Renzi-Merkel, scontro sulla flessibilità

 

«C’è uno spirito europeo che ci unisce, nella consapevolezza e nella necessità della Ue». Si può sintetizzare nella frase pronunciata dalla cancelliera Angela Merkel, il risultato del vertice bi- laterale con il premier Matteo Renzi a Berlino. Un incontro a cui i due leader sono arrivati in un clima arroventato. Ben diverso da quando nel marzo 2014 Renzi varcò per la prima volta il palazzo della Cancelleria accolto dalla Merkel «impressionata» per il programma di riforme italiane.

A Berlino i due capi di governo hanno affrontato i dossier caldi dell’agenda europea che in questi mesi hanno portato Renzi a posizioni molto critiche verso la Germania e la commissione Ue: migranti, flessibilità, sanzioni alla Russia, gasdotto Nord Stream. Ma se i fondi alla Turchia e la flessibilità erano i nodi principali da sciogliere, non sono stati sciolti. Renzi e Merkel hanno voluto comunque stemperare i toni polemici, ribadendo la sintonia almeno su alcuni temi, primo tra tutti l’unità contro il populismo considerato da entrambi «il vero nemico dell’Europa».

Italian PM Renzi visits Berlin

epa04129923 Italian Prime Minister Matteo Renzi (L) is welcomed with military honors by German Chancellor Angela Merkel (R) during his inaugural official visit in Berlin, Germany, 17 March 2014. Renzi was on a mission to win support from German Chancellor Merkel for his ambitious economic reform plans, which are expected to increase his country’s deficit. Merkel is seen as the champion of budget discipline in the European Union, and the bloc’s most powerful politician. Renzi said he was meeting her not to be lectured, but to show he had the right solution to the country’s ills. EPA/BERND VON JUTRCZENKA EPA/BERND VON JUTRCZENKA EPA/MAURIZIO GAMBARINI

«Siamo pronti a superare le incomprensioni che pure ci sono state» tanto più «che i punti che uniscono Italia e Germania sono più quelli che ci dividono» ha esordito Renzi. Migranti. Sulla gestione migranti la cancelliera si gioca il futuro politico e preme per concludere l’accordo con la Turchia. Rima- ne da risolvere la questione dei 300 milioni di euro, quota che spetta all’Italia sul finanziamento di 3 miliardi promesso dalla Ue alla Turchia. Soldi in cambio dei quali Ankara si impegna ad impedire il passaggio dei profu- ghi verso l’Europa. L’Italia ha dato il suo parere favorevole, ma chiede che i fondi siano svincolati dal Patto di stabilità. «Non abbiamo alcun problema né con la Turchia, né con la Germania. L’Italia è disponibile a fare la sua parte» ha spiegato Renzi «stiamo, però, aspettando che le istituzioni europee ci diano risposte sul modo di intendere quel contributo». Anche perché «se l’Europa perde Schengen perde se stessa» ha scandito il premier «per mesi l’immigrazione sembrava soltanto un problema italiano, adesso è un problema europeo che durerà forse anni».

Flessibilità di bilancio. È la parti- ta cruciale per l’Italia che deve ancora ottenere il via libera Ue all’utilizzo completo delle clausole di flessibilità nella valutazione dei conti pubblici. Sono 17 miliardi di deficit previsti dalla legge di Stabilità, che viene considerata a rischio di “non conformità”, e su cui l’esecutivo Ue darà il proprio verdetto a maggio. Su questo punto, i due leader sono distanti. La Germania è considerata il maggior sostenitore dell’austerità, mentre Renzi nei mesi scorsi ha puntato il dito contro l’«egoismo» economico di Berlino insistendo sulla necessità che le regole valgano per tut- ti. «Sulla flessibilità chiediamo che le regole Ue che esistono sia- no applicate, non ne chiediamo di nuove». Poi la stoccata al presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker: «La flessibilità è stata una condizione necessaria dell’accordo che ha portato all’elezione di Juncker, io non ho cambiato idea sul- la flessibilità. Spero non lo abbia

fatto Juncker». Lapidaria la risposta di Angela Merkel: «Non mi immischio in queste cose. La cosa bella è che anche quando si tratta della comunicazione sulla flessibilità entrambi accettiamo che ci siano interpretazioni divergenti. Ma spetta alla Commissione europea decidere, noi ne prendiamo atto».

Sanzioni alla Russia e raddoppio del gasdotto Nord Stream. Il te- ma delle sanzioni per la questio- ne ucraina si intreccia a quello energetico. Renzi a dicembre aveva cercato di impedire che si andasse ad un rinnovo automatico delle sanzioni contro Putin chiedendo di aprire una discussione, ma ha trovato la strada sbarrata dalla determinazione della Merkel. Le sanzioni sono state così prorogate fino al 31 luglio, senza dibattito. Il premier italiano ha sollevato la questio- ne degli interessi tedeschi nel progetto di raddoppio del Nord Stream, il gasdotto della Gaz- prom che porterà il gas russo fi- no in Germania. Proprio mentre il governo di Berlino si fa paladino del rinnovo delle sanzioni. Con l’Italia si sono schierati an- che altri partner Ue e gli Usa. La Germania ha replicato affermando che con Gazprom l’accordo è puramente commerciale. Si aspetta la risposta della Commissione.

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