Sesso e statistiche. L’uomo italiano è un latin lover o no?

Come lo fanno gli italiani? Stalloni, ma anche no. Fenomeni, ma pure il contrario. Se uno dovesse dar retta ai sondaggi, alle ricerche e alle statistiche svolte sulla sessualità degli italiani, diventerebbe pazzo. Tanto che vien voglia di rivalutare i luoghi comuni: sono più attendibili.
Qualche esempio.
Anno 2012, studio commissionato da C-Date, i cui risultati furono pubblicati da Io Donna: un italiano su cinque sosteneva di far sesso una volta al giorno. Dei restanti, il 48% dichiarava di farlo comunque una volta la settimana. Latin lover proiettato così davanti a tutti nelle classifiche internazionali, seguiti dai brasiliani. Secondo dato: gli uomini sono più attenti delle donne a soddisfare il partner.

Tutto chiaro?

Passano appena tre mesi e il latin lover va in soffitta. Perché esce online l’indagine Satisfacts, realizzata in sei Paesi tra cui l’Italia – su un campione di 6315 uomini tra i 18 e i 75 anni – e presentata a Taormina nel Congresso nazionale congiunto della Società italiana di contraccezione e della Federazione italiana di sessuologia scientifica.

Risultato? Il “maschio perfetto” mette in crisi un uomo su due, soprattutto sotto i quarant’anni, con grandi problemi di ansia da prestazione. In aumento gli uomini con problemi erettili. Quanto alle donne, le loro richieste sono viste come eccessive.

A posto così?

Macchè. Giugno 2013, intervistati dall’Institut Francais d’opinon publique per la farmaceutica Mylan, il 70 per cento degli italiani, uomini e donne di età superiore ai 18, si dichiara soddisfatto della propria vita sessuale. Il piacere sessuale è al massimo intorno ai 45 anni, data la buona intesa col partner, e solo a 65 anni inizia per la gran parte un calo del desiderio.

E dove sono finite le ansie da prestazione, i problemi erettili e le donne fameliche della ricerca precedente?

Basta aspettare. Altri tre mesi ed esce lo studio promosso dalla Società Italiana di Urologia (Siu) e dall’Associazione Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi).

L’esito: gli italiani lo fanno tanto, ma male. E la donna è insoddisfatta, tanto che metà di loro, mentre lo fa, pensa ad un altro uomo. La ricerca, condotta da DoxaPharma su un campione di 3000 uomini e donne tra i 18 e i 55 anni, conta 108 amplessi l’anno per coppia. Il problema sono i tempi: due minuti. Al congresso di urologi e ginecologi, dunque, il latin lover è sparito e ha un vero grande problema: l’eiaculazione precoce. Un guaio vero perché solo uno su dieci si rivolge al medico.

Di certo, rivela a marzo 2014 uno studio statistico, in Italia di sesso c’è una gran fame: il maggior numero di accessi europei a Youporn, arriva dall’Italia. Parole cercate maggiormente: etero, gay e trans.

Se ne deduce che gli italiani hanno una sessualità esplosiva e fantasiosa? Quando mai. A ottobre 2014 parte la campagna “Agisci subito. Rompi il muro del silenzio”: locandine e questionari da diffondere ai medici di famiglia per parlare al dottore dei problemi della sessualità di coppia che affligge ben 16 milioni di italiani.

Perché gli italiani ne sanno poco di sesso. E pure di contracceazione. Come rivelato al congresso della Societá Europea sulla Contraccezione (Esc) di Lisbona del maggio 2014, dall’indagine di Gfk Healtcare, condotta su quasi 9mila donne, di cui circa 500 in Italia. Il 31% delle italiane poco sa delle precauzioni per evitare le gravidanze e ritiene il coito interrotto un ottimo sistema per non restare incinta.

Ora, ogni studio avrà senz’altro le proprie ragioni. Ma l’esito è grottesco. Probabilmente perché se si è dimostrato inaffidabile uno strumento come l’Exit Poll per sondare il voto politico, perché si tratta di un fatto estremamente privato, ci si può immaginare cosa accada con le indagini svolte sotto le lenzuola. Un argomento sul quale più o meno nessuno è sincero.

Vien voglia di rivalutare i luoghi comuni, anche i più bizzarri, alcuni dei quali resi immortali dalle battute dei film. Ricordate cosa diceva Massimo Troisi a Robertino, il ragazzo complessato dalla madre in Ricomincio da tre? Robertino chiedeva quanti rapporti sessuali si dovessero avere in un una settimana. E Troisi non si fece pregare: «Prima di tutto, mai più di cinque…tu sei diplomato?»

«Sì»

«Mai più di quattro».

Era il 1981. Una gag diventata storica. Solo che oltre trent’anni più tardi, la sociologa Rosemary Hopcroft, dell’università della Carolina del Nord a Charlotte, ha sostenuto: «L’intelligenza è associata negativamente alla frequenza dell’attività sessuale, un’evidenza che lascia non poco sgomenti». Poco dopo il sondaggio National Survey of Family Growth è stato ancora più esplicito, arrivando a spiegare che con l’aumento del livello di istruzione diminuisce il numero dei partner avuti.

Chi lo doveva dire a Troisi che la sua non era comicità, ma scienza.

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