Trgedia greca e referendum italiano

Gentili lettori del Marco Polo, ormai conoscete i risultati del referendum costituzionale del 4 dicembre ed è arrivato il momento delle riflessioni.
Dopo aver letto a settembre il famigerato art.70, il 5 ottobre ho affrontato l’On. Francesca La Marca e il Senatore Roberto Cociancich (entrambi del PD) in un pubblico dibattito qui al Centro Culturale Italiano di Vancouver.
In quella occasione ho spiegato che avrei votato No non per mandare via Renzi ma perché, la riforma aveva due problemi di forma (Parlamento deligittimato e un Governo che si mette a scrivere costituzioni) e molteplici criticità di merito.
In particolare gli articoli 55, 57 e 70 avrebbero creato un “camerino”, un “dopolavoro”, un “senaticchio”. Se la Boschi e Verdini avessero voluto “semplificare”, potevano benissimo tagliare il numero dei parlamentari (il “dimezzamento” era nel programma del PD), eliminare il Senato, o copiare il sistema del Bundesrat tedesco con Senatori delegati in blocco dalle regioni.
Le carte costituzionali dovrebbero essere scritte da parlamenti o da assemblee costituzionali con il consenso delle opposizioni, la Carta attuale venne approvata con 458 voti favorevoli e 62 contrari (88% favorevoli, l’arco costituzionale). La Boschi-Verdini è stata approvata non solo senza le opposizioni ma da un PD talmente spaccato da scrivere in un solo articolo (il 57) al secondo comma che i Senatori sono eletti dai consigli regionali (per soddisfare i Renziani) e al quinto comma che il tutto avviene “in conformità con le scelte degli elettori” (per i Bersaniani).
Osservando il comportamento dell’ex-Presidente del Consiglio viene in mente un “topos” (schema) della tragedia greca, quello della ὕβρις. Quest’ultimo vocabolo ha regalato all’inglese la parola “hubris” (tracotanza). Il problema è che dopo il peccato di “hubris” secondo i greci arrivava la νέμεσις (la dea Nemesi) a punire coloro che si erano macchiati di arroganza.
In modo spregiudicato Renzi ha scommesso tutto sul referendum ed ha perso. Anni di lavori parlamentari sono andati in fumo e in questa fredda domenica di dicembre l’Italia non ha un governo, non ha una legge elettorale ed ha tutti i problemi che aveva prima del 4 dicembre, a cominciare dalla bomba Monte dei Paschi di Siena..
Puntualmente, come in una tragedia greca, la dea Nemesi sta già punendo un intero Paese per la “hubris”, l’arroganza di un singolo.
Ernesto Salvi

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