Teatro del Barbonaggio al Centro Italiano

di Anna Ciampolini Foschi

Uno spettacolo dal titolo provocatorio Fanculopensiero Stanza 510, la promessa di un rapport ancora piú insolito fra attore e spettatori sono stati sufficienti a strapparmi dale comodità di casa e navigare letteralmente fra spruzzi e onde sull’ autostrada flagellata dalla solita pioggia torrenziale novembrina per recarmi al Centro Italiano la sera del 1mo novembre per assistere allo spettacolo di Ippolito Chiarello.
Bastano una casssetta su cui saltare sopra, un impermeabile grigio stropicciato, un piccolo megafono e qualche volantino ed ecco pronti tutti gli artifizi di scena di cui si serve Chiarello, pugliese di Lecce, una solida formazione teatrale alle spalle, fondatore della sigla teatrale Nasca Teatri di Terra, il quale continua la tradizione degli artisti di strada, avventurandosi su strade e piazza di mezza Europa per proporre il Barbonaggio, una espressione teatrale apparentemente spontanea, in realtà costruita e limata con sagacia su brevi testi, spesso surreali, sempre provocatori, che l’ artista vende al pubblico come beni di consumo spiccioli, come un imbonitore da fiera. Un pò come lo Zampanò e il Matto di Fellini, un pò come i piccoli circhi e I burattinai ambulanti dei quali si nutrono i ricordi di chi fu bambino in anni lontani, quando non esistevano videogiochi, ma con testi piú inquietanti, piú collegati all’ incertezza esistenziale e al futuro nebuloso che oggi si profila.
Al Centro, Chiarello ha proposto una alternativa all’ acquisto della recitazione delle brevi vignette: gli spettatori potevano “pagare in natura” esibendosi, facendo insomma qualcosa per diventare anche loro protagonisti e salire sulla cassetta-palcoscenico. Ci sono state diverse offerte di acquisto e sorprendentemente anche dalla platea sono scaturiti dei talenti notevoli, come il signore che ha mimato una operazione di cucito sul suo stesso corpo. Anche Mauro Vescera, il Direttore del Centro, si è cimentato con la versione inglese di un monologo, centrato sulla classica telefonata alla mamma.
Dopo un rinfresco che includeva una strepitosa focaccia pugliese , offerto da Vito Bruno, è stato proiettato il film documentario “Fanculopensiero – Stanza 510”, lo stesso titolo dello spettacolo di Chiarello, tratto da un romanzo di Maksim Cristan edito da Feltrinelli. Questo Cristan, ex-imprenditore croato, dopo aver fatto un bel pò di soldi con l’ introduzione del libero mercato nella ex-Yugoslavia, a un certo punto ha buttato tutto alle ortiche e si è messo a fare lo scrittore di strada vagabondando in cerca di se stesso e di risposte. Risposte che poi a volte non si trovano ma che hanno fornito il pretesto per questo spettacolo decisamente inconsueto, stimolante e innovatore.

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