RIFLESSIONI DI UNA (OCCASIONALE) TELESPETTATRICE

Specialmente quando fuori la sera c’è un tempo da lupi, ebbene sì, confesso che indulgo alla classica sprofondata in poltrona col telecomando in mano, saltellando da un canale all’ altro in caccia di uno spettacolo decente per passare un’ oretta di ozio televisivo. Mi sono cosÌ alcune volte imbattuta in un programma di Rai International dal titolo “Tale e quale.” Non sono mai riuscita a guardarlo fino alla fine ma la puntata più recente che ho visto, ierisera per la precisione, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Già l’ idea di attori e cantanti che, circondati e imboccati da drappelli di truccatori, insegnanti di musica, canto, ballo e quant’altro mai, si esibiscono in imitazioni di altri cantanti mi pare veramente triste. Vecchia come il cucco, intendo. E non si tratta di parodie e imitazioni irriverenti e divertenti come un tempo sapevano fare I fantasisti e i comici della vecchia scuola e come fa ancora Crozza, ma di vere e proprie copie conformi di un originale spesso completamente fuori dalla portata dei malcapitati. Si vedono cosÌ cantanti uomini travestiti da donna e viceversa, impiastricciati di trucco e imparruccati, dimenarsi sperando di assomigliare all’ originale. Qualche volta magari ci vanno anche vicino, e la giuria che in genere trova sempre del positivo per non scoraggiare nessuno allora va in estasi e si scioglie in lodi sperticate. Tale giuria nella puntata che ho guardato ierisera (finché ho retto), era composta da Loretta Goggi, che al suo debutto negli anni ’60 e nelle decadi seguenti è stata una artista abbastanza dotata, daq Claudio Amendola che a me, scusate, sta antipatico perché ha l’ aria del bulletto volgare, e da Enrico Montesano, anche lui sbarcato dagli anni ’60, che si è esibito in una versione sguaiata di un inno religioso dedicato alla Madonna. Sotto la guida di Carlo Conti che fa il presentatore, ecco in scena due grottesche apparizioni, due mascheroni da Carnevale di Viareggio, maltruccati e goffi, che avrebbero dovuto impersonare Frank Sinatra e Dean Martin. Penoso. Non bastava. Usciti di scena I due sciagurati, ecco che ti arriva Dalida. Naturalmente non la vera grande artista, scomparsa tragicamente da molti anni, ma una signora di cui non ricordo il nome, anche lei barcollante sotto una faccia posticcia, naso finto, parrucca, trucco, e l’insulto peggiore, le avevano incollato addosso un mento e una mascella cosÌ spropositatamente grandi che ogni tanto se li riassestava per paura che le cadessero per terra. Povera Dalida, vederla ridicolizzata e sbertucciata cosÌ! Per chi ricorda le sue belle canzoni e il suo talento io credo che sia stato uno colpo allo stomaco. Quando si è presentata Mina, ovvero una sosia che non aveva manco la voce per cantare, ho cambiato canale. Meglio guardare I vecchi telefilm polizieschi americani tipo Columbo se proprio si vuol fare un tuffo nel passato, che almeno sono ancora divertenti, che vedere questa passerella impressionante e quasi macabra di mummie ridipinte.
Certo, mi sarei aspettata di più da Rai International su cui riponevo anni fa molte speranze. Si salvano I films d’arte, le inchieste, i documentairi ma almeno secondo me, non vedo molto altro che sia guardabile. Non menziono le cosiddette trasmissioni di opinione dove chi ha la voce più stentorea e urla di più per sovrastare gli altri ha sempre ragione. Stendiamo un velo sugli spettacoli di varietà che mi fan rimpiangere la vetusta Canzonissima. Un tempo la Televisione italiana era di primo’ordine, era educativa, faceva scelte impeccabili o quasi. Oggi? O sono io troppo esigente?

Anna Ciampolini Foschi

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