi il mio Paese verso la tranquillità che merita e potrebbe avere. Ci sono molti teatri in difficoltà,cercano di trovare soluzioni, risparmiano sui tempi…sui numeri dei titoli, sul numero delle recite ma è una lotta impari.

Se un ragazzo (o una ragazza) le chiedesse oggi un consiglio per iniziare la carriera di cantante nel mondo della lirica, cosa avrebbe da dirgli (o dirle), nel bene e nel male?

Questa è una domanda che mi viene rivolta spesso ed io rispondo sempre allo stesso modo.

Onestà con se stessi, dare il massimo nello studio del canto ma prepararsi anche per avere un altra via lavorativa e darsi un tempo limite.

Stabilire un giorno, una data e dire: se io entro quella data non ho raggiunto alcun traguardo, se sono ancora a casa a far concorsi su concorsi che non mi portano a nulla…dire stop.

Passare al piano , oggigiorno non si può passare l’unica vita che abbiamo sperando e sognando.

Bisogna essere pragmatici. Crederci fino in fondo ma entro un limite di tempo che permetta di cambiar strada, perchè se siamo solo noi a crederci poi si arriva ad un momento in cui la stessa dignità personale verrà messa in crisi.

Sognare, sperare sono importatntissimi nella vita di una persona, senza questo la vita non avrebbe senso….ma…sempre con i piedi per terra.

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