Burqini e facekini, costumi da bagno coprenti

È notizia di queste ore che la città di Cannes ha emesso un’ordinanza municipale, firmata dal sindaco di centrodestra David Lisnard, per vietare l’utilizzo del burqini sulle spiagge cittadine, perché questo costume da bagno “manifesta in maniera ostentata un’appartenenza religiosa” e per questo “rischia di creare disturbo all’ordine pubblico”. Benché i servizi municipali abbiano ammesso che sulle spiagge cittadine non è finora mai stato visto alcun burqini, il direttore generale dei servizi della città della Costa azzurra ha precisato che non si tratta di vietare un simbolo religioso, ma “una tenuta ostentata che fa riferimento a un’adesione a dei movimenti terroristi che ci fanno la guerra”.

Burqini, il “tre pezzi” islamico
Ma cos’è esattemente il burqini (o burkini)? Si tratta di un “tre pezzi” – casacca, pantaloni e cappuccio – che copre tutto il corpo della donna, lasciando liberi solo viso, mani e piedi. A inventarlo nel 2003, la stilista australiana di origini libanese, Aheda Zanetti, per dare modo alle donne musulmane di fare il bagno in luoghi pubblici senza mostrare il corpo, in osservanza delle regole religiose che impongono la “modestia” nella modalità più rigorosa. Com’è evidente, la parola burqini nasce dall’unione di bikini e burqa, il velo integrale che copre anche gli occhi imposto alle donne nell’Afghanistan dei talebani.

Dopo aver ottenuto grande successo tra le musulmane d’Australia – dove già nel 2006 il Telegraph parlava di un’apertura al costume integrale islamico da parte della storica associazione locale dei Lifesavers, i bagnini/guardaspiaggia volontari, per scelta inclusiva verso le donne islamiche – ha iniziato a diffondersi anche nei Paesi del Medioriente, nell’America del Nord, fino a raggiungere l’Europa. Da pochi mesi anche lo storico retailer britannico Marks & Spencer ha annunciato una sua linea di burqini, secondo Newsweek già andata esaurita.

Quella che ai nostri occhi, abitutati a bikini, topless e tanga, può sembrare un indumento insopportabile per affrontare spiagge e piscine, per le donne musulmane osservanti è forse invece motivo di sollievo, considerato che l’unica alternativa preesistente – come vediamo in alcune foto della gallery – era quella di entrare in acqua completamente coperte da niqab (il velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi) o comunque interamente vestite e con il velo in testa.

Il facekini in Asia
Il burqini non è la sola “copertura da spiaggia” alternativa al costume diffusasi recentemente. Da alcuni anni, in Cina, va aumentendo il numero di donne che fanno uso del Facekini, una cuffia che copre l’intero volto, esclusi occhi, naso e bocca, simile a quella usata dai lottatori di wrestling. Qui non è in gioco la purezza morale, ma l’attenzione a preservare una pelle chiara, sinonimo di bellezza. Come in un lontano passato anche in Europa, in Asia la pelle abbronzata è considerata un difetto da evitare in tutti i modi: attraverso l’alimentazione, con creme solari a protezione altissima, ma anche con trattamenti sbiancanti.

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