Usa 2016: le 5 parole vincenti della campagna elettorale di Trump

Se “Rifacciamo grande l’America!” (“Make America great again!”) è stato lo slogan elettorale che riassumeva e riassume un programma tanto ambizioso quanto ancora da definire in tanti suoi dettagli, a portare Donald Trump alla Casa Bianca sono state anche 5 parole-chiave ripetute in maniera quasi ossessiva dal tycoon nei suoi discorsi e prontamente catalogate dagli analisti. E alla luce del voto, quelle 5 parole, semplici, dirette, per nulla raffinate, si sono dimostrate di grandissima efficacia sia per ribadire i punti-cardine della politica di Trump sia soprattutto per screditare l’avversaria Hillary Clinton agli occhi dell’elettorato. Scopritele scorrendo la lista…

Wall

“Il muro dei muri”: quello contro l’immigrazione clandestina da erigere lungo il confine con il Messico e per di più a spese di quest’ultimo. La prima “grande opera” annunciata dal tycoon in campagna elettorale e trasformatasi comizio dopo comizio in un potente cavallo di battaglia per arrivare alla pancia dell’elettorato bianco in difficoltà economiche, ma quasi paradossalmente anche a quella di tanti ispano-americani che, conquistato il loro posto al sole degli States, non hanno alcuna intenzione di condividerlo con altri nuovi arrivati.

Crooked

Da declinare rigorosamente al femminile, “corrotta”, e da trasformare da aggettivo in soprannome: “Crooked Hillary”, “Hillary la Corrotta”, è infatti diventata per opera di Trump un personaggio degno di quegli stessi Simpson che in tempi non sospetti predissero l’elezione del tycoon a presidente degli Stati Uniti. “Crooked Hillary sta spendendo una fortuna in spot elettorali contro di me. Io sono l’unica persona che lei non vuole come sfidante. Sarà un vero spasso”: questo il messaggio via Twitter con cui l’allora candidato repubblicano ha dato vita alla caricatura della sua rivale per la Casa Bianca.

Nasty

Anche questo aggettivo da declinare al femminile, con tanto di rafforzativo: “Such a nasty woman”, ovvero “Una donna tanto odiosa”. Pronunciato da Trump con tanto di smorfia di disgusto e diventato presto virale sui social: a danno della rivale e a dimostrazione dell’incredibile abilità di Donald nello sfruttare le potenzialità gratuite del Web, riuscendo tra l’altro a imporsi in quella che è stata anche e soprattutto una guerra politico-mediatica spendendo la metà di quanto i democratici hanno investito nei mezzi di comunicazione per sostenere Hillary Clinton. “Such a nasty woman”, quindi: un insulto reso ancora più beffardo dal fatto che alla fine pare aver danneggiato l’avversaria più di quanto abbiano potuto fare le ormai famose registrazioni in cui Trump si vantava delle sue tutt’altro che eleganti e rispettose per le donne tecniche di seduzione…

Huge

“Enorme”, “immenso”: accostato quasi sempre a “problema”, per il quale ovviamente solo Trump ha la soluzione giusta. Vedere il video qui sopra per credere, con gli esperti in dizione anglosassone che potranno apprezzare l’assenza dell’aspirata iniziale a favore di una doppia se non tripla “u”. Dettaglio che è diventato oltreoceano uno dei tanti elementi caricaturali, ma a quanto pare vincenti in campagna elettorale, del 45° presidente degli Stati Uniti.

Rigged

Ovvero “truccato”. Che cosa? Tutto il meccanismo elettorale, ovviamente. E ovviamente fino alla chiusura dei seggi, perché poi per Donald Trump non avrebbe potuto esserci migliore sistema di voto.

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